Di chi è la colpa dei ritardi dei treni?
Un treno in ritardo, la rabbia che monta, un colpevole da trovare. E la domanda resta: di chi è la colpa quando un sistema crolla?

Mentre il mio treno viaggiava con 40, poi 50, poi 60 e infine 90 minuti di ritardo riflettevo sul tempo e sulla colpa. Quale modello teorico meglio descrive la dilatazione del tempo provocata dai consueti ritardi dei treni? È materia di Gabriella Greison. Per quello che ne capisco, sicuramente più la relatività generale di Einstein che la linearità descritta da Newton. Essere imbrigliati nostro malgrado in un cunicolo spazio-temporale ferroviario in cui si perde il controllo di tutto è un'esperienza in cui il tempo smette di scorrere come immaginava Newton e comincia a dilatarsi, vibrare, oscillare, interagendo con lo spazio mentre a te girano come solo i protoni nell'acceleratore del CERN sanno fare.
Intanto nei vagoni cresce la rabbia collettiva, anche se la canicola ottunde perfino quella. Come ogni energia cerca una direzione. E quasi sempre trova un colpevole. La coppia di zia e nipote adolescente che andava verso Lodi, su quell'Intercity diretto a Salerno, se l'è presa con il giovane capotreno: è sua la colpa, "certo, se metti certa gente a gestire le cose". Secondo René Girard, quando una comunità entra in crisi e il disordine rischia di travolgerla, la tensione si concentra spontaneamente su una vittima. Non importa che sia davvero responsabile: conta che sia disponibile, visibile, sacrificabile. Il capro espiatorio non risolve il problema, ma placa per un istante l'angoscia di non sapere con chi prendersela.
Secondo l'azienda che gestisce il traffico ferroviario, invece, la colpa non c'era: si è trattato di un guasto tecnico. E qui riemerge la nostra relazione ambivalente con la tecnica. Quando ci fa comodo è neutrale: si rompe, succede, non è colpa di nessuno. Quando invece abbiamo bisogno di spiegare ciò che accade, la trasformiamo in qualcosa di quasi intenzionale, capace di tradirci. Bruno Latour ci ha insegnato che persone, macchine, procedure e infrastrutture agiscono insieme.
Secondo il Ministro dei Trasporti la colpa è dell'Amministratore delegato di Trenitalia, destituito poche ore prima che il mio Intercity decidesse di non partire. Per altri la colpa è di una rete ferroviaria vecchia, incapace di sostenere il numero di treni che oggi la percorrono.
Resta la domanda: di chi è la colpa quando i sistemi collassano? Jared Diamond, raccontando il tramonto delle grandi civiltà, mostra che il collasso quasi mai ha una sola causa. È piuttosto il risultato di fragilità che si accumulano fino a quando basta poco perché tutto si inceppi. Il crollo é un instante, una fotografia della rottura che più che accadere spesso si costruzione nel tempo, erosione dopo erosione. Ci ritroviamo fermi con il cerino in mano. In ritardo sull'arrivo a chiederci come siamo arrivati fin qui.
Buona fortuna al prossimo capro espiatorio, mestiere ingrato ma necessario a perpetuare l'ordine in attesa di un altro crollo.
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