Quel fango gratuito e ingiusto di Bignami (FdI) su Oscar Luigi Scalfaro
Il capogruppo di FdI alla Camera difende Delmastro accusando il presidente emerito della Repubblica, morto nel 2012, di aver liberato mafiosi. Ma ha distorto i fatti.

Nell'ambito della battaglia politica alla Camera sulle chat dell'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove con il presunto prestanome del clan Senese Mauro Caroccia, il capogruppo di FdI Galezzo Bignami ha infangato la memoria del presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, morto più di 14 anni fa.
Di fronte a opposizioni che con vigore chiedevano a FdI e Giorgia Meloni di "non citare più Borsellino" alla luce del voto negativo dell'Aula sulla consegna delle chat ai magistrati, Bignami si è lanciato in una ricostruzione storica che mirava a denigrare la figura di Scalfaro durante gli anni degli attentati mafiosi. Bignami cita Scalfaro più volte, in un crescendo di tensioni, dicendo che "fu eletto al Quirinale dalla sinistra" e che poi "liberò 300 mafiosi". Parole che suscitano la durissima reazione delle opposizioni, con proteste, urla e grida nell'emiciclo. La presidente di turno Anna Ascani ha richiamato più volte all'ordine, invitando lo stesso Bignami a non mancare di rispetto a un presidente emerito della Repubblica. Bignami ha puntato quasi l'intero suo discorso su una contrapposizione tra Borsellino e Scalfaro: "Per noi - dice - fu una sconfitta che il Msi nel maggio del 1992 non riuscì a far eleggere Paolo Borsellino presidente della Repubblica. Lo votò e non venne eletto, e per noi quella è una sconfitta perché se fosse diventato presidente della Repubblica Paolo Borsellino sarebbe qui con noi a combattere le battaglie buone, giuste, a combattere le battaglie per l'Italia. La sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro, che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41 bis", scandisce Bignami alzando il tono della voce. "Mi permetto di ricordare che Scalfaro, forse ricordo male, fu eletto proprio a seguito delle dimissioni di Cossiga da presidente della Repubblica, per il quale la sinistra chiese l'impeachment: non capisco perché se il Presidente della Repubblica piace a voi allora va bene, se invece non piace a voi si può anche chiedere l'impeachment. Però voglio anche ricordare che quei 300 mafiosi liberati da Oscar Luigi Scalfaro - insiste -, per la battaglia vinta dalla destra italiana furono riportati in galera dall'allora ministro Conso".
La ricostruzione di Bignami è fantasiosa. Nel novembre del 1993, non vennero liberati 300 mafiosi ma per 334 detenuti non fu prorogato il regime di 41-bis. I detenuti passarono al regime carcerario ordinario, non uscirono di prigione. Ad assumersi la responsabilità di quella scelta, contestualmente e anche successivamente, in sede storica e giudiziaria, fu l'allora Guardasigilli Giovanni Conso, che più volte ha riferito l'assenza di qualsiasi ruolo esterno alle sue competenze. Il presidente della Repubblica non aveva alcun potere sul tema. I magistrati che hanno indagato sulla stagione delle stragi e sulla presunta trattativa considerarono quella mancata proroga come un cedimento, Conso lo giustificò come un tentativo di frenare la strategie delle stragi. Bignami dunque sbaglia non solo sul ruolo e sulla storia di Scalfaro, ma anche sul ruolo di Conso.
Le reazioni sono molteplici. L'attacco a un presidente emerito democristiano, proveniente dalle fila dell'Azione Cattolica, di cui portava il distintivo, fa emergere accanto all'indignazione dei leader del centrosinistra anche un sentimento quasi di sgomento dei cattolici democratici. In serata arriva anche una nota di Ernesto Preziosi, già parlamentare e presidente di Argomenti 2000, testimone diretto della stagione di Scalfaro al Quirinale: "Le affermazioni del capogruppo alla Camera di FdI nella loro infondatezza non suonano solo ingiuste nei confronti di un uomo che ha servito con onore le istituzioni, ma rappresentano, ancora una volta, un esempio di cattiva politica propria di chi non ha argomenti".
Oscar Luigi Scalfaro ha più volte affermato, anche durante il mandato quirinalizio, che la sua formazione cattolica e i suoi trascorsi in Ac sono stati fondamentali per l'educazione alla libertà anche nel cuore della dittatura fascista. Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999, ha dato incarichi a 7 governi. Per un mese, prima di salire al Colle, è stato presidente della Camera. Precisamente, la sua elezione avvenne il 25 maggio 1992 al sedicesimo scrutinio con 672 voti, espressi dai democristiani, dai socialisti, dai socialdemocratici, dai liberali, dai Verdi, dai radicali e da La Rete. La Lega Nord diede 75 voti a Gianfranco Miglio, il Movimento Sociale in quello scrutinio diede 63 voti a Cossiga, mentre Rifondazione comunista diede 50 voti allo scrittore Paolo Volponi. Fu il presidente che attraversò la stagione delle stragi mafiose e di Tangentopoli. Incaricò il primo governo Berlusconi, ma entrò in contrasto con il Cav. quando questi chiedeva, dopo le dimissioni, il ritorno alle urne. Scalfaro difese il principio della centralità del Parlamento, nacque il governo tecnico di Lamberto Dini.
Da senatore a vita, si è dedicato soprattutto a girare l'Italia, partecipando a numerosi incontri sulla difesa della Carta costituzionale, il no alla guerra e l'impegno dei cattolici in politica. Durante la primavera del 2006 è stato presidente del Comitato "Salviamo la Costituzione" e a capo del Comitato per il No al referendum sulla riforma costituzionale promossa dal governo Berlusconi. La riforma fu bocciata con il 61,3% di voti contrari. Una storia che lo ha reso inviso al centrodestra. Ma Bignami è andato oltre, sfondando il muro del livore e del fango.
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