La paura di essere unici

Che implicazioni ha essere guardata o non essere guardata? Che effetti hanno i nostri sguardi sugli altri? Grazie Palomar.
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July 29, 2026
La paura di essere unici
Quest'anno ancora più persone si fotografano mentre sono in vacanza. Non foto qualunque, di gruppo e goliardiche di cui abbiamo pieni gli album (eh sì il passato...), ma foto singole, in evidente posa provata e riprovata, con lo sguardo diretto in camera. Amica 1 fotografa amica 2 consigliando sfondi e postura e poi amica 2 rende il favore. O anche: lui fotografa lei e viceversa e anche madre con figlia. la statistica vede protagoniste prevalentemente donne e giovani donne. Ho anche notato corpi di giovani donne e uomini  molto curati nel viso, nella capigliatura e nella forma fisica (o per dirla come i supermercati skin care, hair care e body care). Il risultato sono corpi simili a quelli pubblicitari, uniformi per fattezze e posture. Forse più simili di quanto non percepissi le generazioni passate, che riportavano in modo più visibile la furia del transito adolescenziale. Avere quell'aspetto li un po' pubblicitario sembra essere una divisa sociale, un viatico per sentirsi più adeguate nell'interazione con il mondo esterno competitivo che nulla sa della nostra anima. Senza questa divisa si partirebbe più esposte, paurosamente uniche, originali e diverse dalle altre. La diversità dovrebbe essere una qualità, ma evidentemente é percepita come un limite. 
Mia nonna Clara era nata nel 1908 in una famiglia borghese perugina. Sua madre Giuditta restò vedova con 7 tra figli e figlie, divenne imprenditrice di un'azienda di tessuti. Mia nonna era la quarta e dato che "era bruttina" fu destinata agli studi. Sua madre era convinta che non sarebbe riuscita a sposarsi con un buon partito come fecero le sorelle. Evidentemente "non bruttine" come lei. Così Clara Brozzetti si laureò in chimica e fu avviata all'insegnamento in un liceo italiano a Tangeri dove, a 30 anni suonati, conobbe un collega trentino, di origine contadine, che insegnava greco e latino nello stesso liceo.
Questo incontro fece si che la bruttina si emancipò dal destino di solitudine che le era stato prospettato. Ed eccoci qua, noi generazioni nate da quell'incontro tra un contadino noneso e una borghese perugina, generazioni che non hanno mai davvero risolto la differenza tra la sobrietà trentina e i piaceri del buon vivere borghese. Nella mia famiglia, come per queste giovani ragazze, la bellezza è una cosa seria. Mia nonna che era stata guardata con questo metro di giudizio da parte di sua madre, lo riprodusse trasmettendolo alle sue due figlie. Ognuna di noi fa i conti con questo sguardo e ne è potenzialmente portatrice. Molte caratteristiche si possono guardare in una persona, più o meno pregnanti: il senso dell'umorismo, il sapere, lo stato sociale, la capacità di cucinare, la generosità, l'impegno sociale o politico, ma la bellezza resta un lascia passare che mette tutti sereni, è la pace sociale, il galateo, l'equilibrio. 
Nel racconto di Calvino, il signor Palomar, passeggiando sulla spiaggia, scorge una signora a seno nudo sdraiata sulla spiaggia. Guardare o non guardare diventa per lui una scelta in cui la signora è protagonista e non solo oggetto. Che implicazioni ha per la signora essere guardata o non essere guardata? Che effetti hanno i nostri sguardi sugli altri? Grazie Palomar. 

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