mercoledì 5 ottobre 2022
Prosegue l’avanzata di Kiev a Est e nel Sud, anche se Putin promette la stabilizzazione e si annette anche la centrale di Zaporizhzhia. Trovato un altro luogo di torture delle forze occupanti
Guerra giorno 224: il cedimento russo e le stanze degli orrori

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Il giorno 224 della guerra in Ucraina è segnato dalla progressione delle forze di Kiev nella regione di Lugansk, nel Donbass, dove numerosi insediamenti sono già stati liberati, secondo quanto riferito dall’amministrazione militare. Il presidente russo Putin promette però che tutti i territori contesi verranno stabilizzati e incorporati definitivamente nella Federazione, compresa la centrale nucleare di Zaporizhzhia che, secondo l’ultimo decreto firmato dal capo del Cremlino, ora cambia “proprietario”.

Sul campo, le forze di Mosca sembrano essere costantemente superate in termini di manovra e di organizzazione dall'esercito nemico. Come ha detto alla Bbc un funzionario occidentale, “i comandanti ucraini stanno ponendo problemi alla catena di comando russa più velocemente di quanto i russi possano rispondere”. Anche il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, parlando con il presidente Zelensky, ho elogiato “il coraggio del popolo e delle forze armate per gli impressionanti progressi nel riconquistare il loro territorio”. “La Russia deve fermare la guerra che ha cominciato – ha detto Stoltenberg –. La Nato sosterrà e intensificherà il sostegno all'Ucraina per tutto il tempo necessario”.

Sull’appoggio dell’Alleanza atlantica e degli Stati Uniti in particolare è intervenuto con toni minacciosi il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha definito “estremamente pericolose” le dichiarazioni di Laura Cooper, vice Segretario del Pentagono, circa il possibile uso di armi americane da parte di Kiev per condurre attacchi contro la Crimea. Si tratta, secondo Mosca, di “una prova del diretto coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto”.

Malgrado le rassicurazioni del presidente, in Russia cominciano a emergere voci discordanti. Il presidente della Commissione Difesa della Duma, Andrey Kartapolov, citato dal “Moscow Times”, ha esplicitamente affermato al programma tv Solovyov Live (noto per i toni propagandistici e il nazionalismo aggressivo): “Dobbiamo smetterla di mentire sulla situazione al fronte. Ora il nemico è sulla nostra terra. Tutti i villaggi di confine della regione di Belgorod sono praticamente distrutti. Lo apprendiamo da chiunque, dai governatori e dai corrispondenti militari. Ma i rapporti del ministero della Difesa non cambiano. La nostra gente non è stupida e vede che non vogliono dirle nemmeno una parte della verità: ciò può portare a una perdita di credibilità”. Ma nelle stesse ore un altro deputato, Yevgeny Fyodorov, membro di Russia Unita, il partito di maggioranza, ha detto che è il momento di usare la bomba atomica sul campo di battaglia.

I Paesi dell'Unione europea hanno intanto raggiunto un accordo politico per un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, l'ottavo dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina. La presidenza ceca ha parlato di “forte risposta della Ue all'annessione illegale di territori da parte di Putin”. Le misure potrebbero contenere anche un tetto al prezzo del petrolio importato dalla Federazione. La risposta è stata immediata: Mosca smetterà di fornire greggio ai Paesi che vogliono imporre il cosiddetto “price cap”.

La situazione resta quindi estremamente complicata. Il Cremlino sembra agitare meno la minaccia atomica (anche se ha promosso a colonnello generale il falco Kadyrov), forse consapevole che il ricatto non può avere presa poiché Washington e la Nato sono orientati a seguire la strategia adottata durante la lunga Guerra fredda. La strategia occidentale è tenere testa all’escalation verbale e segnalare sia con canali pubblici sia con canali riservati che il costo per Mosca sarebbe estremamente alto, rendendo vana la prima mossa nucleare.

Resta comunque l’incognita sulla risposta di Putin – che potrebbe non tenere conto di un calcolo razionale di costi-benefici – a eventuali, e non improbabili, nuove avanzate delle forze ucraine sia a Est sia nella zona di Kherson. Perdere una città importante di quelle “annesse” da Mosca sarebbe uno smacco troppo grande, capace inoltre di aprire le porte a una débâcle militare che solo l’arrivo dell’inverno potrebbe limitare.

Gli appelli e le iniziative per qualche azione diplomatica più incisiva si scontrano con il momento favorevole a Kiev sul campo e con le continue notizie di atrocità compiute dalle truppe russe. Nelle ultime ore, nella zona già sotto occupazione di Kharkiv, sono stati ritrovati, in un bosco e nel villaggio di Pisky-Radkivski, tracce di una camera delle torture e di tombe di persone seviziate, compresa una macabra scatola in cui erano state raccolte capsule dentarie d’oro, verosimilmente estratte ai prigionieri o agli abitanti dell’area.

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