
Qualche dubbio gli sarà pure venuto quando dovette arrampicarsi in un labirinto di piccole porte di “uffici”, officine e banchi ricolmi di ciotole fumanti di noodle di riso, prima di trovare l’ingresso dell’agenzia di matrimoni lampo. Nella zona vecchia di Guiyang, l’agenzia aveva ben poco di romantico. E quando, prima ancora che aprisse bocca, gli avevano chiesto se avesse i soldi in contanti, un campanello di allarme deve pur essere squillato nella testa di Wang Zhuang che a 37 anni aveva deciso che era arrivata l’ora di sposarsi.
Nel giro di pochi anni Guiyang è diventata la capitale della felicità coniugale, il porto sicuro in cui ancorare il proprio sentimento amoroso. Capitale della povera provincia rurale cinese di Guizhou, la città ha sfruttato appieno il più grande fallimento della politica sociale di Pechino. Quell’intricato e corrotto sistema di controllo delle nascite che ha preso il nome di “politica del figlio unico” e che fa molta più paura al regime di Xi Jinping dei vuoti proclami di Trump. Particolarmente negli ultimi mesi nel Guizhou si sono moltiplicate le agenzie per i matrimoni lampo, proprio perché nella provincia prettamente rurale i controlli sulle nascite sono sempre stati meno assillanti, i funzionari sempre compiacenti e la polizia distratta. Così è capitato che nelle famiglie, prima dell’erede maschio, siano nate tre o quattro sorelle, che ora sono in età da marito dopo essere sfuggire agli aborti selettivi del regime.
Ma in un’area povera, anche nel Regno di Mezzo, il numero di chi vuole arricchirsi in fretta è superiore alle ragioni del benessere e del lavoro per tutti. Così se resta difficile determinare l'entità delle frodi matrimoniali in tutta la Cina, i reati sono cresciuti a tal punto da attirare l'attenzione delle autorità. Tra gennaio 2024 e marzo 2025, i pubblici ministeri hanno gestito casi riguardanti 1.546 persone per reati legati al settore delle agenzie matrimoniali online.
In un caso, tra i tanti, un'agenzia matrimoniale avrebbe utilizzato cameriere di karaoke come esca per truffare 128 vittime, sottraendo loro oltre 2,5 milioni di yuan (circa 360mila euro). La stessa esca usata con Wang.
Una proporzione spiega le dimensioni del panetto di burro nel quale affondano i loro coltelli i delinquenti: nonostante la sterzata imposta dal governo dieci anni fa con la quasi totale liberalizzazione delle nascite, in Cina oggi ci sono 30 milioni di uomini in più rispetto alle donne. Si tratta di un numero superiore alla popolazione maschile dell'intera Australia. Questo ha lasciato uomini come Wang, che hanno poco meno di quarant'anni e vivono in città più piccole o in zone rurali remote, con poche alternative e tanto cinismo: «Le donne in questi luoghi possono permettersi di essere selettive», dice.
Una storia uguale a tutte le altre. Che parte dagli annunci letti sul web e l’invito a recarsi negli uffici dell’agenzia. Poltrone, divani, cocktail e segretarie sorridenti, come le fotografie sul sito, il trentasettenne non ne ha però viste tra quelle quattro mura imbiancate di fresco dove è stato ricevuto, attratto dalla promessa di trovare una moglie “mite” come lui sognava. Pagato il cospicuo anticipo, Wang nell'arco di alcuni giorni ha incontrato sette donne in diverse stanze adibite a "appuntamenti al buio", sotto l'attenta supervisione del personale dell'agenzia. Ha fatto loro domande sulla provenienza, sull'eventuale precedente matrimonio e sulla presenza di figli. Ma è stata l’ottava donna incontrata a farlo innamorare: cameriera in un bar di karaoke, mai sposata, senza figli e poco più giovane di lui. E fa quasi tenerezza Wang quando la ricorda: «Si vestiva anche in modo molto semplice, sembrava introversa e onesta». Per la verità si sono incontrati quattro o cinque volte, per soli otto-dieci minuti ogni volta. E le istruzioni erano rigorose: non scambiarsi numeri di telefono o altri dettagli tramite messaggi privati, pena una multa. Il “fidanzamento” è poi durato due o tre giorni, tanto da convincere Wang che fosse la donna giusta e accettare di pagare l'ingente “dote” di 300mila yuan, quasi 39mila euro. I risparmi di una vita lavorativa nei campi. L'intero contratto “legale” è stato documentato anche dall'agenzia matrimoniale in una serie di foto patinate, con la liberatoria da utilizzare anche per pubblicizzare i loro servizi sui social media cinesi.
I guai sono arrivati però quasi subito. A pochi mesi dal matrimonio, gli esattori hanno iniziato a telefonare, sostenendo che lei doveva loro del denaro. Wang iniziò a sospettare qualcosa e volle scoprire cos'altro avesse nascosto. Controllando il suo telefono ha trovato dettagli sulla sua vita precedente, il suo certificato di nascita e i documenti del suo precedente matrimonio. Scoperta, lei gli ha offerto il divorzio, rifiutandosi però di restituire anche un solo centesimo della dote. Inutile tornare tra i vicoli della città vecchia: gli uffici erano vuoti e i truffatori avevano già fatto armi e bagagli.
Oggi, mesi dopo, il contadino ormai è quasi rassegnato alle sue perdite perché la legge cinese fa acqua da tutte le parti e spetta al truffato provare che la donna l’ha fatto per carpire denaro e non per amore. E sarà colpa della politica del figlio unico, di madri disperate ridotte in miseria da matrimoni falliti, da delinquenti pronti a incrociare domanda e offerta, entrambe piene solo di profonda disperazione, ma oggi il contadino Wang vive ancora in un appartamento in affitto proprio di fronte al quartiere principale che ospita la maggior parte di queste agenzie. Dopo la bastonata non è più tornato al suo paese, ora trascorre il suo tempo realizzando video per i social media nel tentativo di mettere in guardia altri uomini sui rischi che possono correre. E divide l’affitto con altri, anche loro alla ricerca dei proprietari dell'agenzia che li ha truffati.
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