L'ospite. Suicidio assistito e pena di morte: radicale contraddizione del pentobarbital


Mario Marazziti * sabato 11 marzo 2017
C’è una parola che unisce due storie che apparentemente non hanno nulla in comune, e che attraversano la coscienza di tanti in questi giorni. Pentobarbital.
Suicidio assistito e pena di morte: radicale contraddizione del pentobarbital

Caro direttore,

c’è una parola che unisce due storie che apparentemente non hanno nulla in comune, e che attraversano la coscienza di tanti in questi giorni. Pentobarbital. Tanti hanno imparato a conoscerla, seguendo con angoscia e partecipazione la tragica vicenda di Fabiano Antoniani. È il farmaco usato per il suo suicidio assistito nella clinica azzurra di moduli prefabbricati Dignitas. In tanti abbiamo appreso particolari che non sapevamo. Per esempio che il protocollo utilizzato è quello di un antivomito somministrato alla persona, e poi, dopo circa mezzora, l’assunzione di una overdose unica di 15 mg di pentobarbital, appunto. Si dice che da due a cinque minuti dopo l’assunzione ci si addormenta, si entra in un coma, e dopo, circa 30 o 40 minuti, il respiro si ferma. Si muore in mezzora, quaranta minuti al massimo. Una infermiera italiana della Exit, che con i radicali accompagna questo tipo di morte, dice che non ha mai visto piangere dopo l’assunzione del farmaco.

La seconda storia di questi giorni è quella di 8 esecuzioni da fare a marzo in Arkansas. Un record. Solo il Texas l’aveva fatto, una volta, negli ultimi vent’anni. Una corsa contro il tempo, perché la scorta di pentobarbital non può più essere usata, a breve, perché sta scattando il divieto di farlo. 8 esecuzioni e per di più con il pentobarbital: un orrore, denunciato coralmente "New York Times" e da molti altri grandi media in tutto il mondo.

A "Radio Anch’io", su Radio1 Rai, il 28 febbraio, ho sentito un ascoltatore che diceva più o meno: «È una vergogna che per un farmaco che costa meno di quindici euro, il pentobarbital, Dj Fabo sia stato costretto a spendere migliaia di euro in Svizzera». Sappiamo delle cliniche dove si va a morire a Chiasso. Traffico e molti soldi attorno al morire e al far morire.

Che c’entrano le due storie tra di loro? Per le esecuzioni capitali, prima del sodio pentobarbital si usava il sodio thiopental (pentothal). Fermarne la produzione e l’uso è stata una vittoria tutta italiana. L’abbiamo bloccato cinque anni fa. Lo produceva l’americana Hospira, Illinois, in Italia, vicino a Milano. Serviva da anestetico per gli interventi chirurgici. Conosco i dettagli perché, su segnalazione degli inglesi di Reprieve, fu una iniziativa della Comunità di Sant'Egidio e mia – ero, al tempo, vicepresidente della Coalizione mondiale contro la pena di morte - condotta assieme a Nessuno Tocchi Caino, e con il sostegno del Governo italiano. Una volta fatta responsabile la società produttrice dell’uso improprio, la casa-madre americana in una settimana decise di fermare la produzione. Da allora, tutte le case europee che producevano farmaci utilizzati nel cocktail letale hanno aderito al divieto di esportazione o hanno smesso di produrli. Le scorte si sono esaurite e nei bracci della morte hanno cercato un sostituto.

Nessuno Tocchi Caino lo racconta così: «Per la penuria di pentothal o per l’imminente data di scadenza delle scorte del farmaco su tutto il territorio nazionale, molti Stati americani sono stati costretti a sospendere o a rinviare le esecuzioni. In mancanza del pentothal, alcuni Stati hanno pensato anche di acquistarlo all’estero, ma quando ci si è resi conto che stanti le leggi vigenti queste
importazioni erano a rischio di essere dichiarate irregolari, hanno modificato i loro protocolli inserendo un barbiturico di nuova generazione, il pentobarbital».

Era il 2011. E l pentobarbital è stato usato per la prima volta in un'esecuzione capitale in Ohio nel 2011. Prima serviva per le crisi di epilessia grave. Il produttore, la casa farmaceutica danese Lundbeck, ne vietò subito l’uso in qualunque processo legato alla morte. Questo ha preceduto un bando totale di prodotti similari "made in Uk" e, a catena, - altre venti case farmaceutiche hanno vietato qualunque uso del farmaco "per la morte" e non "per terapia". Ultima la Pfizer. Adesso, però, lo producono a Miami, alla Group Ltd, come Nembutal: lo si può acquistare online, incoraggiati a farlo dalla Exit Italia e dall’associazione Luca Coscioni, legata a Radicali
italiani, alcuni dei quali o contribuito alla battaglia per messa al bando internazionale per le sentenze capitali.

Negli Stati Uniti per le esecuzioni vengono usate in associazione normalmente altre due sostanze, il potassium chloride e il rocuronium bromide, come anestetici e come veleni, nel tentativo impossibile di dare una “morte pulita”, per eliminare completamente il dolore dall’esecuzione: ma questo, nonostante l’apparente serenità legata alla paralisi completa, è stato contestato in passato dal "British Medical Journal". Non si esprimono emozioni, ma si brucia e si esplode dentro senza poterlo comunicare. Uccidere con una sostanza sola e senza dolore è ancora più complicato. Il pentobarbital è stato denunciato dalle associazioni mediche, perché mentre è stato utilizzato per uccidere gli animali da esperimento, non ci sono studi analoghi sugli esseri umani. È comunque in corso l’ultimo sforzo globale per metterlo fuori legge, come il pentothal.

La diciassettesima esecuzione nel nuovo “regime pentobarbital” è stata quella di Roy Blankenship. I testimoni parlano di «una smorfia» dopo l’iniezione, raccontano della testa che più volte si è mossa a scatti, durante tutta la procedura, e di «parole mangiucchiate e rumori che uscivano dalla bocca». David Waisel, medico, ha testimoniato in proposito: «Posso dire con certezza
che Mr Blankenship è stato anestetizzato in maniera inadeguata e che è stato cosciente almeno per i primi tre minuti dell’esecuzione, con grande sofferenza». In tutto questo, c’è una contraddizione davvero radicale.

*Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera,
Co-fondatore della Coalizione Mondiale contro la pena di morte

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