Corpi scomparsi

I corpi sottratti dal Covid chiedono memoria: senza riti e pietà, perdiamo umanità.
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June 17, 2026
Ogni volta che parlo di Covid, ogni volta che riapro la ferita sento attorno a me una resistenza sempre maggiore, si vuole dimenticare, andare avanti, coprire e dimenticare. Ma chi è stato colpito da vicino non può e non vuole. Nessun colpevole riconosciuto, come sempre, molte vittime innocenti e ora tanto silenzio. Ma io non posso parlare di corpo senza tornare al dramma di chi ha vissuto una sottrazione dei corpi, perfino da cadaveri. Il corpo, ogni corpo è una teofania, il segno visibile dell’Invisibile, il molto buono di un Creatore che divinamente sceglie il corpo umano come sua immagine e somiglianza. Sottrarre il corpo è sottrarre un’immagine di Dio. Quando un corpo soffre e poi muore la mancanza è uno strappo incalcolabile, è un vuoto che uno si porta dentro per sempre.
Ma se questa morte addirittura non conosce i tempi del lutto allora il dramma è pressoché insuperabile. Corpi portati via dalle ambulanze e mai più rivisti, solo casse di legno chiuse, anonime. Nessun rito, solo benedizioni quasi clandestine, vestiti riconsegnati dall’ospedale in sacchi della spazzatura neri. Se scrivo ancora di questo è perché quei corpi ci implorano di non perdere la pietà, sono monito contro la tentazione di smarrire i riti sacri che dovrebbero accompagnare ogni morte, sono corpi vivi, vivissimi, ferite aperte e sanguinanti che ci avvisano che perdere il culto dei morti è perdere la nostra umanità.

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