Quando essere ricordati diventa una maledizione
giovedì 22 febbraio 2018

Chiunque sia Erostrato, il criminale che voleva far ingoiare spilli ai bambini d’asilo, credo di conoscere il male che lo agita: si chiama solitudine. È lo stesso male (questa la mia opinione) che turbava Unabomber, il terrorista che agiva non lontano da qui, da questa mia terra veneta, e cercava il colpo gobbo, l’azione clamorosa che gli desse notorietà nazionale, e, se possibile, supernazionale. Erostrato coltiva lo stesso miraggio. E lo fa capire. Già quel suo pretendere che venga eretta una statua a Erostrato la dice lunga: in tempo di crisi economica chi oggi in Italia pensa a Erostrato? Lui. E nessun altro. Ha compiuto piccoli atti di terrorismo, questo criminale di paese (uno di questi atti però non è tanto piccolo), e cerca di spiegarceli citando un pastore antico che incendiò il tempio di Diana ad Efeso al solo scopo di diventare famoso.

Fu catturato, processato e condannato a morte. Per la bellezza e le dimensioni il tempio di Diana, in stile ionico, era una delle sette meraviglie del mondo. Lui riteneva che distruggere una meraviglia del mondo per avere la gloria fosse un buon affare. Il suo motto potrebb’essere: 'Mi disprezzino, purché mi ricordino' Il fatto vien collocato nell’anno 356 avanti Cristo, che è l’anno in cui nacque Alessandro Magno.

Alessandro sì che riuscì a diventare famoso, ma con altri mezzi. Cosa vuol dire oggi diventare famoso? Vuol dire 'che i giornali parlino di me'. Cioè: che la mia diventi una vita scritta. Il grande tormento degli abitanti dei paesi, delle cittadine e delle campagne (come questo Erostrato, che dovrebbe stare a Cesiomaggiore, nel Bellunese), è quello di vivere una vita orale. Una vita di cui non resta niente. È una vita-che-non-è. Credo che per questo Erostrato mandi lettere ai giornali. Per apparire in pubblico. Per lui vuol dire 'essere'. Questi sono paesi che sono stati per lungo tempo senza giornale locale, il che vuol dire che se ti capitava un incidente stradale non avevi neanche la consolazione di vederlo raccontato per iscritto.

Adesso il giornale locale c’è. Pubblicare una lettera sul giornale è come mostrare la faccia in pubblico, ma nel caso di Erostrato questa gioia è accresciuta dal fatto che la faccia è mascherata: la lettera infatti è scritta in caratteri runici, tutta in maiuscolo, con un pennarello rosso. Se la spedisce un giorno, immagino la gioia segreta di vederla il giorno dopo pubblicata in fotocopia nella cronaca locale, con grande rilievo. Per gli abitanti dei paesi e delle cittadine la cronaca locale è più importante della cronaca nazionale per gli abitanti delle metropoli.

È la Storia. E dunque la molla segreta, che spinge Erostrato a fare quel che fa, che spingeva ieri l’Unabomber friulano a fare quel che faceva, è l’ambizione di passare dalla cronaca alla Storia. Non vorrei sbagliarmi, ma non credo che l’ambizione dello sparatore di Macerata fosse molto diversa. E neanche quella degli studenti americani che entrano in classe con un fucile mitragliatore e fanno strage dei compagni. E neanche quella del norvegese di Utoya. Solo che Utoya fu un gesto di potenza, come le stragi nei colleges americani. Lo scenario su cui si muove Erostrato è provinciale, e anche i suoi crimini sono ridotti. Fa vandalismi, incendi, usa richiami esoterici, traccia svastiche.

Da ormai sette mesi. Il crimine più grave, questo sì veramente diabolico, è stato quello di abbandonare davanti a un asilo un sacchetto di caramelle gommose, tenere, con spilli incorporati. Cosa sperava? Che i bambini si tuffassero verso questi dolcetti, li ingoiassero, e si trafiggessero la gola? C’è gioia nel fare questo? La polizia sta indagando una famigliola, soprattutto padre e figlio. Non sappiamo se siano loro, ma quando il figlio si vanta della sua cultura di satanista, dico ecco, c’è qualcosa di satanico nell’infilare aghi nella bocca dei bambini. Vuole essere ricordato, Erostrato. Chiunque sia, essere ricordato sarà la sua punizione.

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