Quella Casa che ci attende: la serena certezza di Benedetto
giovedì 8 febbraio 2018

«Sono in pellegrinaggio verso Casa». Poche parole affidate a un biglietto, ricevuto dalla redazione del Corriere della Sera come garbatissima risposta a una discreta richiesta di informazioni, e rese note ieri. Ma par di sentire la voce di Benedetto XVI che le pronuncia, trasmettendo tutta la pace e la serena certezza di una fede limpida che avvertiamo ancora così familiare. Il Papa emerito vive nel silenzio, nel cuore della Chiesa eppure lontano dagli sguardi del mondo, ma bastano cinque parole come confidate personalmente per sentirselo ancora vicino grazie all’eloquente convinzione del credente che si sa incamminato da sempre – e adesso a maggior ragione per ovvie ragioni anagrafiche: il 16 aprile i suoi anni diventeranno 91 – in direzione di un passaggio che non lo inquieta perché oltre la soglia della morte non c’è il buio, il vuoto, o un destino misterioso, ma una Casa. E tutti sentiamo in questa parola il sapore di un luogo – il solo – dove siamo veramente attesi, nel quale tutto ci è caro, persino gli odori, e quella sensazione impagabile di sapere dove poggia la nostra vita, dove può tornare al termine di ogni viaggio. Per conoscere una volta ancora chi siamo.

La vita oltre la vita è questa Casa alla quale tutto ci rimanda: viviamo in cammino nel tempo ma nella nostra natura, nelle relazioni, nella felicità che cerchiamo senza sosta c’è la promessa di qualcosa che dev’essere 'per sempre'. Per niente di meno sappiamo di essere spinti ad andare pellegrini nella vita, ad aprire gli occhi ogni mattina. Quando li chiuderemo, sarà per trovare l’eterno sinora solo intuito. E avrà la forma di una Casa. «Il credente non si spaventa dinanzi a nulla – disse Benedetto nel 2008 in un Angelus domenicale – perché sa di essere nelle mani di Dio».

È come se quelle poche parole affidate a un biglietto le conoscessimo già, perché questo rapporto così confidente con un Padre buono il Papa emerito ce l’ha insegnato ogni giorno del suo pontificato. E lo sentiamo così vicino forse proprio perché Francesco con il suo magistero sulla misericordia – proposto con tanta convinzione da dedicarci un intero Anno Santo straordinario – ci sta mostrando per intero il volto del Padre, che ha i tratti della misericordia, «atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro». Sono parole di Bergoglio, ma potrebbero essere di Ratzinger. E se a papa Francesco la gente guarda attendendo ogni giorno la frase, l’immagine, il gesto del pastore che educa a una fede consapevole e matura, nei rarissimi scorci che di sé ci offre Benedetto sa riconoscere una presenza che non è venuta meno e alla quale destina un affetto immutato. Dentro c’è gratitudine e rispetto – ne è prova il torrente di contatti e di messaggi sul sito Internet e i profili social di Avvenire al solo apparire di quelle poche parole emerse da una vita di preghiera – ma anche la consapevolezza di un ruolo del tutto inedito eppure già chiaro come se fosse sempre stato così. La fede sa cogliere sfumature che sfuggono al chiasso dei media. Sarà per questo che sentir parlare di quella Casa in fondo alla strada riesce a commuoverci.

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