Nasce la Commissione episcopale
per il futuro delle aree interne

di Giuseppe Muolo, inviato a Benevento
Prende sempre più forma il piano della Chiesa dedicato alle zone del nostro Paese più lontane dai servizi essenziali e più esposte allo spopolamento. I tre presuli che comporranno l’organismo sono Marco Prastaro (Asti), Felice Accrocca (Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno), Benoni Ambarus (Matera-Irsina e Tricarico)
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September 2, 2026
Nasce la Commissione episcopale
per il futuro delle aree interne
Abitanti di Montegiovi, frazione del Comune toscano di Castel del Piano, in cammino con la statua di Santa Caterina e due asinell per le strade di Roma, dove un anno fa hanno consegnato una lettera a papa Leone per richiamare l’attenzione sullo spopolamento delle aree interne / Ansa
Una nuova commissione di tre vescovi per le aree interne. Uno per il Nord, uno per il Sud e uno per il Centro. Prende sempre più forma il piano della Chiesa dedicato alle zone del nostro Paese più lontane dai servizi essenziali e più esposte allo spopolamento. Un percorso che quest’anno è stato preso in carico dalla Conferenza episcopale italiana, perché il tema «è di quelli decisivi per il futuro del nostro Paese, sia per il numero di comuni e di diocesi che coinvolge, sia per questo senso di ineluttabilità diffuso», ha sottolineato ieri a Benevento il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, invitando a «dimostrare invece che le aree interne non sono il passato, ma rappresentano le radici dell’Italia e quindi possono dare nuovi frutti». Il porporato ha chiuso il secondo e ultimo giorno del consueto incontro dei vescovi dei territori coinvolti con una riflessione sulle “Nuove prospettive per continuare il cammino”.
Tra queste, la costituzione di questa nuova commissione episcopale, che è composta dal vescovo di Asti, Marco Prastaro, dall’arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, Benoni Ambarus, che è anche presidente di Caritas italiana, e dall’arcivescovo-vescovo delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, Felice Accrocca, lo storico promotore degli incontri beneventani dedicati alle aree interne.
I tre presuli sono stati nominati ieri, al termine dell’assemblea che è stata presieduta da Zuppi a porte chiuse. «Da appuntamento locale, l’iniziativa ha finalmente assunto un respiro nazionale», riflette Accrocca, il presule nominato per il Centro, che quest’anno ha lasciato “le chiavi di casa” al nuovo arcivescovo di Benevento, Michele Autuoro. Il quale ha sottolineato l’importanza di questo percorso, che avrà «una dimensione più strutturata e coordinata affinché il tema non sia solo lasciato nelle mani dei vescovi dei territori interessati». Non solo quindi non saranno abbandonate le aree interne, ma neanche i loro presuli. «Al termine del nostro incontro - spiega il vescovo Prastaro, il rappresentante scelto per il Nord-, abbiamo voluto dare continuità al cammino intrapreso e offrire una maggiore possibilità di interazione con la Chiesa italiana, che già si sta occupando di queste tematiche».
La Cei, infatti, come ha ricordato il segretario Giuseppe Baturi, l’arcivescovo di Cagliari, quest’anno ha già avviato un coordinamento unitario delle diverse iniziative degli uffici e degli organismi nazionali per le aree interne, fondato sull’ascolto dei bisogni e sulla mappatura partecipata delle risorse locali. La commissione nata ieri rappresenta dunque un passo ulteriore. Si tratta, specifica ancora Prastaro, «di una “piccola segreteria”, che ha il compito di tenere le fila, trarre le sintesi e provare a ipotizzare le prossime tappe, in modo che ci possa essere un canale di contatto e di comunicazione tra i vescovi delle aree interne e la Cei».
L’idea, aggiunge monsignor Ambarus, l’arcivescovo incaricato per le zone del Sud, è di «avere tre presuli che abbiano il “pallino” in mano e portino avanti più in prima linea, in sinergia con la segreteria della Conferenza episcopale italiana, la preparazione del prossimo appuntamento. E allo stesso tempo mettano a fuoco quali possono essere le priorità in questo mare magnum delle situazioni da attenzionare». Un passo in avanti, dunque, «di allargamento ecclesiale sul territorio nazionale attraverso la rappresentatività territoriale dei tre vescovi, che raccoglieranno in maniera più diretta quello che viene già portato avanti sulle singole aree». Il vero “Osservatorio”, continua Ambarus, «di fatto è rappresentato da tutta la Chiesa che opera sul territorio nazionale. Ci sono già diversi esperimenti messi in atto in varie diocesi - aggiunge -. La Caritas italiana, insieme all’Ufficio per la pastorale del lavoro e a “Generazioni in rete”, l’ex progetto Policoro, stanno già accompagnando molte aree interne. Quindi adesso il nostro compito sarà quello di raccogliere ulteriormente questo lavoro per capire come valorizzarlo».
Il tutto, affinché le «aree interne non siano accompagnate da cure palliative e peggio ancora dall’eutanasia», ha ribadito il cardinale Zuppi. Che ha invitato a «guardare al futuro, a fare rete». E a non lasciarsi sopraffare dalla «cultura della rassegnazione». Perché il «tema è complesso e richiede diversi approcci». Tra i passaggi importanti di questo percorso, il porporato ha individuato la “Lettera aperta al Governo e al Parlamento”, il documento che 141 tra cardinali, arcivescovi, vescovi e abati l’anno scorso sottoscrissero per chiedere alle istituzioni di «invertire l’attuale narrazione» delle aree interne. Un documento che ha prodotto una «consapevolezza e anche una dialettica maggiore» ha sottolineato Zuppi, che ha assicurato come il dialogo con le istituzioni sia «aperto a livello locale e governativo». Ma c’è ancora molto da fare. E non solo nei territori in questione. Perché «ci sono famiglie senza casa e case senza famiglie». E «una corretta accoglienza, nel rispetto delle regole e delle persone, può essere una risposta concreta allo spopolamento di alcune aree del nostro Paese dove ci sono tante persone deboli, soprattutto anziane, che hanno bisogno di assistenza e vanno aiutate», ha indicato il presidente della Cei, riferendosi all’apporto dell’immigrazione in queste zone. «L'Italia è sempre stato un Paese di emigrazione e di accoglienza», ha ricordato Zuppi, che ha invitato a «identificare un sistema che garantisca la sicurezza di tutti». Ma che allo stesso tempo «guardi al futuro».

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