Viaggio. Papa Francesco in Egitto: motto e logo nel segno della pace


Stefania Falasca venerdì 31 marzo 2017
Il Papa sarà al Cairo il 28 e 29 aprile, accogliendo gli inviti di Al-Sisi, della Chiesa cattolica locale, della Chiesa copta e dall'Università teologica sunnita di Al-Azhar
Il Papa con il Grande Imam della Moschea di Al Azhar, el-Tayyib

Il Papa con il Grande Imam della Moschea di Al Azhar, el-Tayyib

"Il Papa della pace nell'Egitto della pace": questo il motto della visita che il Papa compirà in Egitto il 28 e 29 aprile prossimi. Lo rende noto il sito internet della Chiesa cattolica egiziana. Francesco è raffigurato, sullo sfondo delle piramidi e del fiume Nilo sormontate dalla Mezzaluna musulmana e dalla Croce cristiana, e accanto ad una colomba simbolo di pace, mentre sorride e benedice.


«L'Egitto accoglie con favore questa visita che contribuirà a radicare il messaggio dell’islam basato sulla tolleranza e sul dialogo fra tutte le religioni e a rinunciare al linguaggio della violenza e dell’estremismo». Dal Cairo, Alaa Youssef, portavoce del presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, ha voluto sottolineare l’importanza del viaggio che papa Francesco compirà nella Repubblica araba d’Egitto dal 28 al 29 aprile, annunciato dalla Sala Stampa vaticana. Proprio la visita-lampo nell’infuocata area del Medio Oriente inaugurerà la serie dei viaggi internazionali per l’emergenza della «pace a pezzi» annunciati dal Papa nel corso di quest’anno.

Primo in agenda risulta così anche l’impegno ecumenico e interreligioso, che segna il carattere di questa uscita in Egitto. Tutti, non solo la gerarchia cattolica, hanno chiesto con insistenza la presenza del Papa. È significativo infatti che gli inviti per la realizzazione della visita siano giunti unanimi non solo dai patriarchi della Chiesa cattolica e della Chiesa copta ortodossa, la più grande delle comunità cristiane del Medio Oriente. Assieme a quella di Al Sisi, la richiesta della presenza di Francesco è partita anche da Ahmed El-Tayyb, il grande imam di Al-Azhar, massimo esponente del più autorevole centro teologico sunnita. L’imam e il Papa si erano incontrati in Vaticano il 23 maggio 2016, rilevando il grande significato di quel nuovo incontro dopo anni di crisi, nel quadro del dialogo fra la Chiesa cattolica e l’islam. E si erano intrattenuti sul tema del comune impegno delle autorità e dei fedeli delle grandi religioni per la pace nel mondo, il rifiuto della violenza e del terrorismo, la situazione dei cristiani nel contesto dei conflitti e delle tensioni nel Medio Oriente e la loro protezione.

Il Papa con il Grande Imam della Moschea di Al Azhar, el-Tayyib

Il Papa con il Grande Imam della Moschea di Al Azhar, el-Tayyib


Proprio nell’ateneo di Al-Azhar si è preparato il terreno alla venuta del Papa, con la presenza il 22 e 23 febbraio del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, che ha preso parte al simposio sul tema «Libertà e cittadinanza: diversità e integrazione». I lavori, ai quali avevano preso parte personalità religiose, accademiche e scientifiche cristiane e musulmane, si erano conclusi con l’adozione di una «Al-Azhar’s Declaration for the Muslim-Christian Coexistence». In quell’occasione il Papa copto Tawadros II aveva affermato che «la religione dovrebbe essere parte della soluzione e non del problema. L’ignoranza degli insegnamenti religiosi è il motivo principale dell’adozione di visioni estremiste e radicali».

«Ci siamo trovati d’accordo nel valutare la gravità della situazione di violenza e anche la necessità di trasmettere valori alle giovani generazioni – aveva evidenziato il cardinale Tauran –. Abbiamo cercato insieme le cause della violenza: tutti ci siamo trovati, tutti, d’accordo – soprattutto i musulmani – nell’affermare che non è lecito invocare la religione per giustificare la violenza. Dobbiamo continuare su questa strada: più la violenza aumenta – ed è grave – più è necessario moltiplicare questo tipo di incontri» che «sono veramente doni che si fanno all’umanità, perché dimostrano che esiste la possibilità di lavorare insieme. Quello che invece vogliono i terroristi è dimostrare che non è possibile vivere insieme con i musulmani; noi affermiamo il contrario».

Respingere ogni forma di fanatismo, estremismo e violenza in nome della religione; promuovere la conoscenza reciproca, i valori comuni e il dialogo: è quanto hanno auspicato il centro per il dialogo di Al-Azhar e il Pontificio Consiglio, e certamente saranno i motivi conduttori anche di questo viaggio. Nel quale sarà messo al centro pure il conforto per le comunità cristiane duramente provate – anche recentemente – dalla violenza jaidista. La visita resterà circoscritta al Cairo, dove il Papa incontrerà i leader e le comunità delle diverse componenti religiose.

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: