La paura di cambiare l’orario scolastico
In Francia si sta pensando di posticipare l'inizio della scuola alle ore 9. È una proposta che c'entra con il logorio della vita quotidiana e con i tempi propri di ogni fase della vita. L'antropologia sarebbe anche a favore ma, in Italia, dovranno succedere molte cose prima che la scuola cambi i suoi orari

L’antropologia da tempo ci spiega che il tempo non è una misura neutra ma un’istituzione sociale: sono le società ad organizzare i tempi del sonno in relazione a quelli del lavoro, della scuola, della serata televisiva. Ancora una volta biologia e cultura si muovono insieme, come due lancette dell’orologio. Ogni mattina, nelle case italiche, si consuma lo stesso copione: la battaglia del tempo. Sempre la stessa, snervante e per niente gioiosa. Alzati, svegliati, mangia e preparati — nell’ordine che preferite — urla e sfinimento. La buona notizia è che c’è una soluzione per risolvere la battaglia delle sveglie: sarebbe posticipare l’inizio della scuola alle 9, come stanno pensando di fare in Francia. Lo riporta Il Post che cita una proposta pubblicata sul quotidiano Le Monde dalla Ministra dell’Istruzione e da Stéphanie Mazza, una scienziata che si occupa dello studio dei ritmi biologici nei bambini e negli adolescenti. Ritardare l’ingresso a scuola è una scelta che può portare molti vantaggi: i corpi adolescenti sono più pronti ad affrontare le sfide della conoscenza e, inoltre, si crea meno traffico e si è tutti più felici. In Francia ci hanno provato in alcune città ed ha funzionato, così ora pensano di estendere la sperimentazione a livello nazionale.
È un argomento gigantesco che ha a che vedere con il logorio della vita quotidiana. Dopo le urla, un certo punto, il miracolo si compie. Quei corpi stanchi raggiungono i banchi e le sedie delle aule scolastiche, ancora parzialmente inerti perché in attesa dell’arrivo della mente che sta ancora sonnecchiando. Intanto fuori si combatte un’altra battaglia, quella delle auto, perché siamo tutti e tutte lì, all’unisono, nella ricerca di un parcheggio. In realtà la questione ha che fare con il modo in cui le società organizzano il tempo dei corpi e delle vite. Come ricorda l’antropologa Sarah Sharma, il tempo non è distribuito allo stesso modo per tutti: alcune vite sono costrette ad adattarsi ai ritmi stabiliti da altri.
E anche l’antropologia dell’infanzia insiste su questo punto. Secondo la sociologa Allison James, l’infanzia non è solo una fase biologica della vita ma un modo socialmente organizzato di abitare il tempo. Ogni generazione abita il tempo in modo leggermente diverso. Cambiare l’orario scolastico in Italia, invece, è incredibilmente complicato. Lo è anche cambiare il calendario annuale e andrebbe fatto non per favorire il turismo (ben venga anche quello, come si auspica la Ministra Daniela Santanchè), ma perché con questi ritmi a fine maggio ci troviamo davanti dei budini più che dei bambini. Sarebbe utile anche votare in altri luoghi (ci sarebbero le biblioteche pubbliche, i comuni, le palestre, venite anche a casa mia, siete benvenuti), lasciando le scuole aperte per i loro legittimi frequentatori.
Tuttavia, non succederà a breve. Ecco una breve lista di cose che è più probabile succedano prima che in Italia ci si decida di cambiare l’orario scolastico: • il British Museum restituirà i marmi del Partenone ai legittimi proprietari; • ogni condominio avrà un pannello fotovoltaico sul tetto rendendoci più ricchi di ossigeno, di euro risparmiati, di autostima; • ci saranno più asili nido gratuiti; • chi nascerà e frequenterà le scuole in questo paese avrà la cittadinanza di questo paese dove peraltro è nato; • la spesa per coprire la ricrescita sarà calmierata oppure decideremo che è bello avere i capelli grigi; • il Festival di Sanremo sarà condotto da una donna di meno di 60 anni;
Nel frattempo, continueremo a fare quello che le società fanno da sempre: chiedere ai corpi di adattarsi al tempo delle Istituzioni
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