Il canto delle sirene

he cosa ha di speciale il terzo dei Notturni di Debussy, quello intitolato Sirènes? Ha questo: che si tratta d’una musica ipnotica che vive delle vocalizzazioni d’un coro femminile, concepito in totale assenza di parole
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October 30, 2026
Che cosa ha di speciale il terzo dei Notturni di Debussy? Proprio il terzo, dico, quello intitolato Sirènes? Ha questo: che si tratti d’una musica ipnotica che vive delle vocalizzazioni d’un coro femminile, concepito in totale assenza di parole. È impossibile non cedere a quell’incredibile gamma di poliritmie e di insinuanti oltranze armoniche e tonali che lo modulano. Finalmente, dopo un lungo cammino attraverso i secoli, uno dei più perturbanti episodi dell’Odissea ha trovato il suo compimento e tutti noi siamo riusciti ad ascoltare, senza però correre alcun rischio mortale, l’inaudito suono che sconvolse Ulisse. Inutile aggiungere che quel canto, unitamente alle domande sulla natura e l’origine di questi singolari esseri dalla doppia biologia, non si sa se di mare o di aria, su dove vivessero, ha ossessionato a lungo l’immaginazione delle popolazioni mediterranee. In un libro bellissimo pubblicato nel lontano 1929, La terra delle sirene, Norman Douglas ha sostenuto che per secoli non è stato impossibile incontrare le sirene a Capri. Proprio qui, sulle loro tracce e inseguendone il mito -parola dello scrittore naturalizzato britannico-, si trasferì l’imperatore Tiberio negli ultimi anni della sua vita, a Villa Jovis, la grande e maestosa residenza edificata a picco sul mare.

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