Corpo parlante

Il corpo, quando la parola tace, continua a dire chi siamo: custodisce ferite, gioie, fatiche e perfino una promessa di risurrezione.
April 8, 2026
“Quando la parola manca, il corpo parla” Pino è un grande amico, uomo pratico e saggio, un corpo, il suo, che ha conosciuto la fatica del lavoro in cantiere ma anche la passione per lo sport, parole, le sue, che non si stancano di raccontarti i libri letti e i pensieri di fede che da sempre lo incuriosiscono. Non è un caso che la sua definizione di corpo provi ad abbracciare anche la dimensione della parola. “Prenditi cura di te perché prima o poi il corpo ti fa pagare ogni nervo teso, ogni lacrima, ogni ansia e ogni pensiero che hai taciuto” nelle parole di Pino emerge un corpo che ha bisogno di essere ascoltato, quasi alleggerito, perché per una vita intera lui ascolta e ricorda, e accumula.
Un corpo che si sfinisce raccogliendo ogni minimo segnale e che “esprime il tuo modo di essere, nel bene, come nel male, nella gioia e nella sofferenza”, il corpo come luogo di verità dove non può essere taciuto chi siamo noi davvero. Il corpo che non può mentire. Il corpo che non può essere zittito. Il catechismo della Chiesa cattolica al numero 990 dice “Il termine «carne» designa l'uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. La «risurrezione della carne» significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma che anche i nostri «corpi mortali» (Rm 8,11) riprenderanno vita”. È vero Pino, il corpo parla, e parla di Resurrezione.

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