Pace, scuola, casa. I giovani europei vanno presi sul serio

di Paolo Borrometi
Le proteste di queste settimane pongono questioni fondamentali. Temi che riguardano anche il nostro Paese, dove si investe poco nell’edilizia scolastica e in quella abitativa, mentre le aule parlamentari vengono militarizzate per la fiducia sulla legge elettorale
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October 10, 2026
Pace, scuola, casa. I giovani europei vanno presi sul serio
Studenti liceali protestano a Parigi per chiedere più investimenti nell'istruzione / Fotogramma
Le ragazze e i ragazzi tornano a prendersi le piazze. Accade in Francia, in Spagna e in Germania. È la protesta generazionale che dà nuovo slancio alla loro voglia di contare nelle società del Vecchio Continente. “Next generation Europe” la si potrebbe definire. Certo, numericamente i giovani non contano più così tanto come nel ’68 dello scorso secolo, ma la voglia di farsi sentire sta entrando nelle piazze. E giudicare solo alcuni atti violenti, certamente da condannare, non restituisce la marea montante. Anzi rischia, ancora una volta, di far guardare il dito e non la luna. Dalla casa alla scuola, dalla crisi abitativa fino all’istruzione per arrivare al tema della pace. Sono i segni di emergenze che stanno divorando molte metropoli europee e, soprattutto, la conclamata crisi della politica, oramai incapace di dare risposte alle istanze sociali primarie. E finisce per accentuare il bieco populismo. I giovani esortati più volte da Papa Francesco a non farsi rubare la speranza, non diventare «pensionati della vita». Stesso invito di Papa Leone, quando chiese di essere «luce e artigiani di pace» in un mondo ferito. I pontefici, tra i pochi a credere davvero nei giovani, a confrontarsi con loro in molteplici raduni e incontri.
In queste settimane un’onda lunga attraversa l’Europa, un filo rosso che parte dalla Francia, dove la miccia si è accesa in sordina il sette settembre con il blocco del liceo Théodore-Monod di Le Rheu, vicino Rennes. Il casus belli è stato una rentrée caotica, orari scolastici definiti incoerenti, le classi sovraffollate (tra i livelli più alti d’Europa), la carenza di risorse destinate alle scuole pubbliche. Gli studenti non ci stanno, perché tutto ciò testimonia una mancanza di rispetto intollerabile nei loro confronti. E simbolo di ciò che considerano disprezzo è persino la mancanza di carta igienica nei bagni scolastici. È così che le piazze si sono moltiplicate, riempite ed infiammate con richieste concrete, riassunte in quella complessiva di “più risorse per la scuola pubblica” che ha portato l’Union étudiante a comunicare che non si fermeranno finché non ci saranno dieci miliardi sul tavolo.
Proteste, come quelle iberiche. Qui la miccia è lo sfratto dell’ottantasettenne Maricarmen Abascal dall’appartamento in cui viveva da decenni, purtroppo morta tre giorni fa. E quell’immagine ha riempito di tende la Puerta del Sol , la piazza più celebre di Madrid. Giovani che protestano per i più fragili e vulnerabili, oltre che per sé. Erano cento la prima notte, secondo stime accreditate sono già più di tremila. E urlano slogan particolarmente coinvolgenti, come quello dei mazzi di chiavi in mano: «Non sono le mie chiavi ma quelle di mia madre». Fanno presa, così come presa fa la definizione di “Fondi avvoltoio”, ovvero le società immobiliari che comprano, sfrattano e affittano a turisti. Minacciano che «non ce ne andremo fino a che non avremo risolto il problema della casa», annunciano di essere «mezzo milione in tutta la Spagna». Intanto ad andarsene è stato il Governo Sanchez, battuto al Congresso proprio sui decreti (che aveva fortemente voluto) con lo stop agli sfratti per i soggetti vulnerabili.
Non ne è immune la Germania, dove il fronte è la leva militare. Per adesso rimane volontaria, ma la visita obbligatoria ha dato il via alle proteste. Il piano del governo Merz prevede che, se gli obiettivi di arruolamento per raggiungere i 260.000 soldati non dovessero essere soddisfatti tramite i soli volontari entro il 2027, ci sarà lo scatto automatico di estrazioni a sorte tra i soggetti dichiarati idonei durante le visite mediche. Così decine di migliaia di giovani sono scesi in piazza nelle principali città tedesche protestando contro la militarizzazione della gioventù , al grido del «Non parteciperemo alle vostre guerre».
Pace, casa, scuola. Conoscere, avere un tetto sopra la testa e non morire in guerra. Temi affatto lontani dal nostro Paese, in cui si investe troppo poco nell’edilizia scolastica, in quella abitativa, mentre le aule parlamentari vengono militarizzate per la fiducia sulla legge elettorale. Non certamente tra i problemi avvertiti come più urgenti dai cittadini. E soprattutto si fa poco, troppo poco, per colmare il gap delle diseguaglianze. Così torna alla mente don Milani, in Lettera ad una professoressa : «Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali».

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