
Pubblichiamo l’intervento di Jacopo Fo nel contesto del dibattito con Sergio Liotti e Matthias Martelli, durante la manifestazione “Portici di carta”, a Torino, il 10 ottobre, alle ore 15.
Mio padre aveva una grande ammirazione per Papa Francesco, tanto che realizzò il video dello spettacolo “Francesco Lu Santo Jullare” in italiano invece che in dialetto padano, apposta per il Papa.
Prima di morire si dedicò poi alla realizzazione di uno spettacolo su Darwin incentrato sull’incredibile miracolo della vita.
Era restato molto impressionato da un video che descriveva come le formiche, minacciate dall’esondazione di un torrente che stava per sommergere il formicaio, costruissero con i loro corpi una zattera capace di galleggiare e di aggrapparsi poi alla riva, permettendo la salvezza di tutta la colonia.
Un’operazione complessa. Insieme a mio padre ci chiedevamo come fosse possibile che insetti così minuscoli, che non avevano mai sperimentato un’inondazione, potessero realizzare una cosa simile.
Osservando la natura, è facile capire che la cooperazione è un elemento essenziale dell’evoluzione, ben più importante della competizione.
L’unione è più importante della contrapposizione.
E questa visione è centrale nello spettacolo su San Francesco, che racconta di quando il Giullare di Dio si recò a Roma per chiedere a Papa Innocenzo III il riconoscimento della regola del suo ordine.
Pare che il Papa non dimostrasse grande stima per quest’uomo vestito di stracci e gli consigliò di andare a predicare ai porci. Francesco scelse la mitezza e, a quanto pare, prese il consiglio derisorio del Papa come la proposta di un’esperienza di amore. E forse ci mise pure un briciolo di ironia.
Fuori le mura di Roma vide un branco di maiali che pascolavano nel fango, si avvicinò e forse disse: “Laudato sii, o mio Signore, per sora scrofa e per frate verro…”
La gente che passava di lì guardava incuriosita quel frate che se ne stava in mezzo al fango a parlare con i maiali, e pareva che quelli lo ascoltassero con grande interesse.
E ancor di più si meravigliarono quando Francesco iniziò ad abbracciarli e a baciarli, imbrattandosi il saio e il corpo di fango ed escrementi.
E altrettanto restò sconcertato il Papa, quando vide il Santo di Assisi tornare da lui sgocciolante di liquami e desideroso di abbracciare anche il Papa, per esprimergli la gratitudine che provava per lui, che gli aveva ordinato di rivolgersi a quelle creature, così belle anche se un po’ puzzolenti.
La domanda che ci suggerisce questo racconto è molto attuale.
Oggi gran parte dell’umanità è preda della malattia dell’odio, della violenza più orribile, della paura, della mancanza di speranza, del disprezzo per la pietà e la carità.
Sono giorni di terrore per chiunque abbia a cuore la vita umana…
La risposta di gran parte dei pacifisti è la contrapposizione: rispondere ai fantasmi della paura e dell’odio con la razionalità, indicare la follia dei leader che stanno insanguinando la terra.
Certamente denunciare i crimini è giusto e indispensabile.
Ma oggi è necessario fare di più.
Perché il fanatismo dell’odio è una malattia che impedisce ogni obiettività. Non riesci a smuovere le coscienze di chi sostiene la tortura e il genocidio se usi solo parole giuste, prove inoppugnabili. E non riesci a smuovere l’indifferenza della “maggioranza silenziosa”, che non sente il dolore degli altri.
In questi mesi ho girato molto per l’Italia, partecipando a convegni e festival, e ovunque ho incontrato persone che propongono di affiancare alla denuncia dell’orrore la rivoluzione della gentilezza e del sorriso. E non sta succedendo solo in Italia.
Molti sorridono increduli, ascoltando le parole di Lady Gaga o dello scrittore sudcoreano Kim Ho-Yeon. Uno scrittore che vende milioni di copie in tutto il mondo con i suoi romanzi che parlano della potenza creatrice della gentilezza e della solidarietà.
Ma che sciocchezza, dicono in molti, ci vuole ben altro per fermare le guerre.
Queste persone sono convinte che tutto si svolga sul palcoscenico mediatico e nelle retrovie delle colossali speculazioni finanziarie.
È potente l’idea che le azioni quotidiane di noi formiche umane siano irrilevanti.
Non ci si rende conto che, per ogni crimine che i media raccontano, ci sono milioni di piccoli gesti di gentilezza invisibili.
Puoi immaginare cosa sarebbe l’Italia se i volontari della solidarietà, che sono almeno 3 milioni, si fermassero?
E quanto pesano le persone che nella loro vita quotidiana spargono gesti di gentilezza?
Incontrare una persona che ti sorride non è irrilevante.
Molte ricerche scientifiche dimostrano che, se per strada incontri lo sguardo di una persona sconosciuta e le sorridi, il tuo corpo aumenta la produzione degli ormoni del benessere.
Sorridere e ricevere sorrisi fa bene alla salute. Ce lo dice la scienza.
Le mie giornate sono diverse quando trovo la forza di lasciare che l’amore per la gente superi la tendenza all’indifferenza. La gentilezza è una droga che dà assuefazione.
Sorridi agli sconosciuti, saluti la cassiera del supermercato e la ringrazi, fai le boccacce ai bambini, cedi il passo, dici una battuta mentre sei in fila alle poste e, se trovi una persona scortese, le auguri una buona giornata comunque.
Il sorriso, la gentilezza sono uguali per tutti e quasi tutti capiscono questo linguaggio.
Inoltre il sorriso è infettivo. Una ragazza mi ha raccontato che, nel grande ufficio dove era arrivata come segretaria, si trovava male perché nessuno salutava. E lei ha iniziato a entrare in ufficio ogni mattina salutando e sorridendo. Dopo un mese le altre segretarie hanno iniziato a salutare e sorridere. Dopo due mesi il virus ha contaminato anche i manager.
Kim Ho-Yeon ha detto: «Oggi il più grande atto di coraggio è la gentilezza. È l’unica opzione possibile».
Dai, sorridi anche tu!
Unisciti alla guerriglia dei fiori.
Buona giornata!!!
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