Se una notizia agli estrogeni diventa lo «scalino che non c'è», si cade tutti
venerdì 4 ottobre 2019

Caro direttore,
oltre che un lettore di 'Avvenire' sono anche un lettore pluridecennale del 'Corriere della sera'. Non sono di Bologna, e vivo in un lembo di terra lombarda in provincia di Lecco, ma sono informato. E sono allibito rispetto a quanto scritto da Galli della Loggia giovedì 3 ottobre sulla prima pagina di quell’ultimo quotidiano. Ha costruito un articolo sui massimi sistemi: 'Universalismi contro', partendo da una fake news vecchia di tre giorni. Bastava leggere il comunicato del Vescovo di Bologna per capire che: non è stata stravolta nessuna consuetudine, che «anche per doveri di ospitalità » rivolta a tutti (decisiva questa frase per capire la scelta fatta dai promotori della festa di San Petronio), quindi: ebrei, musulmani, persone con diete particolari etc, a fronte di quintali di tortellini con ricetta tradizionale vi sarebbero stati alcuni chili di tortellini con ricetta diversa. Ora scrivere un articolo, per di più come editoriale, partendo da una falsità a tre giorni dal fatto, dopo tutti i chiarimenti intervenuti lascia aperta ogni ipotesi. Una, che il professor della Loggia non si è informato, l’altra che anche lui, come altri di cui non faccio i nomi (e come evidenziato anche dall’arcivescovo di Bologna), è in una sorta di perenne campagna elettorale per cui ogni notizia è buona per fare polemica sul nulla. Peggio ancora, fare ragionamenti universali a partire da un fatto insignificante, per di più falso, è semplicemente sconcertante.

Mario Stoppini

Caro direttore,
l’editoriale di Galli della Loggia sul 'Corriere' di giovedì 3 ottobre 2019 un po’ sorprende, un po’ preoccupa, un po’ fa anche pensare. Sorprende perché da una persona come Galli non ci si aspetterebbe una lettura così 'decontestualizzata' dalla realtà millenaria della Chiesa, da quello che è e resta il cuore della sua cattolicità, cioè della sua apertura al mondo che non è confusione o assimilazione, ma solo logica dell’Incarnazione che resta un Fatto che non può non continuare nella storia dell’umanità. Preoccupa, per i 'nomi': Galli non è un editorialista qualsiasi e il 'Corriere' non è un giornale qualunque eppure il ragionamento pur decontestualizzato, ma certamente alto prende le mosse da un’affermazione non vera – cito testualmente – la «decisione di bandire la carne di maiale dalla preparazione dei tortellini in occasione della festa del santo patrono di Bologna». Come sa chi è mediamente informato a Bologna per la festa di san Petronio ci saranno quintali di tortellini tradizionali e qualche chilo di tortellini con carne di pollo per chi non può mangiare carne di maiale (per motivi di salute, di religione o altro ancora). Ma quella lettura di Galli fa anche pensare, perché si indica un problema reale, almeno da due punti di vista: uno esterno alla Chiesa e l’altro interno. Esterno: l’«ideologia universale etica» evocata dal professore – qualcosa di indistinto – rientra nell’eterna aspirazione dell’uomo di regolare da sé la sua vita, senza un intervento esterno di Dio: il mondo basta a sé stesso. Interno: il magistero di papa Francesco sottolinea continuamente che la Chiesa non deve farsi 'mondana', il rischio che la 'logica del mondo' – che non è solo 'moralistica' ma aspira a farsi teologica – invada la Chiesa, nel suo tessuto quotidiano. Il 'Se Dio c’è, non c’entra nella vita' può esserne la tentazione più sottile. Ma questa è una mia lettura; e temo che sia inadeguata. Veda lei a chi affidarne una più profonda. Grazie. E un grazie sentito e motivato – glielo dico da già presidente dell’Associazione delle famiglie numerose – per il costante impegno di 'Avvenire' per la famiglia.

Giuseppe Butturini

Stimo e seguo da tempo, anche nella sua elegante e civile militanza di opinionista, il professor Ernesto Galli della Loggia. Non condivido sempre le posizioni che esprime e le letture che offre, ma ne apprezzo stile e valore. A proposito del suo editoriale di ieri sul 'Corriere', penso che in esso Galli abbia sviluppato secondo linee interpretative che da qualche tempo gli sono proprie e con la consueta verve una tesi interessante e riassunta in modo efficace nel titolo «Una sfida epocale alla Chiesa». Non voglio soffermarmi, qui, sulla tesi di fondo, che non mi convince in passaggi chiave, ma da cronista sulla domanda che è contenuta – in modo diverso – sia nella incalzante lettera del signor Stoppini sia in quella più articolata del presidente Butturini. Com’è possibile che un ragionamento comunque così alto e impegnativo prenda spunto e si sviluppi da una non-notizia o se volete (visto che si parla di carne) da una 'notizia agli estrogeni', stravolta nella sua essenza e gonfiata sino alla deformazione visto che a Bologna nessuno – certo non la Chiesa! – ha deciso di abolire il ripieno tradizionale al maiale dei tortellini arrendendosi al mondo, all’islam e a un’«ideologia etica di ambito planetario»? Francamente non lo so, e non lo capisco. E in questa ammissione c’è tutto il mio sconcerto e l’amarezza di un giornalista che vede sempre più spesso prevalere le opinioni e persino i pregiudizi sui fatti reali. Fino a rendere i fatti funzionali alle opinioni e persino ai pregiudizi. Galli della Loggia spende opinioni e non sciorina pregiudizi, sia chiaro, altri non esitano a mettere in campo queste e quelli. Ma così le ragioni del racconto, del confronto e persino del contrasto si perdono. E se una nobile opinione 'sale' a partire da uno scalino che non c’è, a cadere non è solo chi scrive o parla, ma anche – e persino più malamente – chi legge e ascolta. È una responsabilità grande, ed è un impegno – scusate la retorica – anche d’amore. Amore per le verità minuscole che avvicinano a quella davvero grande. Amore per le persone a cui ci si rivolge dai nostri pulpiti di carta (e digitali). L’ho imparato da giovane cronista e me lo ripeto da quando sono diventato per mestiere – come editorialista prima, e poi da direttore – anche un portatore (spero sano) di opinioni. Con la consapevolezza – san Giovanni della Croce mi perdonerà il 'furto' – che alla sera della mia vita (professionale) sarò giudicato su questo amore.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI