Il pezzo sopra del costume da bagno

Scelte individuali e trasformazioni collettive: il corpo, soprattutto quello femminile, è il terreno più delicato di questo equilibrio
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August 26, 2026
Il pezzo sopra del costume da bagno
Trovare la quadra tra le scelte individuali e il quadro più ampio è da sempre un’impresa complessa. Nell'attuale arena mediatica, dominata dall'esposizione del singolo, lo è ancora di più: siamo talmente immersi nelle prese di posizione individuali che i soggetti collettivi faticano a resistere alla disgregazione. Allo stesso tempo, però, siamo esposti ogni giorno alle narrazioni sui grandi problemi del mondo — guerre, transizione energetica, discriminazioni — problemi che sembrano risolvibili solo con decisioni strategiche prese dall'alto.
Viene da chiedersi: quanto contano davvero le nostre scelte quotidiane? Come canta Brunori Sas in Torero:
"Non sarò mai abbastanza cinico
da smettere di credere
che il mondo possa essere
migliore di com'è.
Ma non sarò
neanche tanto stupido da credere
che il mondo possa crescere
se non parto da me."
È la dinamica che riguarda qualsiasi trasformazione sociale. Mettere un pannello fotovoltaico sul proprio condominio non fermerà il riscaldamento globale del pianeta; eppure, se non comincio io, con quale legittimità posso pretenderlo dagli altri? Allo stesso modo, scegliere di non cedere al contributo in nero a baby-sitter o collaboratrici domestiche (o altri...) che impatto può avere sull'evasione fiscale, che sottrae al Paese tra i 90 e i 100 miliardi di euro ogni anno? Il rapporto tra stili di vita e grandi scelte politiche ce lo portiamo dietro dalla nascita dell'umanità (e scusate se scarico la questione in modo così ampio!).
In questa costante oscillazione rientra anche il rapporto con il nostro corpo. Cosa c'è di più intimo e singolare del nostro corpo? Eppure, come ci insegna l'antropologia, il corpo da sempre viene disegnato, modellato, forato e dipinto in linea con le scelte della tribù di riferimento: c'è chi lo abbellisce con piercing e orecchini, chi lo trucca e chi no, chi lo copre interamente e chi lo veste di tatuaggi. Persino le nostre posture e i canoni estetici — più snello, più muscoloso, più maturo — sono convenzioni collettive dentro cui ciascuno di noi si posiziona lungo la propria storia personale (sulla dinamica sociale del Gusto consiglio sempre la lettura di un classico: Pierre Bourdieu).
In questo scenario, il corpo delle donne è storicamente un territorio estremamente esposto. Non appartiene mai del tutto alla singola donna, ma diventa continuamente oggetto di dibattito pubblico: nelle forme più drammatiche di violenza e sopraffazione, ma anche nel giudizio culturale radicato su come e quanto debba essere mostrato o nascosto. Ne ha scritto su Avvenire anche Viviana Daloiso, riflettendo su come il corpo delle donne della scena politica sia ancora oggi sistematicamente commentato e giudicato (l'ultimo caso citato riguarda persino i commenti sul naso della premier danese).
Così un giorno, mentre ti dibatti in questi pensieri, tua figlia di quasi 8 anni ti chiede di indossare il pezzo di sopra del costume in spiaggia. Di colpo, ti senti addosso tutto il peso di questa riflessione millenaria sul rispetto del corpo femminile.
Negli anni, analisi fondamentali hanno mostrato come la TV (quella berlusconiana in primis) abbia storicamente confinato la figura femminile al ruolo della "velina" seminuda e sorridente. La body positivity rappresenta un passaggio fondamentale verso una società che sappia farsi promotrice di rappresentazioni non sessualizzate. Ma dove comincia la sessualizzazione di un corpo? E soprattutto, quale sguardo va promosso e tutelato? Quello della bambina che imita il corpo adulto come parte naturale della propria crescita, o la protezione da uno sguardo esterno che rischia di sessualizzarla troppo presto?
A casa si è aperto un intenso dibattito tra "Genitore A" e "Genitore B". L'uno vede nel pezzo di sopra un'avvisaglia di una sessualizzazione precoce; l'altra ritiene che l'argomento "lì non c'è niente da nascondere" non sia rispettoso della percezione di sé della bambina perché quel "niente" è già una parte del corpo che sta cambiando e che, nella fantasia della bambina, rappresenta forse il primo passo verso l'età adulta.
È un terreno scivoloso. Come si fa a conciliare la creatività e l'autonomia dei più piccoli (anche nel modo di vestirsi) con il desiderio di emanciparli dallo sguardo malizioso o stereotipato che il mondo adulto proietta su di loro? Dopotutto, come scriveva meravigliosamente Beatrice Alemagna, i bambini sono prima di tutto piccole persone. E voi come la risolvete la questione?
Mi sa che vado a leggermi la normativa sui pannelli fotovoltaici sui condomini, forse è più semplice.

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