Il ritorno di Meloni nelle piazze ha portato a un recupero nei sondaggi: per questo FdI accelera

di Marco Iasevoli, Roma
Manovra 2027 e data delle elezioni sono i prossimi temi in agenda per il governo e per la premier. L'obiettivo di rassicurare gli alleati rispetto a possibili fughe in avanti e l'alleanza con "Sud chiama Nord" di Cateno De Luca per arginare Vannacci
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October 10, 2026
Il ritorno di Meloni nelle piazze ha portato a un recupero nei sondaggi: per questo FdI accelera
Giorgia Meloni giovedì ad Ascoli Piceno, dove si è concessa un piccolo bagno di folla / Fotogramma
La firma del capo dello Stato sulla legge elettorale è accolta da Palazzo Chigi con un accorto silenzio istituzionale, nulla da sbandierare o da utilizzare contro le opposizioni che hanno parlato di «truffa» e «deriva autoritaria». Semplicemente l’esito di un percorso che si è raddrizzato con le correzioni apportate al Senato, e che lascia aperti nodi secondari - questo il parere ai piani alti del Governo -, che non dovrebbero portare a uno stravolgimento da parte della Corte costituzionale a fronte dei ricorsi già in preparazione.
Lo sguardo della premier è dunque già rivolto ai prossimi due passi, strettamente interrelati: la manovra economica ‘27 e la data delle elezioni. Interrelati perché se il Governo riuscirà ad inserire nella legge di bilancio misure “popolari”, la premier ne potrà fare la fionda per una rimonta nelle urne. C’è la consapevolezza di esigenze diverse, nella coalizione. Fratelli d’Italia resta convinta, per quanto poi l’ipotesi sia stata edulcorata e ridimensionata nelle ultime ore, della necessità di votare in primavera, a maggio, insieme alle Comunali. È proprio Giorgia Meloni ad essere convinta che il suo ingresso a piedi uniti in campagna elettorale potrà cambiare quanto dicono oggi i sondaggi. Secondo le stime di Youtrend per SkyTg24, senza Vannacci il centrodestra sarebbe lontano dalla vittoria. Mentre l’alleanza con il generale metterebbe il centrosinistra (senza Calenda) alle corde.
Ma sono ragionamenti che, almeno al momento, Meloni respinge al mittente. Nel quartier generale di FdI si fa l’esempio delle ultime Europee: sino a poche settimane dal voto, il Pd era dato a una spanna dai meloniani. Poi la premier ha forzato la mano dalle piazze e sui social e sono arrivati quattro punti in più delle previsioni. E quattro punti sono anche quelli che farebbero la differenza tra lo stare sotto o sopra la soglia del 42%, al netto di quanto andrà a raccogliere il centrosinistra. In ogni caso, Meloni ha assicurato agli alleati che non imporrà accelerazioni unilaterali verso il voto, e che l’ipotesi di arrivare fino in fondo alla legislatura, segnando un altro record storico, non l’ha ancora scartata. Per confermare agli alleati di non aver già deciso, la premier si è affidata ad una intervista della sorella Arianna, che ha issato Giorgia a «prima leader della Terza Repubblica», ovvero di una fase politico-istituzionale in cui le legislature arrivano sino in fondo grazie alla stabilità fissata anche attraverso la nuova legge elettorale.
Il più combattivo nel chiedere di arrivare sino alla scadenza naturale di settembre 2027 è il capo di Forza Italia, Antonio Tajani. Mentre c’è qualche spiraglio per portare Matteo Salvini sulla strada del voto a maggio. Il capo della Lega ieri è stato chiaro: sulla legge elettorale «abbiamo fatto la nostra parte», ora sull’Autonomia differenziata «bisogna andare in fondo altrettanto rapidamente». Nessuno in realtà conferma che si tratti di un’apertura all’ipotesi del voto anticipato, e lo stesso Salvini nei giorni scorsi ha negato lo “scambio” tra election day ed Autonomia. E d’altra parte non è certo comodo e agevole per Meloni indurre lo scioglimento delle Camere vantando come ultimo atto un provvedimento che allarma il Sud, granaio di voti di FdI.
Intanto la strategia per arginare Vannacci ieri si è arricchita di un tassello importante: FdI ha chiuso un accordo elettorale con "Sud chiama Nord" di Cateno De Luca, che potrà formare una componente parlamentare nel gruppo Misto alla Camera con un paio di “prestiti”, tra cui uno dovrebbe essere il meloniano siciliano Luca Sbardella e l'altro l'ex FdI Manlio Messina, che si uniranno a Francesco Gallo, così da consentire a ScN di raccogliere solo 1.500 firme anziché le 6mila previste dalla nuova legge elettorale.
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