Rissa in Aula e accuse incrociate: la legge elettorale è arrivata alla Camera

Bagarre in un'aula semideserta, Magi (+Europa) espulso. Litigio social tra Calenda e Vannacci sull'esenzione dalle firme. La ministra Casellati: «Macché premierato, la riforma tutela la stabilità»
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June 26, 2026
Rissa in Aula e accuse incrociate: la legge elettorale è arrivata alla Camera
La ministra delle Riforme Elisabetta Casellati in aula alla Camera durante la discussione generale della riforma della legge elettorale, Roma, 26 giugno 2026. ANSA/ANGELO CARCONI
Cartelli strappati e cartellini rossi. Promesse di stabilità e accuse di volere un «colpo di Stato mite». Rissa sulle firme. In un’aula di Montecitorio semivuota (è pur sempre venerdì) comincia la discussione sulla legge elettorale, dopo che mercoledì la commissione Affari costituzionali aveva approvato il testo dello “Stabilicum” o “Bignami-bis”, a seconda delle definizioni.
A far discutere da ultimo è la clausola anti-Vannacci: l’esonero dalla raccolta delle firme solo per chi abbia almeno un gruppo parlamentare al 31 dicembre 2025. Chi ci guadagna? Il generale, via social, fa notare maliziosamente come così si esenterà Azione del «pariolino radical chic » Carlo Calenda. «Meglio pariolino che traditore della patria, baciapiedi dei russi», è la replica del diretto interessato. Mentre i renziani specificano che Italia Viva non ha bisogno di alcuna deroga, avendo gruppi in ambedue le Camere. Al contrario, aggiungono, di Azione e Avs. Chi dovrà andare a caccia di firme sarà invece +Europa. Il segretario del partito, Riccardo Magi, in aula è furioso: protestando contro i listini bloccati, strappa un (maxi) fac-simile della scheda elettorale con la scritta “Il tuo voto non conta nulla”. Un gesto dimostrativo che gli costa l’espulsione e porta a una breve sospensione della seduta. Magi parla poi di «colpo di Stato mite e burocratico», accusando il centrodestra di non volere in Parlamento «soggetti più piccoli, minori, scomodi, come magari siamo noi». Mentre Paolo Ciani (Demos) mette in guardia la maggioranza dal «vostro culto per il capo, perché arriva sempre un capo più capo degli altri». Riferimento tra le righe a un possibile futuro exploit di Vannacci. Il dem Gianni Cuperlo prima ironizza sui banchi vuoti nella maggioranza – «t’hanno rimasto solo», dice al meloniano Alessandro Urzì, e poi chiede di stoppare il «costante brusio che viene dai banchi di maggioranza», che invece sono pressoché deserti–, poi accusa il centrodestra di volere un premierato di fatto. «È falso», replica Casellati, spiegando come il potere di nomina del premier rimarrebbe al capo dello Stato. La riforma «non comporta alcuna deriva autoritaria ma favorisce stabilità e piena rappresentatività delle Camere».
Ancora aperto, almeno in teoria, è il nodo delle preferenze: «Stiamo cercando, insieme agli alleati, di presentare un emendamento unitario», dice il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, a SkyTg24. I meloniani però devono vedersela con il no secco di Lega e Forza Italia. E infatti la stessa ministra Casellati – ad Avvenire di recente ha ribadito che per lei le preferenze «favoriscono il voto di scambio» – prende tempo: prima di discutere di un parere del governo in materia, «vedere cammello».
Giovanni Donzelli (FdI) assicura: «Anche se dovessero esserci atteggiamenti ostruzionistici, il regolamento consente l’approvazione senza apporre la fiducia entro la metà di luglio». Si dovrebbe entrare nel vivo nella settimana che comincia lunedì 6 (si attendono indicazioni precise dalla capigruppo di mercoledì 1° luglio). Più incerti sono invece i tempi per il via libera definitivo al Senato. La discussione sulla legge elettorale diffonde però un’aria da fine legislatura, resa ancora più frizzante dai retroscena sulla data del voto anticipato (per ora si parla di 11-12 aprile e 19-20 giugno). Salvo colpi di scena, come quello profetizzato dal dem Marco Fornaro, secondo cui «questa legge è destinata a scontrarsi contro il muro della Corte costituzionale».

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