La paura di Piccolo Blu e Piccolo Giallo

Un libro per bambini diventa una lezione su identità e pace: incontrare l’altro non significa perdersi, ma trasformarsi senza smettere di essere sé stessi
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September 23, 2026
La paura di Piccolo Blu e Piccolo Giallo
Durante un dibattito che apriva la Settimana della Pace organizzata a Vicenza, si ragionava insieme di come anche l'identità perda le sue caratteristiche profonde di apertura e porosità se rivendicata come una roccaforte da difendere. Si parlava dei percorsi di pace, citando Chiara Lubich e Alexander Langer, nel tentativo di comprendere come ridare respiro oggi alle loro visioni. Attingendo dalla prospettiva antropologica, parlavo un po' confusamente di come si possano percepire i propri confini esistenziali e culturali solo nella relazione con l'altro, di qualunque tipo sia. Per rendere tutto questo più chiaro, ho citato un libro per l'infanzia molto famoso, sicura di far breccia nella mente delle tante maestre presenti nel pubblico.
Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni, un grande classico della letteratura per la prima infanzia, da molti considerato un capolavoro. Le due palline, blu e gialla, sono molto amiche, vivono una davanti all'altra, giocano sempre insieme, si rincorrono, si nascondono e la loro amicizia è resa graficamente dalla fusione dei due colori, dalla trasformazione che l'incontro con l'altro provoca in tutti noi, che diventiamo, fortunatamente, un po' verdi. L'identità è un colore in continua evoluzione, era quello che volevo dire. È più simile a una ricetta in cui gli ingredienti danno vita a qualcosa di nuovo, ai colori che si mischiano, a piante che si innestano, più che a sassi messi uno sopra l'altro.
Ho visto cenni convinti di assenso, salvo poi scoprire (con un ritardo di 10 anni) che quel libro era stato messo all'indice nel 2015 dall'allora sindaco di Venezia, Brugnaro, appena insediatosi alla guida del Comune. Piccolo blu e piccolo giallo rientrava in quella cinquantina di libri per l'infanzia ritenuti sconvenienti per un riferimento che solo una mente prevenuta e maliziosa poteva trovarvi alla fantomatica "ideologia gender" o a "genitore 1 e genitore 2", per citare la breve nota della circolare inviata allora alle scuole.
Leo Lionni è stato un immenso scrittore e illustratore per bambini e bambine, vi consiglio di recuperare i suoi albi se non li conoscete. Di famiglia ebrea di origine olandese, si trasferisce in Italia, da dove dovrà nuovamente partire nel 1938, in seguito alla promulgazione delle leggi razziali. Si trasferirà negli Stati Uniti e tornerà in Italia all'inizio degli anni Sessanta.
Il sindaco Brugnaro è stato confermato per un secondo mandato e recentemente la stessa area politica ha vinto le elezioni amministrative. La reazione dell'opinione pubblica si fece sentire e Piccolo blu e piccolo giallo, per fortuna, tornò nelle biblioteche scolastiche qualche settimana dopo insieme ad altri capolavori della letteratura per l'infanzia finiti nelle scatole. Sorte simile toccò alle storie di Gianni Rodari, che non venne tradotto a lungo negli Stati Uniti ai tempi del maccartismo, perché iscritto al Partito Comunista.
Fortunatamente le maestre (e, ahimè, gli ancora troppo pochi maestri) sono più furbe di qualunque diktat, stretto, piccolino e senza senso. E così le scatole si aprono e i libri continuano a fare quello per cui sono nati: venire sporcati di marmellata, circolare e aprire finestre. Piccolo blu incontra piccolo giallo e diventa verde, nessuno dei due scompare. Forse è proprio questa la cosa che dovremmo ricordare, quando parliamo di identità e di pace: che non siamo sassi da impilare per costruire un muro, ma colori capaci di incontrarne altri. E che, qualche volta, è proprio dall'incontro che nasce qualcosa che prima non c'era.
Un'altra maestra ha poi raccontato che quest'anno la dirigenza della sua scuola non ha voluto proseguire il percorso di educazione alla pace perché "il tema è diventato divisivo"... e se provassimo per una settimana a far dirigere la scuola e i comuni dalle bambine e dai bambini?

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