Giuseppe e Benedetto: quelle ricette sempre da riscrivere
Le vite di San Giuseppe e San Benedetto forniscono una buona notizia per tutti. Entrambi sono stati testimoni di una ricetta che può farci stare con i piedi per terra e gli occhi rivolti verso il cielo

In questa settimana, Giuseppe e Benedetto ci permettono di entrare nel tempo di un sogno che realizza e concretizza la postura cristiana di ogni nostra storia, ordinariamente unica. I due ci forniscono un criterio che è buona notizia per l'oggi di ciascuno di noi: è il criterio del sogno, del saper vedere oltre, dell’indomani come novità rispetto a ieri; nonostante il pensiero comune dica esattamente il contrario, alla ricerca di conferme eterne. Due testimoni, due portatori di luce, di sapidità, di quel sale che ha sapore e che è al di la del tempo, dello spazio, degli avvicendamenti storici, delle storie di popoli, di progressi e regressioni, di cultura e culture, di tutto quanto oggi abbiamo e viviamo senza forse nemmeno badarci più di tanto.
Giuseppe e Benedetto ci permettono in questa settimana di riscoprire il gusto profondo per la Vita, come quello di un piatto antico e nuovo, come qualcosa da cui attingere vitalità, orientamento verso il futuro, costruzione e progettualità generativa, proprio come le loro due storie ci vengono narrate nella Sacra Scrittura e nei dialoghi di San Gregorio. Non utilizzerei per loro la metafora di una ricetta, o di un ingrediente. Ritrovo, però, nella narrazione delle loro vicende la costruzione di un processo simile a quello dell'elaborazione di una ricetta. Vengono descritti minuziosamente dettagli, ingredienti, tempi, utensili, cotture, attese, e modi di essere serviti a seconda delle circostanze. Se la cucina è metafora della cura, dell'attenzione all'altro, della riscoperta di prossimità, allora Giuseppe e Benedetto divengono più che mai modelli e maestri di cura.
Sapere con quanta attenzione Giuseppe ha dovuto mettersi in ascolto, stare in silenzio, saper rispettare il progetto del Padre nella sua e nella vita di Maria, ci permette di ampliare l'orizzonte sui nostri modi di stare in ascolto e di accogliere una Parola che viene da un Altrove. Un Parola che ci permette di cambiare radicalmente le nostre prospettive, i nostri progetti, per essere padri e madri della novità che arriva, perché il sogno ha reso tutto più grande, tutto più bello, tutto più nuovo. E allora Giuseppe e quella ricetta ancora non scritta, ma che ciascuno può ancora scrivere per sé, per l'altro che ha accanto, per quella vita nuova che può nascere in ogni incontro. Benedetto diviene, qui, Padre di ogni forma di misura, in particolare di quella misura che ci fa stare con i piedi per terra e con gli occhi rivolti al cielo. Non è una grammatura, o un modo sterile di dosare le capacità e le risorse della propria vita, ma un senso di misura che riorganizza ogni piccolo e grande gesto, silenzio, sguardo, attenzione e parola. Benedetto è padre di quel senso di misura da cui nasce ogni forma di cura, ogni nuovo piatto, ogni nuovo modo di stare accanto.
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