Un po' di paura per questo nuovo anno scolastico

Una scuola plurale non può raccontare la Storia come un’esclusiva dell’Occidente: identità, culture e civiltà nascono da secoli di incontri, scambi e contaminazioni
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September 2, 2026
Un po' di paura per questo nuovo anno scolastico
«Solo l'Occidente conosce la Storia». Avete avuto un brivido vero? Indignazione, smarrimento, senso di imbarazzo, una fitta intercostale, un senso di vertigine come se vi obbligassero a tornare indietro di secoli, in un'epoca in cui gli umani non conoscevano le dimensioni del pianeta che abitano né la presenza di una biodiversità culturale vivace e multiforme, e voi urlate: «Voglio tornare nel presente!» per poi accorgervi che questo è il presente? Un vago timore di sentire un'aberrazione, come se vostra sorella al pranzo di Natale vi stesse raccontando che il mondo è governato dai rettiliani?
Lo capisco e mi scuso perché arrivo tardissimo a scoprire che le Nuove Indicazioni Nazionali 2025 – Scuola dell'Infanzia e Primo Ciclo di Istruzione, nella sezione STORIA, iniziano con questa frase, testuali parole: «Solo l'Occidente conosce la Storia». E' un documento pubblico, reperibile online.
Vorrei intanto abbracciare antropologi e antropologhe, anche solo chi ha dato un esame e non importa averlo passato. Respirate, tutto questo racconta che c'è molto bisogno di voi.
Confido nelle maestre, nei maestri, che ogni giorno si confrontano con la sfida educativa di gruppi classe che rappresentano il mondo, con bambini che ogni giorno mettono insieme due o tre lingue a seconda degli interlocutori con cui parlano. Nonni peruviani, nati in Italia, padre egiziano, mamma ucraina. Oppure nati nelle Filippine e poi arrivati qui per la scuola primaria.
L'11 per cento delle bambine e dei bambini iscritti alla scuola italiana non ha la cittadinanza italiana: vive dentro l'Occidente, ma spesso lo guarda ancora dai margini.
Ecco, con che faccia ti presenti davanti a questi nuovi cittadini, che un giorno frequenteranno l'università e magari partiranno per un semestre in qualche città dell'immensa Asia, per dire loro che stanno andando in un luogo senza Storia? Questi bambini hanno genealogie familiari che hanno attraversato secoli di colonizzazione da parte dell'Occidente e poi forme di sfruttamento economico in epoca postcoloniale. A loro insegniamo che l'Occidente è il solo a conoscere la Storia e che quindi le altre storie cosa sono? Balbettii, grugniti?
Edward Said, in Orientalism, ci ha insegnato a decostruire queste categorie apparentemente neutre. L'Oriente, nella sua analisi, non è semplicemente un luogo geografico, ma anche una costruzione dell'immaginario occidentale, il suo contrario necessario. Se l'Occidente è moderno, razionale, dinamico e storico, ha bisogno di differenziarsi da un altro: un Oriente tradizionale, immobile e fuori dalla Storia, anzi oggetto di una storia raccontata da uno sguardo occidentale.
E poi: quale Occidente? Quello cristiano, quello illuminista, quello coloniale, quello liberale, quello della Guerra fredda? Quello che mangia pomodori arrivati dalle Americhe, patate dalle Ande, caffè dall'Africa? Quello che conta con numeri arrivati in Europa attraverso il mondo arabo? Che è dipendente da smartphone prodotti in Corea del Sud? Quello che scrive la Storia sulla carta arrivata dalla Cina? Basta guardare una tavola, aprire un libro o fare due conti per accorgersi che esistono scambi, incontri, migrazioni, conquiste e contaminazioni, non un'unica Storia.
Buon inizio di scuola a tutte le maestre, i maestri, le bambine e i bambini, e alle tante storie che leggeranno e scriveranno. Senza fare tante storie.

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