Crosetto e Tajani alle Camere, è scontro. Meloni: «L'Iran non attacchi o sarà peggio»

Il capo dell'esecutivo: «Crisi del diritto internazionale figlia dell'aggressione russa all'Ucraina». Audizione agitata per i due ministri. Le opposizioni chiedono che riferisca la premier. Ton i alti sul caso del titolare della Difesa, sorpreso dall'attacco mentre era in vacanza a Dubai
March 2, 2026
Crosetto e Tajani alle Camere, è scontro. Meloni: «L'Iran non attacchi o sarà peggio»
«Nessuno sa cosa accadrà» nelle prossime ore. Tanto più che «nessun Paese era stato informato» dell’operazione “Ruggito del leone”, certamente non sui tempi e le modalità con cui si è dispiegata. Quel che è certo è che Roma condivide da sempre la preoccupazione di Israele e Stati Uniti rispetto al programma nucleare iraniano, ma si muoverà esclusivamente nell’ambito di una strategia comune dell’Unione Europea e con tutta la «prudenza» richiesta dal caso. Resta un interrogativo, posto con insistenza dalle opposizioni: l’esecutivo condivide l’azione unilaterale di Washington e Tel Aviv? Una domanda che la movimentata informativa di lunedì di Guido Crosetto e Antonio Tajani alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, di fatto, lascia inevasa. Come pure, in buona sostanza, l’intervento serale di Giorgia Meloni ai microfoni del Tg5.
La premier prende atto - e sembra voler evidenziare - che l’attacco di Trump e Netanyahu è arrivato «senza il coinvolgimento dei partner europei», ma non per questo lo condanna. Allo stesso tempo non nasconde la propria preoccupazione per un contesto globale dominato da «una crisi del diritto internazionale», che però, osserva, «è inevitabilmente figlia» dell’aggressione russa all’Ucraina. Ciò detto, il Governo «è ovviamente impegnato a dare assistenza alle migliaia di italiani bloccati nell’area», ma la situazione non potrà migliorare «se l'Iran non ferma i suoi attacchi totalmente ingiustificati nei confronti dei Paesi del Golfo».
Tornando all’informativa, Tajani, almeno in un primo momento, cerca di mantenere i binari del suo intervento su una traiettoria neutra, offrendo un resoconto degli attacchi e della rappresaglia della Repubblica islamica. Soprattutto, dando rassicurazioni sull’impegno del Governo per salvaguardare la sicurezza dei 70mila italiani bloccati dai raid («una priorità assoluta»). La Farnesina, assicura, sta «lavorando per portare all'aeroporto di Riad gli italiani che vogliono partire dal Qatar e dal Bahrain». I primi voli partiranno già oggi, nel frattempo c’è già una «buona notizia»: nessun connazionale è rimasto ferito. Tajani chiarisce anche che Roma ha provato «fino all’ultimo» a percorrere la via del dialogo. Ma Teheran ha impedito che le negoziazioni portassero a una conclusione soddisfacente e l’attacco americano ha messo la parola fine a ogni possibilità di mediazione. A questo punto l’auspicio dell’esecutivo è che quanto sta avvenendo possa portare a un «nuovo Medio Oriente», nella consapevolezza che «la crisi potrebbe durare ancora molti giorni».
A preoccupare, e molto, sono anche le ricadute commerciali, visto che per il Mar Rosso passa il 40% del nostro export e che dallo stretto di Hormuz transita circa il 20% del petrolio mondiale e più del 30% del gas liquefatto.
Da parte sua, Crosetto invoca «una riflessione sugli strumenti normativi che disciplinano le partecipazioni alle missioni internazionali», perché «le crisi contemporanee evolvono a una velocità tale da richiedere la possibilità di adeguare tempestivamente la presenza dei nostri soldati in funzione delle esigenze». In questo senso l'attacco contro una base inglese a Cipro dimostra la bontà dell’argomento, visto che «ha colpito un Paese che non è direttamente coinvolto». Su un punto però il ministro è categorico: per ora non c'è stata nessuna domanda di utilizzo delle nostre basi, in particolare Sigonella, e al momento sono in programma «solo spostamenti standard». Se poi arriveranno richieste, aggiunge il titolare della Difesa a margine dell’informativa, si farà una «valutazione in ambito europeo». Crosetto replica anche sul caso del suo rientro a Roma da Dubai con un volo di Stato: «Ero lì in ferie, ma seguivo anche i miei impegni. Sono rimasto un giorno in più per non lasciare i miei fgli, che rientreranno nelle modalità previste per tutti».
Sponda opposizioni, la leader dem Elly Schlein rivendica il posizionamento del suo partito contro il regime islamico, ma chiede al Governo di lavorare «per ottenere un cessate il fuoco» e alla premier di intervenire in Aula (richiesta messa poi nero su bianco in una lettera unitaria firmata da tutta la minoranza). A pungere, però, è soprattutto il presidente 5s Giuseppe Conte: «Sottoscriviamo tutto quel che ci viene chiesto da Washington? Il tricolore ve lo siete dimenticato?». Un’uscita non gradita a Tajani, che replica stuzzicando: «A me Trump non mi ha mai chiamato Tony. A lei la chiamava Giuseppi, quindi un rapporto particolare ce l'aveva lei». A quel punto scoppia un putiferio. La presidente della commissione, Stefania Craxi, stenta a placare gli animi. «Vergogna», urla qualcuno dall’opposizione, mentre Conte evoca il cappellino “Maga” fatto trovare al capo della Farnesina alla prima riunione del Board. Tajani però non molla e alza i decibel: «Era un regalo. Io non sono andato in ginocchio dalla Merkel come ha fatto lei». Altre urla. Craxi minaccia di sospendere i lavori. Crosetto assiste senza intervenire. Poi torna la calma, seppure a fatica. I due coportavoce nazionali di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, insistono sulla linea di Conte: «Il Governo dica se approva l’attacco». «La nostra posizione è quella del documento europeo firmato ieri», risponde a più riprese Tajani agitando il testo davanti a sé. Ma la risposta non convince le opposizioni.

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