domenica 15 febbraio 2009
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Mi pare che nella settimana entrante dovrebbe esser nominato dalla preposta e travagliatissima Commissione parlamentare di Vigilanza il nuovo Consiglio di amministrazione Rai. Si tratta di posti ambiti, per prestigio e potere. Spero che i candidati che in queste ore si stanno dando da fare per essere scelti, abbiano più magone per la gravità dell’impegno che cupidigia per gli onori. La Rai, infatti, oltre ad essere un’azienda che come tutte le altre ha necessità di manager capaci e di ' cure' adeguate ai tempi, ha un ruolo chiave nel nostro Paese che pare navigare tra varie tempeste, a rischio di reale naufragio. Saranno seduti in posti esposti sul ponte di comando. Esposti, dunque, pure ai venti difficili di questo periodo. La forza di intervento, di indirizzo, di servizio che ha la Rai sulle opinioni, sul sentimento delle cose e sulla conoscenza dei fatti è imponente. In genere, le polemiche intorno ai programmi Rai nascono per risentimenti o per scorrettezze in campo politico. E allora quell’onorevole si infuria, il talaltro difende, e sembra che Viale Mazzini sia una succursale di tensioni e pasticci dei palazzi della politica. Non c’è da scandalizzarsene più di tanto. La politica necessita di una parte di teatralità e la Rai con i suoi vari conduttori e programmi presta il palcoscenico. Però è scandaloso se la politica si occupa tanto di se stessa e nel pensare alla Rai non si occupa della sua generale influenza sul Paese. Ci sono altre questioni magari meno appariscenti e che però devono interessare i nuovi consiglieri. Questioni sulle quali, a mio avviso, nuovi o vecchi consiglieri devono essere giudicati. Tre esempi. Nelle settimane scorse l’Italia si è vivacemente accesa intorno a una questione importantissima che riguarda il valore della vita, la morte ecc. Quanti cittadini, se interrogati oggi, sosterrebbero che hanno avuto dalla Rai un efficace servizio di informazione e di cultura intorno a tale faccenda? Al di là dei dibattiti spesso fumosi, o delle prese di posizione bloccate in sterili dialettiche, quale servizio di reale aiuto alla conoscenza delle questioni in gioco ha svolto l’editore pubblico? È stata sì presente la Rai, e salvo forse alcune eccellenti eccezioni, lo è stata forse in modo sentimentaloide e politicante, affidandosi spesso a giornalisti faziosi, non favorendo la conoscenza del dibattito scientifico e giuridico. Oppure, seconda questione. Siamo sicuri che la tanto deprecata e stupida violenza che vediamo con sgomento accendere i suoi occhi gialli nel viso di tanti ragazzi non abbia nessuna relazione con il modo superficiale, ' violento' e banalizzante con cui tante volte la tv tratta le persone? Ci sono programmi che con stupidità, con volgarità e suprema noncuranza della forza d’impatto che hanno, passano sopra alla dignità delle persone, ' maciullandole' davanti ai nostri occhi. Un uso così irresponsabile del mezzo televisivo nel presentare le persone, e persino cose delicate come l’amore, la giovinezza, il sesso, non hanno davvero nessuna relazione con la banalità del male che ci sorprende in tanti atteggiamenti che degenerano in violenza? E infine: il pluralismo culturale. Che viene prima del pluralismo politico. Perché la politica sulle questioni importanti della vita è spesso muta, o parla a sproposito, o ha voci omologate. Oggi chi non la pensa come ' la maggioranza' culturale ( o meglio: come la maggioranza degli opinion leader insediati in Rai) ha davvero diritto di parola?
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