Se le case ci possiedono
Oggi che le città sono diventate sempre più respingenti, tornando alla seconda casa in montagna mi chiedo chi tra di noi abbia fatto la scelta più oculata

Spesso d'estate ci si ritira nella seconda casa, per chi ne ha una. È stato il nostro luogo di vacanze da bambini e sarà il luogo delle vacanze dei tuoi bambini. La seconda casa ti vede tornare puntualmente dalla vita della prima casa. L'una ospita la routine della quotidianità lavorativa, l'altra accoglie il tempo del non lavoro. Una prevalentemente in città, l'altra in collina, al mare, in montagna, al paese di origine. Per alcuni la seconda casa è su quattro ruote (camper o roulotte), per altri in muratura, per altri ancora si identifica con una località dove di anno in anno affittano un alloggio.
Quelle in muratura di solito sono un'eredità familiare che si passa di generazione in generazione. A volte sono vicine al cimitero dove sono seppelliti i parenti e questo rende ancora più difficile venderle: allontanarsi dalle tombe può sembrare un abbandono. Come gli alberi, anche le case sono collegate alla terra che le ospita, al legame con i nostri cari e alla comunità che vi abita intorno. Questo fa sì che le case in muratura siano le più vincolanti: sono loro a possedere noi, come scrive Renzo Ceresa nel suo romanzo Bruciare la salvia. I settant'anni.
Per le persone nate in un altro paese, la seconda casa coincide con una lingua diversa da quella parlata nel paese della prima casa. Spesso per loro il ritorno avviene una volta ogni tanto perché il biglietto per il Perù o per lo Sri Lanka è costoso e tocca risparmiare per anni per andarci.
Nelle due case siamo persone diverse. In una entriamo e usciamo per lavorare, nell'altra ci dedichiamo a produrre decine di barattoli di marmellata di dubbio gusto, tagliamo l'erba e leggiamo libri su una sedia a sdraio. Anche l'abbigliamento cambia, in una le scarpe con il tacco, nell'altra vestiti larghi e ciabatte. In una il wifi e nell'altra, a volte, ancora il telefono fisso e il lettore DVD (o VHS!). In una i bambini sono scortati nei loro spostamenti e nell'altra imparano l'autonomia muovendosi da soli in bicicletta nel paesello o dentro il campeggio.
Intorno alle seconde case vive una comunità di residenti che non ha una seconda casa perché è soprattutto chi migra in città per lavoro che ne ha una. Se non migri resti in quella che un giorno sarebbe potuta diventare la tua seconda casa. A lungo chi migrava verso la città faceva il salto sociale arricchendosi e raggiungendo il prestigio di chi è parte del rutilante capitalismo urbano. Oggi che le città sono diventate sempre più respingenti da un punto di vista climatico, della qualità della vita, del costo delle case, tornando alla seconda casa in montagna mi chiedo chi tra di noi abbia fatto la scelta più oculata.
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