sabato 14 aprile 2012
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La mia esperienza politica si è svolta nei partiti: non la rinnego né concepisco una democrazia senza il pluralismo delle forze politiche. Non potrebbe esistere. Per questi motivi credo che sia necessario un finanziamento pubblico ai partiti, purché sia rigorosamente trasparente; sia condizionato alla certificazione esterna dei bilanci; sia erogato a condizione che vi siano procedure democratiche nella vita interna, nelle scelte politiche e in quelle delle candidature alle elezioni, compresa la rappresentanza di entrambi i sessi. Queste decisioni sono necessarie e urgenti ed è positivo che su di esse sia stata trovata un’intesa tra le forze politiche che sostengono il governo Monti. Non sono tuttavia più convinto che siano da sole sufficienti a ricreare un clima di fiducia tra cittadini e partiti. Si rendono indispensabili altri atti, anche simbolici. Il primo: è necessario che i partiti chiedano scusa ai cittadini, per il cattivo uso fatto dei rimborsi elettorali, per le norme che ne hanno consentito usi discrezionali e talora illegali. Non si tratta di fare di tutta l’erba un fascio: le responsabilità sono certamente diverse. C’è chi, come il Pd, ha già scelto controlli esterni di società di certificazione riconosciute e chi gestisce i finanziamenti con agenzie pressoché 'familiari'; c’è chi ha commesso reati e chi, al massimo, ha offerto insufficiente trasparenza. Ma la responsabilità per avere assecondato pessime norme, che rendono possibili usi distorti, è generale e nasconde una visione autoreferenziale e un po’ arrogante del ruolo dei partiti. Secondo: la cifra dei rimborsi elettorali è eccessiva e non più sopportabile dall’opinione pubblica. È un momento di crisi: le famiglie sono in difficoltà. La gran parte dei giovani è precaria o senza lavoro. Persone di cinquant’anni si trovano senza occupazione e il momento della pensione si è allontanato. Gli stessi parlamentari si sono ridotti le indennità e hanno abolito il vitalizio. I partiti non possono tirare a campare, come se niente fosse. Non ci sono le condizioni o più semplicemente non si ritiene giusto ridurre la cifra dei rimborsi? Si stabilisca almeno, con una norma transitoria, che per tre anni ne verrà erogata una quota minore. Poi si vedrà, ma intanto una parte di risorse verranno destinate ad altre finalità e soprattutto si inizierà a ricostruire un clima di fiducia tra partiti e cittadini. Un’ultima considerazione, su un altro aspetto decisivo per la democrazia come la nuova legge elettorale: non si dia neppure l’impressione di pretendere una delega in bianco ai partiti per scegliere dopo il voto le alleanze di governo. Non sarebbe sopportabile neanche se esistessero ancora i partiti della Prima Repubblica. Partiti di massa, con forti identità valoriali, con un radicamento diffuso nel territorio non potranno più tornare. Abbiamo forze politiche più fragili e comunque i cittadini vogliono contribuire, con il loro voto, a scegliere sia i rappresentanti nelle istituzioni che le maggioranze di governo. Non capirlo potrebbe essere l’ultimo errore, quello a cui non ci verrebbe permesso di porre rimedio.
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