Nella Valle di Parkinson

di Fabio Carminati
L’erbicida paraquat è vietato in oltre 70 Paesi, Ue e Cina compresi. Alcuni agricoltori e le loro famiglie nella cittadina agricola di Hebron ritengono che stia causando la malattia degenerativa, ma lo Stato di New York non lo mette al bando
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August 9, 2026
Nella Valle di Parkinson
L’unica arma che resta a quelli come Gordon Chaplin, condannati dalla vita ad avere una data approssimativa ma terribilmente ravvicinata della propria morte, è forse quella dell’ironia. Così, scendendo con cautela dal pickup con cui ha raggiunto la cima la collina dietro la fattoria che è sua da quarant’anni, Gordon guarda negli occhi chi lo accompagna e poi alza il braccio per indicare il tratto di pianura verso le montagne degli Appalachi: «Quella è la Valle di Parkinson», dice sorridendo amaramente.
Non c’è in nessuna mappa una valle che porta quel nome, una malattia neurodegenerativa e incurabile invece sì. Una condanna che è cominciata per Gordon quasi una decina di anni fa con piccoli segnali. Per esempio, non riusciva più a scrivere: la calligrafia impeccabile che gli avevano insegnato a scuola nel piccolo villaggio di Hebron, nella contea di Washinton dello Stato di New York, era diventata illeggibile anche a lui. Oppure quell’espressione perennemente preoccupata che non ha più lasciato il suo viso come i ricordi vicini e sbiaditi. La stessa espressione che assume quando confida che «le cose non funzionano più come una volta. Anzi, a volte non funzionano proprio. Non c'è niente di peggio che vedere tutta la propria vita... andare in pezzi».
Chaplin ha 81 anni, tre più di sua moglie Sarah. Da tempo hanno maturato la convinzione che la causa di tutto si nasconda sotto le idilliache colline della loro fattoria di 200 acri, dedita all'allevamento di bestiame e alla coltivazione di mais. Per decenni, un affittuario ha irrorato il terreno con paraquat, un erbicida usato per uccidere le erbacce a foglia larga e le graminacee, e che la ricerca scientifica da anni ha collegato al morbo di Parkinson. Dopo la diagnosi del marito, Sarah ha scoperto che anche altri 14 vicini di casa erano affetti dalla stessa malattia. Ed è stata lei a cominciare a chiamare il tratto di strada di sette miglia, tra la parte est e quella ovest di Hebron, "la Valle di Parkinson". Nelle città vicine sono venuti alla luce decine di altri malati. Ed è convinta che ci sia una causa comune, perché le statistiche hanno dimostrato il proliferare dei casi in maniera esponenziale.
Il paraquat è vietato in decine di Paesi (tra questi anche Cina, Russia e tutti i membri dell’Unione Europea) ed è oggetto di un controllo sempre più rigoroso negli Stati Uniti dove però a livello federale non esiste una sola legge che ne vieti l’uso in attività connesse all’uomo. Quest'anno, 14 Stati americani hanno presentato proposte di legge per limitarne o bandirne l'uso. Il Vermont, a maggio, è stato l'unico Stato ad approvare lo stop. I legislatori di New York hanno cercato di essere i secondi a farlo, ma la proposta di legge è stata bocciata.
Il veleno, registrato per la prima volta negli anni '60, in un regime di lassismo quasi totale, nel frattempo è diventato popolare. Tra il 2014 e il 2018, l'uso del diserbante (prodotto da una società svizzera che anche questa primavera ha annunciato per l’ennesima volta la fine della distribuzione) in tutti gli Usa è raddoppiato, raggiungendo almeno 6 milioni di chili all'anno. E, secondo gli ultimi dati disponibili dell'Istituto federale americano di geologia (che monitora anche gli eventi ambientali), viene comunemente spruzzato su colture come mais, soia, cotone e uva.
Suona strano così che la società svizzera che produce con un nome commerciale il paraquat abbia dichiarato nel suo bilancio 2025 di aver raccolto 792 milioni di dollari per coprire i costi degli accordi extragiudiziali. Senza entrare nel dettaglio di singoli casi, l'azienda ha affermato che il suo obiettivo era «porre fine ai costi e alle distrazioni causati da procedimenti legali che l’azienda ritiene infondati».
Anche Gordon Chaplin probabilmente avrebbe diritto a quei soldi. «Mi ha portato via metà della mia vita, se non di più», insiste l’agricoltore sui media. «C'è sempre la speranza di sconfiggerla e di poter tornare. Non credo sia una causa persa, ma allo stesso tempo sono abbastanza sicuro che lo sia».
A inizio giugno, alla vigilia del compleanno di Sarah, la coppia era seduta a un tavolo da picnic nel loro giardino. Gordon Chaplin si era tolto gli occhiali per poter regolare il fuoco del grande cannocchiale che aveva avvicinato agli occhi. «Di chi è quel trattore?», aveva chiesto alla moglie scrutando il margine del bosco. Sarah aveva capito subito di che si trattava: «Non lo so, sarà qualcuno che torna verso Hebron» aveva risposto la donna avviandosi verso la porta di casa mentre il sole ormai calava dietro gli Appalachi e il confine con il Vermont. Lo aveva lasciato solo.
Gordon non se n’era nemmeno accorto, mentre rideva guardano la festa che si svolgeva nel suo giardino. Ma non c’era nessuno. 

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