«Un’altra difesa è possibile». Al via la raccolta firme per una nuova legge

Depositata in Cassazione la proposta per una "Difesa civile, non armata". Gli organizzatori puntano a raccogliere 50mila firme: «Servono strumenti nuovi»
March 17, 2026
«Un’altra difesa è possibile». Al via la raccolta firme per una nuova legge
In un contesto geopolitico sempre più “bellicoso”, l’obiettivo è promuovere un’altra difesa che preveda corpi civili di pace e iniziative senza armi né personale militare, da affiancare alle modalità tradizionali. Punta in questa direzione la proposta di legge chiamata “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile”, depositata ieri in Cassazione. L’iniziativa è delle tre reti promotrici della campagna “Un’altra difesa è possibile” (Cnesc-Conferenza nazionale enti di Servizio civile, Rete italiana pace e disarmo e Sbilanciamoci!) che ne hanno presentato i contenuti in una conferenza stampa. A breve, una volta pubblicato il testo in Gazzetta Ufficiale, partirà la raccolta delle 50mila firme necessarie a portare la proposta in Parlamento. «Sarà possibile firmare comodamente da casa – spiegano gli organizzatori – attraverso il portale online apposito della Presidenza del Consiglio dei ministri, autenticandosi con Spid o Cie».
Cinque articoli in tutto: con il primo si riconosce la difesa civile, non armata e non violenta quale componente del sistema nazionale di difesa e sicurezza. Si crea poi un dipartimento competente in materia, chiamato a svolgere funzioni di indirizzo, coordinamento e attuazione delle politiche nel settore. Gli articoli 2 e 3 disciplinano invece gli aspetti economici: si prevede un fondo specifico – da finanziare con la legge di bilancio – e la possibilità per i singoli cittadini di contribuire con un nuovo strumento, il 6xmille. L’obiettivo della legge, viene spiegato nella relazione introduttiva, «non è sostituire la difesa militare, bensì affiancarla e integrarla, offrendo allo Stato ulteriori strumenti per affrontare minacce e rischi che, sempre più frequentemente, richiedono risposte civili, partecipate e orientate alla protezione dei diritti fondamentali». Il tema non è peraltro nuovo, spiegano gli stessi proponenti: «Nel luglio 2014 venne depositato per la prima volta in Cassazione il testo della proposta, ora aggiornata, e nel maggio 2015, dopo sei mesi di raccolta in tutta Italia, vennero consegnate alla Camera oltre 53mila firme». Mentre «nel luglio 2017 la proposta venne incardinata e calendarizzata in sede di discussione congiunta delle Commissioni Affari Costituzionali e Difesa della Camera (risultato definibile come storico) ma senza mai giungere all'approvazione definitiva». In questo scenario, in ogni caso, «la campagna non si è mai fermata: petizioni al Parlamento, incontri istituzionali, mobilitazioni territoriali hanno tenuto viva l’istanza fino ad oggi. Il testo di legge depositato – concludono – ne preserva l’impianto originario, aggiornandolo al mutato contesto normativo e internazionale».
Temi ribaditi anche in conferenza stampa. «Tutti devono contribuire alla pace, non solo le Forze armate in modo esclusivo: l’articolo 11 della Costituzione sancisce il ripudio della guerra mentre l’articolo 52 affida infatti a tutti i cittadini la difesa della Patria», spiega Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, tra i promotori della proposta di legge. Mentre per Giulio Marcon (Sbilanciamoci!) questa iniziativa, che pure «sembra andare in controtendenza» con la stretta attualità, in realtà era già presente nell’Agenda per la pace del 1992 quando «l’allora segretario generale dell’Onu, Boutros Ghali, propose di inserire i corpi non violenti accanto alle missioni delle Nazioni Unite». Per Marcon, «l’adagio “si vis pace para bellum” (se vuoi la pace, prepara la guerra, ndr) rilanciato dal Governo Meloni dispiace perché quando sono state messe in campo azioni di dialogo vero, la guerra è stata scongiurata. Non è utopia, ma realismo». Mentre secondo Rossano Salvatore (Conferenza nazionale enti di Servizio civile) l’aspettativa è che «tanti giovani sosterranno la nostra campagna di raccolta firme». La proposta di legge nasce dal basso e «vuole essere di iniziativa popolare. Se i partiti vorranno sostenerla, ben vengano», conclude invece Francesco Vignarca, della Rete italiana pace disarmo.

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