Ancora morte (Salmo 2)
Nel buio delle cronache e davanti al male che ferisce, resta la preghiera come fragile rifugio: «Beato chi in Lui si rifugia».

Dal basso, dalla città, salgono ancora cronache di morte. Terribili. Anche questa piazza conoscevo, Massa, ci sono passato, esattamente da lì, la piazza dove un figlio ha visto morire, sotto una grandine di disumana violenza, suo padre. Provo ad approfondire la notizia, non riesco. Non ce la faccio, è troppo dura, non mi succede quasi mai, spengo il computer. Le notizie dalla radio, intanto, anche loro, insistono su toni di violenza: il presidente americano insulta il mio Papa, siamo alla follia. Ma sarà poi follia? O forse è il male, semplicemente e terribilmente il Male.
Riapro il libro dei Salmi, cerco nella Bibbia, non tanto una risposta ma almeno qualcosa da abbracciare in questo ennesimo naufragio, ho paura di affogare, imploro parole che sappiano sostenermi, ecco il Salmo 2: “Perché le nazioni congiurano, e i popoli tramano cose vane? Perché si organizzano i re della terra e i principi si riuniscono in segreto contro Jhwh e contro il suo consacrato?”. Perché Signore? Perché da millenni non cessano congiure e sempre si trama contro di Te? Magari usurpando il tuo nome, usandoti come alibi, millantando tue personali benedizioni, bestemmiandoti?
Il male esiste, mi dico, il male serpeggia, il male avvolge il cuore degli uomini. So che il salmo 2 parla dell’incoronazione del nuovo monarca, del suo essere voluto da Dio, so bene che i popoli che tramano sono i re dei territori che tentano di approfittare dell’assenza di un potere centrale forte per conquistare autonomia però sento anche che quel salmo parla a noi di noi, oggi. Sento che è anche nostra la paura per “i principi che si riuniscono in segreto” e che si sentono i padroni del mondo. Sento che vorrei avere lo sguardo del salmista che dice “Colui che è assiso nei cieli ne ride, Jhwh si fa beffe di loro”. Così io li alzo gli occhi verso il cielo ma oggi la mia fragilità non mi permette di vederlo questo Dio assiso in potenza, tendo l’orecchio ma nessuna sua risata mi raggiunge, lo sento forse piangere però, soffrire, stare dalla parte delle vittime, devastarsi il cuore alla vista dell’odio dei carnefici, comunque suoi figli. Lo sento Dio, e lo vedo crocifisso nel cuore di ogni dolore.
Di ogni dramma. Come finirà questa ennesima narrazione del potere arrogante e malvagio? Finirà? Cambierà solo pelle? Cerco di trasformare la mia paura in preghiera, ho appena letto del poeta sacerdote e mistico Clemente Rebora, scriveva, dal suo corpo malato e orante: “terribile ritornare a questo mondo quando già tutte le fibre erano tese a transitare!”. Queste parole mi attraversano il cuore, mi regalano dolorosa speranza, dall’alto dei cieli oggi non ti sento ridere, Signore, sento però che mi chiami, che ci chiami, che siamo tutti tesi a transitare in Te. Questo e solo questo mi dona speranza. Ripenso alla piazza di Massa, al figlio che ha visto morire il padre, il salmo continua “Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato”, sono le parole rivolte da Dio al nuovo sovrano, sono le parole che la tradizione mette sulle labbra del Padre nel dialogo con Cristo, io queste parole oggi le sento più piccole, più vicine, più tremanti, le immagino sulle labbra di tutti i padri che, rivolti ai loro figli, parlano di generazione, di una vita che rimane fedele alla vita, nonostante tutto.
Penso a queste parole sulle labbra di un padre che muore tra le braccia di un figlio ma anche dei padri che immagino morire di dolore travolti dalla violenza commessa dai loro figli. Poi sto in silenzio, raccolgo i frammenti di questa dolorosa e confusa riflessione. Ho ancora paura ma il salmo 2 termina così: “Beato chi in lui si rifugia!”. Lo ripeto per me, per noi, da questa Città alta, ne faccio benedizione, la affido al vento, “Beato chi si rifugia in Dio”, solo questo, “Beato chi in Lui si rifugia”.
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