Roma e l'ex Metropolitan: così il Piccolo America ha lanciato la sfida a Gualtieri

Il mondo del cinema (incluso Ken Loach) si mobilita. Valerio Carocci pensa a una lista civica e cerca il chiarimento con il Campidoglio: «Non sarò io a candidarmi, ma una donna. Chiedo incontro con il sindaco»
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June 26, 2026
Roma e l'ex Metropolitan: così il Piccolo America ha lanciato la sfida a Gualtieri
L'ex cinema Metropolitan in via del Corso a Roma
È una faida tutta romana ma allaccia, in qualche modo (e in un intreccio degno di una trama cinematografica), il futuro di una storica sala dismessa all’assetto con cui la sinistra si presenterà alle amministrative di Roma del 2027. In mezzo ci sono il sindaco della Capitale, il dem Roberto Gualtieri, Valerio Carocci, giovane presidente della fondazione Piccolo America, una serie di personalità del cinema (da Ken Loach a Alba Rohrwacher) e l’idea di una lista civica che potrebbe dare del filo da torcere al Pd.
È iniziato tutto con l’ex Metropolitan, storico cinema di via del Corso in disuso dal 2010. Dopo anni di dibattiti su una sua ipotetica riconversione, il destino della sala è stato scritto nelle scorse settimane da un accordo tra Regione e Comune: diventerà una sorta di centro commerciale su tre livelli con un’unica sala per le proiezioni che servirà anche ad accogliere eventi culturali, spazio che Roma Capitale potrà usare gratuitamente per 20 anni (per un massimo di 120 giorni l’anno). La riconversione dovrebbe generare circa sette milioni di euro di oneri finanziari, tutti per il Comune.
Ma a una parte della cittadinanza il progetto non piace, ed è qui che entra in gioco Carocci. L’organizzatore del "Cinema in piazza", da anni iniziativa di grande successo nella capitale, ha lanciato un appello per fermare la riconversione dell’ex Metropolitan e per creare una nuova lista civica del Piccolo America, "La Roma che non c'è", fondata sulla difesa degli spazi culturali e da contrapporre a quella di Gualtieri.
La fondazione Piccolo America è nata pochi anni fa da una protesta di giovani contro la trasformazione dello storico cinema America di Trastevere in una sorta di residence. Quel gruppo di ragazze e ragazzi è poi riuscito a ottenere la gestione di un atro cinema trasteverino, il Troisi, e a creare una fondazione culturale di una certa importanza, che si occupa di tutelare le ex sale cinematografiche. Ogni anno, il Piccolo America organizza il Cinema in festa: una serie di arene estive che consentono ai romani di incontrare (gratuitamente) grandi star del cinema (solo quest’anno Ian McKellen, Zoe Saldana e Josh O’connor).
L’appello ha raccolto l’adesione di personalità del calibro di Dario Argento, Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Marco Bellocchio, Paolo Virzì, Luisa Ranieri e tanti altri. I segnali di una rottura definitiva con la giunta Gualtieri (che finora aveva collaborato attivamente con il Cinema in piazza) erano nell’aria da giorni: Carocci era stato accusato dal sito di informazione e gossip Dagospia.com di non aver perfezionato il ricorso al Tar del Lazio contro la riconversione dell'ex sala, dopo aver ricevuto un finanziamento della Regione per il Cinema in piazza. Il presidente del Piccolo America ha quindi diffidato la testata e si è scagliato contro due esponenti del Pd romano, Valeria Baglio e Antonella Melito, che avevano definito il progetto «un modello» da seguire, e ne ha chiesto le dimissioni.
Carocci ha poi raccontato di aver ricevuto messaggi «inaccettabili» da parte di esponenti del Campidoglio. Da qui la decisione di ufficializzare l’idea di una lista «che combatta il cemento, gli studentati di lusso, e che non si pieghi alle volontà di fondi immobiliari». «Vogliamo città più umane - hanno scritto i firmatari dell’appello -, non altri squallidi centri commerciali».
Nella giornata di oggi, il Piccolo America ha poi diffuso un appello per arrivare a un chiarimento con le istituzioni: «Chiediamo al sindaco Gualtieri di incontrare Valerio Carocci - si legge nella nota -, al fine di chiarire quanto avvenuto martedì notte in merito ad alcuni messaggi che potrebbero aver fatto sentire la fondazione Piccolo America nell'impossibilità di manifestare la propria libertà di pensiero, e di sciogliere ogni dubbio riguardo la posizione dell'amministrazione comunale sulla tutela della destinazione d'uso delle ex sale cinematografiche».
A ogni modo la lista si farà, ma senza la candidatura di Carocci. In una intervista rilasciata a Fanpage.it, il presidente del Piccolo America ha anticipato che sarà una donna a candidarsi, ma non ne ha rivelato l’identità. L’idea alla base della nuova iniziativa politica sarà costruire «una Roma che torna a essere abitata prima che consumata - ha spiegato Carocci -. Una città in cui il valore degli immobili non prevalga sul valore delle relazioni umane; dove le case restino prioritariamente case per chi vive la città, gli spazi culturali producano prima comunità e non solo rendita, e la politica torni a governare lo sviluppo urbano nell'interesse collettivo e non dei privati, come avvenuto sull'ex Cinema Metropolitan».

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