
La domanda è sempre quella, anche alla fine della fine del mondo tra le foreste pluviali del Territorio indigeno di Tenondé Porã a sud di San Paolo del Brasile. Si può fermare il progresso ignorandolo o addirittura vietandolo? La storia dell’uomo ha trasformato il quesito in una domanda retorica, ma non tra la gente dei sette villaggi del popolo Guaranì. Quando nel 2021 internet via satellite arrivò, nel Territorio indigeno subito si svilupparono effetti collaterali imprevisti. I più giovani iniziarono a disinteressarsi delle attività comunitarie non frequentando più la casa di preghiera e disertando i mutirões (i lavori collettivi). Trascorrevano le serate con i cellulari in mano a guardare video su TikTok, a giocare compulsivamente a Free Fire o a sbirciare materiale pornografico. Sebbene il Web avesse creato un collante con la popolazione per il Comitato di governo locale, che comprende ventitré villaggi di cinque riserve indigene nel sud paulista, con il passare del tempo internet aveva finito per creare più problemi di quanti ne potesse risolvere.
Per questa ragione gli anziani del villaggio fecero la scelta estrema di disconnettere internet: strapparono i cavi e nascosero le antenne paraboliche. «E’ uno strumento di manipolazione per le popolazioni indigene, che non sono abituate a usarlo. Smettono di apprendere le proprie pratiche culturali e cadono preda di contenuti che banalizzano le donne, incitano alla violenza e promuovono l'alcol. Iniziano a ridere della miseria altrui in video divertenti che circolano rapidamente», aveva spiegato Jerá Guaraní, uno dei leader di Tenondé Porã.
Il taglio però durò poco e non sortì effetti. Data la vicinanza della regione all'area metropolitana di San Paolo, i ragazzi scappavano per trovare connessioni Wi-Fi. A volte, sparivano per diversi giorni. Così alla fine giovani e vecchi riscoprirono il sistema che per secoli aveva assicurato la sopravvivenza del popolo guaranì di fronte ai conquistatori e ai ladri di risorse naturali.
«Abbiamo avviato una serie di conversazioni per trovare una soluzione collettiva. Abbiamo fatto capire agli anziani che non si poteva tornare indietro, che Internet è come la televisione, è qui per restare. Anche i giovani hanno capito che non potevano immergersi nella Rete in quel modo, perché avrebbe distrutto lo stile di vita guaraní», ricorda con orgoglio Pedro Ekman, del collettivo Intervozes, che collabora sui processi tecnologici con il Comitato Intervillaggio, l’organo di governo locale.
La risposta è stata antagonista, fin dal nome. E così che è nata la piattaforma Nhandeflix, per “rafforzare la propria cultura e valorizzare ciò che accade nel territorio”. Netflix in salsa guaranì è stata comunque soltanto l’ultima risposta a tanti tentativi falliti, compreso l’utilizzo di programmi di blocco, tutti aggirati con l’utilizzo della Vpn.
Alla fine, l’unica soluzione è stata ancora una volta quella più vicina alle radici culturali della popolazione. Nel 2022, dopo i diversi tentativi falliti, è nata l'idea di lanciare una piattaforma di contenuti in lingua guaraní. "Nhandé" in guaraní significa "noi" o "nostro". Si riferisce a "Nhanderekó", lo stile di vita guaraní. «Per evitare di rimanere intrappolati in un'agenda restrittiva, abbiamo proposto una sorta di server di contenuti locale. Ogni villaggio ha un mini-computer con una scheda di memoria contenente film, video, audio e persino podcast, tutti accessibili. In questo modo, offriamo un'alternativa, un Internet guaraní», spiega Lucas Kesse del Comitato Intervillaggio nel mini-documentario Nhandeflix che è stato realizzato sull’iniziativa. La piattaforma opera su un’area locale. Sebbene il dominio nhandeflix.com non esista, funziona all'interno dei 23 villaggi che condividono l'accesso al sito Web della comunità.
La selezione iniziale dei contenuti è però stata effettuata dall’onnipresente Comitato Intervillaggio e questo è stato un primo problema. Poi, la «maggior parte dei contenuti è già online, ma nessuno vi accede; l'algoritmo ti reindirizza ad altri siti, anche se sei interessato a quei contenuti», spiega Pedro Ekman.
«Oltre a documentari e film sulla vita dei popoli indigeni e a contenuti più sani ed educativi, volevamo dare risalto ai prodotti realizzati nella nostra terra», riafferma nel video anche il capo delle tribù, Jerá Guaraní.
Dal lancio di Nhandeflix, sono sorti però alcuni problemi. Ad esempio, alcune famiglie hanno optato per la connessione Internet in fibra ottica anziché per l'accesso satellitare comunitario. Il ritmo accelerato e lo scorrimento infinito delle piattaforme globali poi si stanno già infiltrando in molti villaggi, innescando un a concorrenza spietata. Inoltre, l'archiviazione dei contenuti su schede di memoria si è rivelata complessa, richiedendo frequenti aggiornamenti. Insomma, problemi tecnici che stanno rallentando mortalmente l’iniziativa. «Non permetteremo alla tecnologia di distruggere il nostro mondo. Ce ne approprieremo per poter mantenere il nostro stile di vita», strilla a mo’ di slogan Ekman. Anche se, con il passare del tempo, il popolo guaraní si sta tristemente accorgendo che il governo della Rete non è come quello della terra.
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