lunedì 30 ottobre 2023
Durante la Messa che ha chiuso la XVI Assemblea generale del Sinodo dei vescovi il richiamo al valore della fraternità. Il pensiero alle vittime della guerra e a chi è schiacciato dalla solitudine
Un momento della Messa di chiusura del Sinodo

Un momento della Messa di chiusura del Sinodo - Reuters

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Tutto ha radice nell'amore a Dio. E verso i fratelli. Un amore che si traduce nel servizio alla Chiesa e all'umanità, soprattutto quella ferita. Nel'omelia della Messa che ha concluso la XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, il Papa ha ripercorso il cammino percorso dall'inizio dei lavori sulla sinodalità, il 4 ottobre scorso. Un itinerario, ha osservato Francesco, che è stato occasione per tracciare l'identità della Chiesa da sognare, che si desidera. Cioè «una Chiesa serva di tutti, serva degli ultimi. Una Chiesa che non esige mai una pagella di "buona condotta", ma accoglie, serve, ama. Una Chiesa dalle porte aperte, "porto di misericordia». Ma per arrivarci non bisogna avere fretta, si devono accettare i termpi dello Spirito, seguire i suoi inviti al cambiamento ma nei modi che indica Lui, senze cedere ai personalismi. «Magari abbiamo davvero tante belle idee per riformare la Chiesa - ha continuato il Pontefice nella Basilica vaticana -, ma ricordiamo: adorare Dio e amare i fratelli col suo amore, questa è la grande e perenne riforma. Essere Chiesa adoratrice e Chiesa del servizio, che lava i piedi all'umanità ferita, accompagna il cammino dei fragili, dei deboli e degli scartati, va con tenerezza incontro ai più poveri».

E qui il pensiero va «a quanti sono vittime delle atrocità della guerra; alle sofferenze dei migranti, al dolore nascosto di chi si trova da solo e in condizioni di povertà; a chi è schiacciato dai pesi della vita; a chi non ha più lacrime, a chi non ha voce». E «penso – aggiunge il Papa - a quante volte, dietro belle parole e suadenti promesse, vengono favorite forme di sfruttamento o non si fa nulla per impedirle». È un peccato, un grave peccato.


Il Papa durante la Messa di chiusura del Sinodo

Il Papa durante la Messa di chiusura del Sinodo - Reuters


Il Sinodo dunque, nella sua prima fase (la prossima si svolgerà nell'ottobre 2024) ha ragionato sull'oggi della Chiesa e su come rifomarla, partando da due principi, da due verbi: adorare e servire. Elementi base, da cui partire per sperimentare «la tenera presenza del Signore e la bellezza della fraternità». Uno stile, quest'uitimo, che allo stesso tempi è un obiettivo. «Oggi non vediamo il frutto completo di questo processo - avverte il Papa -, ma con lungimiranza possiamo guardare all’orizzonte che si apre davanti a noi: il Signore ci guiderà e ci aiuterà ad essere Chiesa più sinodale e più missionaria, che adora Dio e serve le donne e gli uomini del nostro tempo, uscendo a portare a tutti la consolante gioia del Vangelo»


Tutto parte dall'amore dunque. Un giorno, ha ricordato il Papa all'Angelus, santa Teresa di Calcutta a un giornalista che le chiedeva se con quello che faceva si illudesse di cambiare il mondo, disse: «Io non ho mai pensato di poter cambiare il mondo! Ho cercato soltanto di essere una goccia di acqua pulita, nella quale potesse brillare l’amore di Dio».







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