La ministra Calderone: «Riqualifichiamo il lavoro. Sul salario giusto un'alleanza con le parti sociali»
L'intervista: «Va cambiata
la narrazione: la crescita dei posti fissi supera quella degli occupati totali, le ispezioni sono salite del 50%. E abbiamo tutele che in Spagna si sognano». Sul dl Primo maggio: tutte le forze sociali, tranne una, l’hanno apprezzato

Chiusa per una mattina intera alla Camera dove ha riferito in aula sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, la ministra Marina Calderone fa il bilancio in questa intervista sugli ultimi dati e le misure più recenti in materia di occupazione, ma anche su 4 anni di politiche del lavoro. E indica un punto cardinale per «cambiare la narrazione» dominante sulla strategia in materia del Governo Meloni: «Puntiamo a un mondo del lavoro sempre più qualificato, anche per reggere la sfida tecnologica».
Ministra, il caldo estremo di questi giorni riaccende il dibattito sulla tutela dei lavoratori più esposti, rider in testa. Che ne pensa dell’idea di estendere anche ai lavoratori oggi esclusi dagli ammortizzatori sociali forme di sostegno economico in caso di sospensione dell’attività per alte temperature?
Ne ho parlato anche lunedì al Consiglio Epsco (riunisce i ministri di lavoro, politiche sociali e salute, ndr ) a Lussemburgo: gli effetti del cambiamento climatico sui luoghi di lavoro sono da considerarsi un rischio strutturale, soprattutto nei settori più esposti. Siamo già intervenuti nell’ultimo Consiglio dei ministri: su mia proposta, è stato reintrodotto l’accesso alla Cig ordinaria senza incidere sul periodo massimo previsto. Nel 2025 un percorso condiviso con le parti sociali ci ha portato a un protocollo quadro sulle emergenze climatiche; ed è certamente possibile immaginare un tavolo di confronto per l’estensione della protezione anche a categorie oggi non coperte.
La Cgil lamenta che con il “salario giusto” inserito nel recente decreto Primo maggio si rischia di far rientrare dalla finestra i “contratti-pirata”. Perché avete scartato invece il salario minimo? Ci sono, forse, forze economiche di cui parte della maggioranza non vuole alienarsi il consenso?
Alla visione di un solo sindacato bisogna contrapporre il giudizio quasi unanime di tutte le parti sociali. Individuare il Tec (Trattamento economico complessivo, ndr ) come parametro per il salario giusto e affidare un ruolo primario ai contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative (che coprono il 95% circa dei rapporti di lavoro) significa aver dato nuove tutele ai lavoratori e maggiori certezze alle imprese. Se ne parla dal Patto della fabbrica e il dato concreto è che a realizzare questo principio sia stato un governo di centrodestra. Nel merito, si tratta di un cambiamento epocale, non a caso salutato favorevolmente da tutte le forze sociali. Tranne una. Credo che si debba prendere atto che l’interesse del governo è solo e unicamente quello dei lavoratori e delle famiglie.
I sindacati confederali hanno un’intesa per confrontarsi con le associazioni imprenditoriali su salari, rappresentanza e contrasto al “dumping”. Ma sul Tec i tre sindacati rimangono contrari alla definizione per legge prevista dal dl. Si può trovare una mediazione con la posizione del Governo?
Il decreto indica il Tec composto dalle voci fisse e continuative, dirette e indirette e differite, ma rimanda al dialogo tra le parti sociali la sua determinazione. C’è chi vuole fissare per legge il salario minimo e chi invece crede nella contrattazione collettiva, elemento costitutivo del nostro mercato del lavoro di cui dobbiamo andare fieri e da tutelare. Il decreto va proprio in questa direzione e i sindacati hanno condiviso la valorizzazione della buona contrattazione.
L’occupazione è al massimo storico, ma continua la fuga di tanti giovani (tra il 2011 e il 2024 630mila quelli che hanno lasciato l’Italia) per effetto dei bassi salari e della scarsa qualità del lavoro. Che cosa state facendo per invertire questa situazione?
Il decreto Primo maggio e il salario giusto sono parte della strategia. L’inversione del trend rispetto ai salari c’è: per Istat la retribuzione oraria media nel primo trimestre 2026 è cresciuta del 2,6% sul 2025. È in larga parte determinata dal rinnovo dei contratti. Sostenere la contrattazione collettiva e detassare gli aumenti, come abbiamo fatto nell’ultima legge di Bilancio, mira a tale scopo. Il recupero del potere d’acquisto perso in un decennio, però, richiede tempo. Il nostro obiettivo è creare le condizioni per fare esperienza all’estero, conoscere altri sistemi e tornare. Anche perché il mercato del lavoro italiano, oggi, chiede lavoratori che non trova. Proprio l’idea, contenuta nel dl, di legare gli incentivi - in gran parte per giovani e donne - al Tec qualitativamente “migliore” va nella direzione di dare più tutele, opportunità e risorse ai più giovani. È un cambiamento culturale, normativo ed economico molto rilevante.
Sul caporalato, causa anche della recente strage di Amendolara, interviene quasi solo la magistratura, specie nelle grandi città come Milano. Eppure molte situazioni sono sotto gli occhi di tutti. Perché i servizi ispettivi non riescono ad andare oltre singoli casi?
Il fenomeno è complesso e mutevole. E il servizio ispettivo sta svolgendo un grande lavoro: le verifiche sono passate da circa 100mila nel 2022 a oltre 157mila, un incremento superiore al 50%. Tutte le inchieste della magistratura si basano sull’attività di vigilanza a cui collaborano carabinieri del Comando tutela del lavoro, Ispettorato nazionale del lavoro, Inail e Inps. L’ultimo caso nel distretto tessile di Prato racconta di come le norme introdotte da questo governo stiano cambiando la percezione comune. Per la prima volta, il quadro indiziario è stato definito grazie alla collaborazione dei lavoratori cinesi, a cui potremo permettere di accedere a protezione, assegno di inclusione e accompagnamento al lavoro grazie alle modifiche del Testo unico sull’immigrazione.
Al di là dei contratti a termine, le altre forme di lavoro precario non nascondono un livello troppo basso di tutele? C’è qualcosa che va rivisto?
Nel mondo del lavoro c’è sempre qualcosa da rivedere perché segue le evoluzioni, che oggi sono tante e rapide. La prima riguarda la composizione: dopo 4 anni di mandato, in Italia ci sono 1,2 milioni in più di contratti a tempo indeterminato. La crescita del posto fisso, come si diceva un tempo, ha superato quella degli occupati nel periodo (1,1 milioni) perché sono diminuiti i contratti a termine. Dovremmo cambiare la narrazione. Dopo i moltissimi interventi fatti - dagli incentivi per l’occupazione stabile alla formazione e la promozione della sicurezza sul lavoro, dal tetto a 12 mesi per l’uso dei tirocini extra-curriculari nello stesso gruppo di imprese al mantenimento in graduatoria dei lavoratori con disabilità fino a quando non hanno un contratto stabile – il nostro obiettivo è la qualificazione del mondo del lavoro italiano. Anche se già offre tutele che altri sistemi, a partire da quello spagnolo, neanche sognano. Dobbiamo andarne fieri.
Con l’avvento dell’intelligenza artificiale si teme negli anni una caduta o una riconversione dei posti di lavoro. State predisponendo un piano?
Siamo davanti a una rivoluzione industriale che cambierà il mondo del lavoro e l’Italia è, in questo caso, decisamente avanti nel proporre strategie che tengano l’uomo al centro. Siamo tra i primi paesi a recepire l’AI Act e ad avere un osservatorio sul suo impatto nel mondo del lavoro, incardinato proprio al ministero. Cosa accadrà non lo sappiamo con certezza, ma possiamo analizzare le tendenze e farci trovare pronti.

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