Santanché si dimette e attacca: «Amarezza, ma obbedisco. Il mio certificato penale è immacolato»

Nella missiva indirizzata alla premier, l'ex titolare del Turismo accusa: «Cara Giorgia, sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri». Palazzo Chigi: non vogliamo farci logorare. Le opposizioni: Meloni venga in Aula
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March 25, 2026
Santanché si dimette e attacca: «Amarezza, ma obbedisco. Il mio certificato penale è immacolato»
La ministra del Turismo, Daniela Santanché, in aula al Senato durante uno dei dibattiti di questa legislatura legati a mozioni di sfiducia nei suoi confronti / Ansa
La notizia si diffonde alle 18, mentre il volo di Stato che riporta la premier Giorgia Meloni da Algeri a Roma sta per decollare. A missiva, recita un adagio della burocrazia d’antan, si risponde con altra missiva. E così - per adempiere alla richiesta di dimissioni che la presidente del Consiglio le aveva rivolto pubblicamente la sera prima con una nota stampa irrituale - la ministra del Turismo Daniela Santanché sceglie lo strumento epistolare. «Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione», scrive lei stessa, in una lettera rivolta alla premier. Si chiude così, in meno di ventiquattr’ore, una situazione di crisi che stava già comportando più di una fibrillazione nel Governo e nella maggioranza. Ma le opposizioni, che avevano già fatto calendarizzare per lunedì e martedì le mozioni di sfiducia a carico della ministra (ora decadute), insistono nel chiedere alla presidente del Consiglio di riferire in Parlamento sul terremoto politico che ha visto, dopo la bocciatura referendaria della riforma della giustizia, un grappolo di dimissioni, sia sul piano politico (il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, oltre a Santanchè) che tecnico (la capo di gabinetto del Guardasigilli, Giusi Bartolozzi).
«Obbedisco, ma non c’entro con la sconfitta»
Prima della notizia, la ministra ha trascorso la mattinata in ufficio, per poi andar via con la scorta, senza dichiarazioni ai cronisti. La sua risposta è arrivata a prima sera: « Volevo che le mie dimissioni fossero separate dalla vicenda contingente e assai diversa che ha riguardato l’onorevole Delmastro, che pure paga un prezzo alto - puntualizza -. Chiarito questo, non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi». L’esponente di FdI ringrazia Meloni «per i riconoscimenti e per la fiducia. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Faccio un passo indietro, non dovuto, solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna». Nella missiva, viene ricostruito il colloquio avuto martedì con la premier: «Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità a una mia immediata dimissione, perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum, perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio». Infine, prima dei «cari saluti» finali, la lettera si chiude con l’«amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale, ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento».
«Ad oggi il mio certificato penale è immacolato»
Santanchè puntualizza: «Ad oggi il mio certificato penale è immacolato» e «per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio». Il riferimento è ai fascicoli che la vedono rinviata a giudizio (nell’inchiesta sulla bancarotta della sua società Visibilia), indagata (per presunta truffa aggravata riguardante l’uso improprio della cassa integrazione Covid-19 per alcuni dipendenti) e ancora indagata (per bancarotta fraudolenta legata al fallimento della «Ki Group»). E il presidente del Senato Ignazio La Russa, mentore politico della ministra, le esprime «vicinanza per il senso di responsabilità e il gesto non dovuto».
Meloni: non mi farò logorare, ora si riparte
La lettera chiude quasi sul nascere una partita interna all’esecutivo e a Fratelli d’Italia che stava per sfociare nello psicodramma. Nessuno voleva arrivare all’autogol politico di una mozione di sfiducia di maggioranza (come all’epoca del Governo Dini verso il ministro Mancuso). «Seguirà le indicazioni della premier», garantivano al mattino il capogruppo di FdI in Senato Lucio Malan e il deputato Giovanni Donzelli. E mentre le opposizioni depositavano le loro mozioni, il titolare dei rapporti col Parlamento Luca Ciriani assicurava che non ce ne sarebbe stato bisogno. La finestra di tempo concessa dalla missione lampo di Meloni in Algeria, ha dato modo a Santanchè di far sbollire l’ira e chiudere la questione con stile. Dal canto suo, la premier resta convinta di aver fatto, obtorto collo, il necessario per rimettere in carreggiata l’esecutivo dopo lo sbandamento post voto. Perciò il caso doveva chiudersi rapidamente: non intendo farmi logorare dalle opposizioni, né coprire a oltranza chi tiene comportamenti che mettono in difficoltà l’esecutivo, è il senso del suo ragionamento, e punto a rilanciare l’azione del Governo in ciò che resta della legislatura. A meno di ulteriori dimissioni, non è detto che ci sia un “rimpastino”: le deleghe di Santanchè potrebbero restare ad interim in capo alla premier (in attesa di valutare se occorra un successore) e il ruolo di Delmastro non essere subito ricoperto. E non dovrebbe esserci un passo indietro del Guardasigilli Carlo Nordio che, pur addossandosi la «responsabilità politica» della batosta, si dice intenzionato a restare, contando sulla «fiducia del Governo».
Le opposizioni: la crisi c’è, Meloni riferisca in Aula
Ma le opposizioni non mollano, chiedendo che la premier - che per la segretaria dem Elly Schlein soffre ormai «di debolezza, sintomo di una crisi politica profonda» - riferisca comunque in Parlamento. Lo chiede con vigore il leader 5s Giuseppe Conte: «Spieghi al Paese il perché del degrado istituzionale». E lo sollecita Angelo Bonelli, di Avs: «Quella di Santanchè è una resa tardiva. Meloni venga presto alle Camere».

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