La Montagna che cammina
Dalla gloria sul ring alla sconfitta contro Joe Louis, fino al cinema: la parabola di Primo Carnera, il gigante celebrato dal fascismo e ritratto da Giacomo Balla
Per qualche critico era la prova della presunta involuzione stilistica del grande pittore futurista Giacomo Balla, per qualche altro la sua resa a una pittura edificante di regime, per altri ancora era una sorta di anticipazione della pop art. Sto parlando d’un quadro del 1933 in cui Balla celebra, mentre ostenta i muscoli, il più grande pugile italiano del Novecento: Primo Carnera. In effetti, il soprannome di «Montagna che cammina» non è peregrino. Ha appena vinto il titolo mondiale dei pesi massimi: e viene indicato dal regime come il più bell’esempio della magnifica razza italiana. Carnera è al massimo della sua fama. Passano solo due anni e il 25 giugno il nostro eroe viene letteralmente fracassato dal pugile di colore Joe Louis: tre giorni dopo il Minculpop fascista impone ai giornali di non pubblicare foto di Carnera a terra.
Tutte notizie che si possono leggere nel bel libro di Aldo Santini, Primo Carnera. L’uomo più forte del mondo. A me, invece, resteranno sempre negli occhi gli intensi fotogrammi d’un uomo che, precipitato nel fango dai cieli della retorica patria, provò a rialzarsi e a cercar gloria nel cinema. Come nella Corona di ferro (1941) di Alessandro Blasetti: dove strepitosamente interpreta Klaza, il gigantesco servo di Tundra.
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