Caporalato nelle Langhe, parla Ceretto: «Il vino si difende tutelando i lavoratori»

Dopo la denuncia di “Avvenire” sullo sfruttamento dei lavoratori parla il celebre produttore: «Le nostre bottiglie non esisterebbero senza la manodopera straniera, ma le regole vanno rispettate»
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November 1, 2026
Caporalato nelle Langhe, parla Ceretto: «Il vino si difende tutelando i lavoratori»
L’imprenditore Bruno Ceretto / Imagoeconomica
«Guardi, dobbiamo essere imprenditori per davvero. E quindi, se abbiamo davvero a cuore il nostro futuro, dobbiamo aver cura delle nostre vigne ma anche di chi ci lavora, di tutti quelli che lavorano con noi. Io sono sicuro che il 95% del Barolo e del Barbaresco arriva da aziende in regola, ma non ci dobbiamo nascondere: non tutti sono così».
Bruno Ceretto – storico vitivinicoltore della Langa, tra le migliori “firme” del comparto e noto in tutto il mondo per le sue etichette – dopo la denuncia della Caritas di Alba, che ha parlato di una «vendemmia da record per violazioni e ingiustizie», e la marcia degli «invisibili» del 24 ottobre scorso, che ha portato per le vie della città oltre mille lavoratori, non esita e dice ad Avvenire : «Non credo che i nostri vini potrebbero esistere oggi senza l’apporto della manodopera straniera. Si tratta della conseguenza dell’evoluzione della nostra economia. Subito dopo la guerra, alcune grandi aziende, nell’Albese e nel Torinese, hanno assorbito contadini e figli di contadini. Siamo rimasti in pochi a coltivare la terra, ma ci siamo riusciti, siamo cresciuti, abbiamo percorso tutti i mercati del mondo con i nostri vini. E abbiamo potuto farlo anche con l’aiuto di mani straniere».
Oggi il Gruppo Ceretto coltiva 180 ettari di vigne e noccioleti e produce ogni anno circa un milione di bottiglie di vino, che esporta in mezzo mondo. Circa 40 anni fa la Ceretto ha iniziato ad assumere lavoratori provenienti dalla Romania; dieci anni fa sono arrivati dal Bangladesh. Ceretto, certo, è stato più lungimirante di altri: ha acquistato cascine dismesse e casolari abbandonati e li ha trasformati in alloggi per i dipendenti. «La maggior parte dei miei collaboratori ha oggi un alloggio oppure una stanza all’interno delle aziende del Gruppo. Perché, vede, i problemi che hanno le persone che arrivano qui sono la lingua e l’alloggio».
Bruno Ceretto però va anche oltre e aggiunge: «Fino a qualche anno fa assumevamo direttamente i lavoratori; oggi ci appoggiamo anche a due cooperative, alle quali chiediamo non solo i documenti di regolarità contributiva, ma periodicamente andiamo a vedere dove alloggiano gli operai».
La paga? Ogni operaio agricolo prende 18,50 euro l’ora. Il tema dei costi, certo, è importante, ma Ceretto precisa: «Non è obbligatorio bere il vino, che non può quindi avere un prezzo politico. Sotto determinate soglie di prezzo, c’è da chiedersi se sia davvero tutto regolare».
Ragionando di costi e di prezzi di vendita, è facile arrivare alla situazione di mercato attuale e ai timori espressi anche a livello locale circa i riflessi sulle vendite dopo «la macchia» del caporalato nelle vigne albesi. Ceretto è categorico: «Andrò a parlare con i vertici del Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani. Perché ci vuole più serietà, anche nelle dichiarazioni. C’è certamente un problema di mercato e di prezzi, ma le cause sono ben note: abbiamo piantato troppe viti. Ovvio che fa male vedere oltre mille persone, lavoratori nelle nostre vigne, sfilare per chiedere il rispetto dei loro diritti. Ma quanto è accaduto richiede una risposta da parte nostra, che non può essere far finta di niente oppure temere un crollo di mercato. A queste persone dobbiamo rispetto. Dobbiamo trovare lo strumento efficace per rispettare il loro lavoro. Lo ripeto: le nostre aziende si tutelano anche tutelando i lavoratori».

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