Antonio, Diego e gli altri: i braccianti-pendolari 60enni morti all'alba

di Andrea Cassisi, Agrigento
Le vittime, tutte originarie della provincia, viaggiavano a bordo di una Fiat Punto e stavano andando al lavoro nelle campagne
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October 26, 2026
Antonio, Diego e gli altri: i braccianti-pendolari 60enni morti all'alba
L'incidente stradale lungo la statale 123, in territorio di Naro (Agrigento), dove sono morti 4 braccianti / ANSA
Il ritmo ostinato di una quotidianità fatta di sacrificio e abitudine si è spezzato all’alba di oggi per quattro operai di Canicattì, Agrigento, morti sul colpo dopo un impatto violentissimo contro un tir. A bordo di una vecchia Punto si recavano a lavoro, tra i vigneti di Campobello di Licata, una manciata di chilometri da casa, per la raccolta dell’uva per conto dell’azienda in cui erano regolarmene assunti. Nel tentativo di un sorpasso, ma tutto è ancora da chiarire, Antonino Di Vincenzo, 60 anni, alla guida dell’auto, si è trovato davanti ad un mezzo pesante. Lo scontro è stato inevitabile e devastante. Con lui viaggiavano Antonio Agrò, 65 anni, Diego Giordano, 54, Gioacchino Ferrigno, 63. Quando i soccorritori sono arrivati sul luogo dell’incidente, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dei quattro operai. L’utilitaria ridotta ad un ammasso di lamiere ha reso inevitabile l’intervento dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Agrigento. Per il conducente del tir, 43 anni, sotto choc, solo lievi contusioni. In serata è stato sentito dagli inquirenti. Da oltre vent’anni, ogni giorno, le vittime percorrevano quei tredici chilometri che separano Canicattì da Campobello di Licata per raggiungere il posto di lavoro.
Il rituale era sempre lo stesso. Appuntamento alle prime luci del mattino a Largo Aosta, terminal dei bus e luogo di incontro di tutti i pendolari della cittadina, per la trasferta da cui avrebbero dovuto fare rientro nel primo pomeriggio. Ma questa volta il tragitto si è trasformato in un viaggio senza ritorno sulla statale 123, all’altezza del Km 7, in contrada Spagnolo, in territorio di Naro. I rilievi affidati alla Polizia stradale sono ora contenuti in un fascicolo coordinato dalla Procuratore di Agrigento Carola Bisanti che dovrà chiarire la dinamica della tragedia. Antonio, Diego, Gioacchino e Antonino erano tutti dipendenti della GB Italia, un’azienda agricola leader nella distribuzione di albicocche, uva e pesche. Il titolare Marsello Lo Sardo attendeva i suoi dipendenti all’ingresso dei vigneti per una delle ultime giornate della stagione dedicata alla raccolta dell’uva, come da cronoprogramma. Sconvolto li ricorda come «persone di famiglia, sempre al mio fianco. Facevano squadra e quando c’era da lavorare duro non si tiravano indietro». «Antonino – racconta – lavorava da 27 anni con noi e lo avevo conosciuto prima ancora che fossi io a prendere in mano le redini dell’azienda. Un lavoratore onesto, una persona perbene che faceva da padre a due suoi nipoti orfani, per uno di loro aveva chiesto ed ottenuto l’assunzione nella nostra squadra. Da qualche tempo pensava alla pensione, ancora un anno, o forse meno e avrebbe dovuto godersi il meritato riposo dopo anni di sacrificio», si commuove. «Ora è il momento di piangere», s’interrompe. «Se ce lo chiederanno e lo vorranno, siamo pronti ad assumere i familiari dei nostri operai». Ferrigno e Agrò non erano sposati e non avevano figli.
La gente del posto descrive entrambi come «gente mite, semplice, che portava il pane a casa con onestà». Antonio Agrò era stato compagno di scuola del sindaco Vincenzo Corbo che frastornato per la funesta giornata che ha segnato la sua comunità ricorda «il banco di scuola condiviso, il percorso in Azione Cattolica negli anni ’70 e la giovinezza nell’oratorio della Parrocchia Santo Spirito. Un momento tragico e difficile per la nostra cittadina». Per l’assessore regionale Giusi Savarino questo è «un dramma che lascia senza parole», mentre i sindacati Cgil e Flai chiedono «strade più sicure per lavoratori, famiglie e cittadini». In un documento di cordoglio congiunto le sigle denunciano le condizioni delle strade siciliane «prive di una manutenzione regolare capace di garantirne la sicurezza». «Chi esce di casa per lavorare deve poter tornare dalla propria famiglia», si unisce la parlamentare agrigentina Ida Carmina. «Non possiamo continuare a piangere vittime sulle nostre strade senza pretendere interventi concreti e immediati. Da tempo sollecito la messa in sicurezza della viabilità agrigentina e continuerò a chiedere all’Anas, al Governo nazionale e a quello regionale di assumersi le proprie responsabilità». Domani i funerali congiunti nella chiesa di Santa Chiara ai piedi del Beato Giudice Livatino a cui le vittime erano devote. Il primo cittadino ha proclamato il lutto cittadino.

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