venerdì 12 agosto 2011
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Caro direttore, il ministro Frattini, ottimo maestro di sci, ha richiamato l’ambasciatore dalla Siria, credendo forse di tirarsi dietro la Ue, ma così non pare essere, almeno per ora. Che ci azzecca questo nostro "attivismo" mediorientale col vuoto pneumatico della nostra politica estera degli ultimi decenni? Come si combina una simile levata di testa da parte del nostro Paese, in un momento di grande difficoltà politica ed economica, ancor più ingigantita da una guerra in Libia non voluta e subìta? Saremmo disposti a far seguire a queste sdegnate e ipocrite prese di posizione politiche i fatti, anche militari, di cui qualche Paese comincia a parlare? O si tratta, come spero, della solita ammuina?

Biagio Tarti

Posso dirle, caro signor Tarti, ciò che mi auguro io: né «la solita ammuina» né «fatti anche militari», ma il civile dispiegarsi di un’azione politica dell’Europa e degli Usa capace di fermare i massacri in Siria e di agevolare una ordinata transizione verso la democrazia nella piena tutela delle diverse minoranze e della convivenza culturale e religiosa che caratterizza positivamente (anche se non senza problemi) quel grande e complesso Paese mediorientale. Sembra un sogno a occhi aperti o, se vuole, un’impossibile terza via, ma è l’unica strada sensata (e il flebile contributo di quella che dovrebbe essere la voce dell’Europa unita lo fa paradossalmente risaltare). Conto che l’Italia, visto l’impegno dichiarato proprio sulle pagine di Avvenire dal ministro Frattini, sia in modo utile e tenace all’altezza della sfida. E che questo riesca a indurre a impegnarsi in modo concorde e fattivo anche quei partner europei del nostro Paese che su altri fronti tragicamente aperti, a cominciare da quello libico, hanno preferito un calcolato disinteresse o quella che, via via, si è sempre più palesata come un’aggressiva e interessata politica di potenza.

Marco Tarquinio

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