giovedì 4 febbraio 2010
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Caro direttore,sento per l’ennesima volta i telegiornali nazionali e regionali affermare che a Milano l’inquinamento atmosferico è da svariati giorni oltre il livello di allarme. I partiti politici si esibiscono in diagnosi e prognosi di vario tipo, e francamente rimango allibito dal fatto che proprio nessuno abbia citato il telelavoro. Lavorare il più possibile vicino a casa, così come fare la spesa "a Km 0", riduce i costi e i disagi relativi all’inquinamento atmosferico e acustico. Io sono un telelavoratore, da oltre 6 anni, per una multinazionale svedese. Ah, è vero, la Scandinavia e il Nordeuropa in genere, sono più avanti di noi. Mentre da noi ci si avventura nella progettazione di nuove centrali nucleari, in Scandinavia si vuole arrivare entro il 2020 a utilizzare unicamente energia pulita (solare, fotovoltaico, eolico e geotermico). Tornando al telelavoro… Io ho un impiego part-time, 25 ore la settimana su 5 giorni di 6 (cioè a settimane alterne lavoro il sabato o il mercoledì). Dovendo fare i conti con la disabilità (ho 51 anni e ne avevo solo uno quando fui colpito dalle crisi convulsive), poter lavorare a casa è una grande opportunità. Almeno nel mio caso, non è vero che il telelavoro isoli. Durante la settimana, due sere vado in palestra e un’altra ho le prove del coro parrocchiale. Se considero che non sopporto spese e perdita di tempo per lo spostamento da casa all’ufficio e viceversa, posso tranquillamente affermare di vivere decisamente meglio, contribuendo inoltre a ridurre l’inquinamento. È chiaro che non tutti i lavori possano essere svolti dal proprio domicilio, ma per quale motivo io dovrei fare chilometri di coda ogni giorno per rispondere ai clienti via telefono, mail o chat, quando posso farlo comodamente da casa? Se, invece di un ecopass (ovvero chi ha i soldi può inquinare più di chi non ne ha) si facesse pagare una tassa alle aziende che concentrano personale dipendente in un’unica sede e si utilizzassero questi soldi per incentivare il telelavoro, credo che staremmo meglio tutti. Una volta si diceva "meglio prevenire che curare". A me pare invece che anche solamente un giorno di sforamento dei limiti di inquinamento, non possa più considerarsi una prevenzione. Incentivando comportamenti responsabili (acquisti e lavoro il più possibile vicini al chilometro 0), quanto inquinamento  in meno si produrrebbe?

Fabrizio Dalla Villa, Villasanta (Mb)

Se non tutti i lavori possono essere svolti a casa propria, è pur vero - e la sua esperienza caro Dalla Villa è, al riguardo, esemplare - che tanti non patirebbero alcun inconveniente dall’assenza di un ufficio tradizionale. Lo sviluppo della telematica e la diffusione della «banda larga» (anche se il nostro Paese resta al riguardo lontano dai vertici delle classifiche internazionali) sottraggono la produzione di beni immateriali, come sono una parte ragguardevole dei prodotti e dei servizi dell’economia moderna, dalla necessità di un luogo fisico in cui accentrarsi. Elaborazione dati, le tante forme di assistenza telefonica o via mail e chat (proprio il suo caso), telemarketing e teleprenotazioni, professioni legate al Web, lavori di creatività intellettuale... sono solo alcune delle attività per svolgere le quali basta un computer dotato di programmi appropriati e una linea Adsl. I vantaggi sono indiscutibili: vita più tranquilla, risparmio sia per l’azienda che non deve attrezzare un posto di lavoro per ciascun dipendente, sia per il lavoratore che «guadagna» il tempo degli spostamenti casa-lavoro. Come lei stesso nota, i rischi di isolamento sono più legati al carattere del singolo che non alla modalità del lavoro. Se uno è socievole, non sarà il telelavoro che lo trasformerà in un solitario scorbutico e anzi, una vita meno stressata probabilmente si rifletterà positivamente anche sulle relazioni familiari e amicali. E poi non va trascurato – questo lo spunto della sua lettera – il vantaggio per l’ambiente, grazie al consistente numero di auto che potrebbe rimanere in garage, alleggerendo gli intasamenti che quotidianamente si producono in ingresso e uscita dalle grandi città in coincidenza con le estremità degli orari d’ufficio. Non da ultimo, e anche in questo caso lei ci fornisce la prova, il telelavoro offre una concreta opportunità di azzeramento per tanti handicap che limitano la mobilità o riducono l’autonomia. A casa questi non pesano.Il bilancio è quindi di tanti vantaggi e di poche controindicazioni. Eppure il telelavoro è ancora poco valorizzato dalle nostre aziende ed è anche scarsamente incoraggiato dai sindacati. I motivi addotti sono vari, ma è difficile cancellare l’impressione che all’origine ci sia una certa dose di pigrizia mentale e, nel caso dei sindacati, il timore di allentamento della solidarietà tra colleghi di lavoro e, dunque, di perdita di forza contrattuale. Credo però che le opportunità e i vantaggi siano da considerare con la giusta attenzione. E la sua esperienza, gentile lettore, dimostra che certe forme d’innovazione non sono sempre e solo funzionali alla riduzione del protagonismo umano, ma possono rivelarsi davvero utili per elevare la qualità del lavoro e la sua sostenibilità sul piano personale, familiare e comunitario.
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