Le donne principali interpreti dello spirito costituente

Il contributo femminile di Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin alla nascita e allo sviluppo dell'Italia repubblicana in un saggio di Leonardo Brancaccio, segretario generale e docente della Scuola di economia civile
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June 26, 2026
Seduta dell'Assemblea Costituente: il discorso d'insediamento del presidente Saragat
Seduta dell'Assemblea Costituente: il discorso d'insediamento del presidente Saragat
«Voi, eletti dal popolo, riuniti in questa Assemblea sovrana, dovete sentire l’immensa dignità della vostra missione. A voi tocca dare un volto alla Repubblica, un’anima alla democrazia, una voce eloquente alla libertà. Dietro a voi sono le sofferenze di milioni di italiani; dinanzi a voi le speranze di tutta la Nazione. Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano..». Così si esprimeva Giuseppe Saragat – leader socialista che poi fonderà il partito socialdemocratico e sarebbe diventato capo dello Stato – rivolgendosi all’assemblea Costituente che il giorno prima lo aveva eletto presidente. Era il 26 giugno del 1946, esattamente 80 anni fa.
Proprio da quel celebre discorso di insediamento, evocato giovedì 25 dal presidente Sergio Mattarella nella cerimonia alla Camera per gli 80 anni della Costituente, prende le mosse il saggio "Costituzione e democrazia. La lezione di tre madri della Repubblica: Tina Anselmi, Nilde Iotti, Lina Merlin", scritto da Leonardo Brancaccio, segretario generale e docente della Scuola di economia civile, responsabile dell’ufficio legale e docente incaricato all’Istituto Universitario Sophia. Proprio le donne, infatti che beneficiarono per la prima volta del suffragio universale proprio nel voto per la Costituente furono le principali interpreti di quello spirito costituente che, anche attraverso i rapporti umani cordiali fra esponenti di diversa estrazione politica, permise di tracciare i principi comuni dello stato repubblicano, andando oltre, senza rinunciarvi, allo spirito di parte.
Attraverso il contributo fondamentale dato da queste tre figure femminili alla nascita e allo sviluppo dell'Italia repubblicana è possibile rileggere la Costituzione come un cammino nato durante i lavori della Costituente e proseguito poi. Nilde Iotti, che sarà la prima donna eletta a un’alta carica dello Stato, è costituente eletta a Reggio Emilia a soli 26 anni e, anche da compagna del leader comunista Palmiro Togliatti, è una testimone privilegiata, come racconterà poi, di quel clima di conoscenza e rispetto reciproco che rese possibili convergenze davvero inaspettate, si pensi a quelle sulla famiglia o sul Concordato. Un compito che non si esaurì con i lavori della Costituente. «Sentivo di dover adempiere a una missione», diceva la socialista Lina Merlin, ricordata per le sue battaglie per l'emancipazione femminile, che, dopo il decisivo ruolo che ebbe nella formulazione di alcuni articoli della Carta – a partire dalla parità «di sesso» inserita all’articolo 3 – legò il suo nome al coronamento di una sua battaglia, con la storica legge che ha portato alla chiusura delle case di tolleranza. Così, si può comprendere bene quella «emozione profonda» confessata il 20 giugno 1979 nel suo discorso di insediamento da Nilde Iotti alla presidenza della Camera, vissuto come il coronamento di una missione, più che come l’appagamento di una ambizione.
La cattolica Tina Anselmi fu invece staffetta partigiana ma non costituente come altre due, tuttavia è chiarissimo nel suo contributo dato successivamente, prima donna ministro nella storia repubblicana (al Lavoro e poi alla Sanità) la sua missione di attuatrice-donna della Costituzione, si pensi alle misure di cui si rese promotrice per favorire la parità nei luoghi di lavoro e la legge istitutiva del servizio sanitario nazionale. «Volevamo costruire un mondo migliore non solo per noi», diceva Tina Anselmi che dedicò gli ultimi anni del suo impegno politico a presiedere la Commissione P2, per tentare di fare luce su una delle pagine più inquietanti della storia repubblicana.
Donne impegnate nella “cura della democrazia”, per evocare una celebre espressione di Sergio Mattarella, citata da Brancaccio, nel discorso di auguri al Quirinale per le festività natalizie del 2024. «Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin hanno offerto un grande e prezioso contributo in favore dell’alfabetizzazione e dell’inveramento della vita democratica in Italia», scrive la professoressa Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica, nella prefazione, definendole «maestre di democrazia e madri della Repubblica».

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