La grazia a Nicole Minetti, perché il caso è chiuso

La Procura generale di Milano invia la relazione sui nuovi accertamenti al Guardasigilli (che la gira al Quirinale). Secondo la Pg Francesca Nanni, le notizie riportate da alcuni media non sono vere. I legali della donna: ora querele per oltre 50 articoli.
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June 3, 2026
La grazia a Nicole Minetti, perché il caso è chiuso
Nicole Minetti in una foto di qualche anno fa, prima di un'udienza in tribunale
Per la Procura generale di Milano, il cosiddetto “caso Minetti” è da ritenersi chiuso. A farlo sapere è una lunga nota della procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, in cui si dà conto delle risultanze delle ulteriori analisi disposte sulla vicenda, trasmesse ieri al ministero della Giustizia. In buona sostanza, la Pg conferma il parere positivo al provvedimento di grazia che era stato concesso a febbraio dal presidente della Repubblica all’ex consigliera regionale lombarda (condannata in passato per peculato e induzione alla prostituzione) per consentirle di prestare assistenza al figlio minorenne, che soffre di alcune patologie. Grazia su cui avevano sollevato perplessità diversi articoli pubblicati su alcuni media italiani. La relazione della Procura generale è stata trasmessa ieri in giornata «al fine di consentire al ministro della Giustizia e al Presidente della Repubblica di assumere le determinazioni di rispettiva competenza». A sua volta, il Guardasigilli Carlo Nordio l’ha inviata al Quirinale.
La Pg di Milano: le notizie di stampa non sono vere
Nel merito della questione, la Pg di Milano ritiene che, in base agli accertamenti svolti, «i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero» e «non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito» sulla domanda di grazia. Nello specifico, non risultano «segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie» né un «coinvolgimento in indagini di alcuna natura in Uruguay ed in Spagna» tanto di Minetti che del suo compagno Giuseppe Cipriani.
«Non emergono irregolarità nel procedimento adottivo»
Nanni, che ha seguito gli accertamenti insieme al sostituto Pg Gaetano Brusa, afferma che non emergono «irregolarità nel procedimento di adozione riconosciuto in Italia dal Tribunale per i Minorenni di Venezia» (che ha poi condotto Minetti e Cipriani ad adottare un bambino in Uruguay). Ancora, «non vi sono segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie o coinvolgimento in indagini di alcuna natura in Uruguay ed in Spagna» a carico di entrambi. Ed è «confermato il grave quadro sanitario del minore, in cura al Boston Children’s Hospital, che richiede la presenza della madre in occasione dei controlli e terapie». Risultano anche «il volontariato in Italia e la presenza pressoché stabile in Italia di Minetti dal gennaio 2024 e per tutto il 2025, salvo rientri per brevi periodi in Uruguay».
«Smentite affermazioni su festini con droga e sesso»
Inoltre, il procuratore della Repubblica in Uruguay «ha riferito, in relazione al decesso del legale del minore, che non vi sono ipotesi di reato». E «risultano smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai Carabinieri da persone informate sui fatti», le «affermazioni circa feste con droga e sesso a cui avrebbe preso parte Nicole Minetti negli ultimi anni». Affermazioni che, ricorda la Pg, erano state «rese originariamente al Fatto Quotidiano dalla massaggiatrice, dapprima con modalità anonime e in seguito con indicazione del proprio nominativo». Nanni precisa che «non si è proceduto ad accertamenti mediante rogatoria internazionale», avvalendosi invece di un trattato di cooperazione giudiziaria fra i due Paesi sottoscritto nel 2022.
I legali di Minetti annunciano una cinquantina di querele
Una linea criticata dal direttore del sito del Fatto, Peter Gomez: «Non avevo mai visto un’indagine che si fa per stabilire se una persona ha detto ad un giornale o in tv delle cose vere e poi non viene interrogata». Mentre, in serata, i legali di Minetti e di Cipriani, «preso atto dell’esito delle verifiche», hanno fatto sapere di «avere intrapreso le iniziative giudiziarie per il risarcimento dei danni subiti dai loro assistiti», inviando le «prime richieste risarcitorie» per una cinquantina di articoli «pubblicati anche nelle rispettive edizioni online» dalla testata Il Fatto Quotidiano, nonché le trasmissioni È sempre Cartabianca del 28 aprile e Report del 30 aprile scorsi.

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