Il caldo, gli anziani e la fraternità che protegge

Le ondate di calore non si affrontano soltanto con consigli e precauzioni: senza reti di prossimità, assistenza continua e città capaci di prendersi cura dei più fragili, il rischio resta elevato
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June 26, 2026
Il caldo, gli anziani e la fraternità che protegge
/Ansa
La condizione di caldo estremo di queste settimane interferisce con la vita di molte persone, in particolare gli anziani. Da varie parti si indicano gli atti più opportuni per non essere travolti dalle ondate di calore: dagli atteggiamenti da assumere nella vita di tutti i giorni in casa a quelli riguardanti l’alimentazione e l’idratazione. Sono suggerimenti importanti, che in molte circostanze permettono di prevenire gravi crisi. Come è ben noto, però, la loro efficacia è fortemente limitata se i suggerimenti non sono parte di un impegno collettivo ad accompagnare le giornate dell’anziano. Se, infatti, questi non è assistito in maniera adeguata, difficilmente rispetta le indicazioni ricevute, riguardanti gli atteggiamenti da tenere nelle varie ore della giornata, i farmaci da assumere o da sospendere, la qualità e la quantità dei cibi, l’idratazione. Sembrerebbero, infatti, indicazioni semplici e facili da rispettare, ma l’esperienza concreta indica che la possibilità reale che siano messe in atto è molto, molto limitata. Senza “l’altro” – persone delle quali avere fiducia –, il rispetto delle indicazioni diventa soggettivamente e oggettivamente difficile.
Gli esempi più frequenti riguardanti le incertezze pratiche vanno dal posizionamento di un ventilatore (diretto sulla persona o verso l’ambiente?) alla temperatura alla quale impostare l’eventuale condizionatore, per evitare eccessi dannosi. Anche l’assunzione di liquidi, apparentemente un atto semplice, diventa nella realtà un’operazione complicata: quali liquidi, in che quantità, a quali orari della giornata, a che temperatura. Peraltro, con consumi giornalieri adeguati (1.5-2 litri e oltre, a seconda della temperatura e dell’umidità ambientale), la quantità di liquidi in bottiglia disponibili in famiglia si esaurisce rapidamente (due persone possono arrivare a consumare 25-30 litri alla settimana). Chi riesce a trasportare questo peso dal supermercato all’automobile (nel caso in cui la persona possa ancora guidare), o se nella casa manca l’ascensore? Non sempre si può contare su persone amiche disponibili; in circostanze estreme tutto diventa difficile e complicato. Peraltro, l’anziano facilmente si fa prendere da stati d’ansia, che rendono ancora più difficile qualsiasi atto.
Questa descrizione di alcuni aspetti concreti indica come il grande caldo può provocare enormi disagi, nonostante siano sempre più frequenti sui vari mezzi di comunicazione i suggerimenti per evitarne i danni. In queste circostanze la vera differenza è data dalla presenza o meno, attorno all’anziano, di una comunità curante, in grado di metterlo al centro della propria attenzione, di capirne le esigenze e il livello della loro gravità, nonché di organizzare risposte adeguate. Nella crisi provocate dal caldo molti si attivano per aiutare a superarle. Ma non è solo un momento, per quanto grave, che passa rapidamente senza lasciare traccia: è, invece, la manifestazione evidente della condizione di fragilità delle persone interessate, fragilità che continua nel tempo. In molti casi costituisce la caratteristica che accompagna l’anziano per tutto il resto della vita.
La comunità deve quindi continuare con determinazione, senza limiti di tempo, la sua attenzione verso le condizioni di disagio, andando alla ricerca anche dei luoghi di sofferenza silenziosa, dove si annidano le crisi che portano a conseguenze disastrose. Ma la comunità è in grado di prestare attenzione e, se necessario, di intervenire solo se al suo interno sono attive alcune reti, non necessariamente formalizzate, ma pronte a diventare presenze significative, generose, tecnicamente preparate. In occasione della grande crisi del caldo del 2003 diversi Comuni avevano predisposto le “anagrafi delle fragilità”, in modo da disporre per ogni via o settore della città dell’elenco delle persone particolarmente fragili, sulle quali concentrare gli eventuali interventi, attivando le disponibilità naturali di tante comunità. L’esperienza era stata positiva, però poche realtà hanno continuato ad aggiornare questi elenchi. Si consideri che l’anagrafe può essere utile anche nel corso di altre crisi, come terremoti, alluvioni, sospensione prolungata dell’energia elettrica, ecc. La comunità si fa carico in modo mirato dei problemi dei cittadini attraverso l’attivazione di una rete di persone che si occupano di altre persone: i momenti di crisi diventano così “scuole di fraternità” all’interno dei gruppi sociali. È il collante che tiene assieme la generosità dei singoli e che dà forma alla comunità.
In queste occasioni si comprende il valore delle città come comunità curanti, ambiti nei quali il trascorrere dei giorni è tempo di serenità e di fraternità per tutti. La città curante può essere paragonata a un guscio trasparente, che protegge, ma non impedisce di guardare fuori e quindi di spingere la propria vita – anche la più fragile – verso un rapporto vivo e attivo con l’ambiente e con gli altri. La comunità curante è l’attore principale della protezione di chi da solo non ce la fa.

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