mercoledì 28 marzo 2018
Sessanta miliardi all’anno d’interessi. E “liberarsi dagli interessi” non basta
Equità fiscale, riorganizzazione della spesa e formazione civica

Caro direttore,
grazie per l’attenzione che con il suo giornale, “Avvenire” ha dato e dà alla questione del debito pubblico. È sicuramente il problema principale del nostro Paese, da cui discendono tutti gli altri (lavoro, strutture e infrastrutture, servizi alla persona, sanità, scuola, università, ricerca... ). Uno Stato che deve spendere oltre 60 miliardi annui per pagare gli interessi sul proprio debito è chiaro che fa fatica a elevare l’erogazione delle proprie prestazioni.

Quella del debito è, però, questione complessa che richiede un impegno sistemico. Dobbiamo certamente “liberarci dagli interessi”, come ha scritto il 25 febbraio 2018, su queste pagine Luca Giovanni Piccione. Ciò è importante ma non è sufficiente! È necessario altresì ridurre e riorganizzare la spesa pubblica, anche se è vero che nonostante le importanti azioni di spending review, poste in essere in particolare dal governo Monti in poi, il debito non si è ridotto ma anzi si è accresciuto. Siamo convinti che a questo punto sarebbe importante agire su un altro fattore: l’attuazione di un equo sistema fiscale, così come previsto dall’art. 53 della nostra Costituzione.

I Padri Costituenti avevano assegnato a tale articolo la funzione di ricostruzione del Paese, prevedendo che al riempimento del cesto del fisco concorressero tutti i cittadini, nessuno escluso, in ragione della propria capacità contributiva e secondo un sistema fortemente progressivo, al fine di reperire le risorse necessarie a rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona, così come sancito dal secondo comma dell’art. 3 della Costituzione. Ma, nonostante il dettato costituzionale, sappiamo che non tutti concorrono al cesto comune. Anzi! Il debito continua a crescere anche in ragione della crescita dell’evasione fiscale e non solo della spesa pubblica. In Europa siamo il secondo Paese con il livello più alto di evasione fiscale.

È necessario sicuramente un più efficace sistema di controllo e di utilizzazione delle banche dati disponibili, ma per ridurre l’evasione, che distorce le relazioni sociali a discapito dei più deboli, è necessario innalzare i livelli di costruzione di una coscienza civile improntata a un’etica della responsabilità, impegnando fortemente e più intenzionalmente la scuola e tutti gli altri soggetti educativi, dalle famiglie ai mass media. È quanto auspicato dall’Ardep (Associazione per la riduzione del debito pubblico), che esplicita le sue proposte (anche se con scarso ascolto della politica), aggregandole intorno ai tre assi di un equo sistema fiscale, una efficace riorganizzazione della spesa pubblica e, in ultimo ma non per ultimo, una forte formazione civica all’interno di un’educazione alla cittadinanza responsabile. Sono questi, a nostro parere, i cardini degli interventi per la riduzione del debito pubblico.

I contributi al dibattito sul debito pubblico su Avvenire



Presidente Ardep e professore Ordinario di Ricerca Educativa, Università di Roma Foro Italico

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