mercoledì 13 agosto 2014
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L’orrore che ci invade è tanto forte da non poterlo sopportare. Non ce la facciamo, ci annichilisce, ci sconvolge. Il dolore è immenso. Ci strazia il cuore, ci lacera l’anima. Non siamo santi, è vero, anzi dalla santità vera e liberante in tanti non facciamo che prendere le distanze. Non sempre abbiamo messo in pratica i comandamenti della nostra fede che ci chiedono di essere solidali con il prossimo, di non giudicare a cuor leggero, di non mancare di rispetto nemmeno a chi non ci vuole bene, di amare i fratelli come noi stessi. È vero. È terribilmente vero, e di questo chiediamo perdono a Dio e agli uomini. “Le colpe avvelenano l’aria”, scriveva il grande Bernanos. E l’aria si fa pesante, irrespirabile. Tutte le colpe hanno questo incredibile potere, anche quelle più nascoste. Per una misteriosa legge, che non siamo in grado di comprendere, il mio egoismo si ritorce sull’ intera umanità, così come la tua bontà rende più bello e accogliente il mondo. Nonostante la nostra povertà, i nostri limiti, le nostre miserie proprio non ce la facciamo ad ascoltare le incredibili, terrificanti notizie che ci giungono dall’Iraq. Migliaia di persone cacciate dalle loro case, donne sequestrate, violentate, massacrate. Bambini terrorizzati, uccisi. Persone sepolte vive. Un massacro spaventoso che ci riporta all’ età della pietra. Un atto disumano, folle, che nessun tribunale potrà mai assolvere, né in questo mondo e nemmeno nell’ altro, per chi crede che ci sia. E noi, cristiani di antica data, proiettati in avanti e distratti da mille cose inutili, pensavamo che l’era dei martiri fosse ormai alle spalle… Che l’uomo moderno avesse imparato la lezione. Che stando ritto “sulle spalle dei giganti” del passato avesse ormai acquisito la capacità di guardare al di là del proprio naso. E invece no. Ancora una volta dobbiamo prenderne tristemente atto. La storia, in questi giorni, in questi luoghi, sembra essere stata spazzata via; che non abbia più niente da insegnare. La vecchia tentazione di fare tabula rasa, di ricominciare daccapo come se fossimo all’ anno zero, come un affamato, feroce, felino, è sempre in agguato. Convivere è difficile. Per questo motivo gli animali si fanno guerra: per ritagliarsi spazi e autonomie, eliminando gli avversari. Gli uomini non hanno bisogno di imitarli, o, almeno, non ne dovrebbero avere. Ad essi è stata data – da Dio, dal fato, dal caso? - la capacità di trasportare i monti senza doverseli caricare sulle spalle; di solcare gli oceani, di attraversare i cieli. L’uomo è più grande di quanto egli stesso creda. Non ha bisogno di sporcare di sangue le sue mani per far valere le sue idee. La verità, anche se non sempre è chiara a prima vista, non ha bisogno di essere imposta con le armi. Nessun dio – e, aggiungo, nessun uomo – vorrebbe essere amato con la forza della coercizione. Senza la libertà l’amore boccheggia, annaspa, muore. Non si muove, non cammina, non fiorisce. L’ odio chiama altro odio. Il sangue altro sangue. Le guerre altre guerre. E ci si condanna scioccamente, stupidamente all’infelicità. Fermatevi nel nome di Dio! Fermate questo inutile, spietato, illogico, dolorosissimo massacro. Il mondo intero vi condanna. I vostri stessi figli un giorno vi condanneranno. Possiamo incontrarci, cristiani, atei, musulmani, ebrei e discepoli di altre religioni, sul terreno della ragione, mettendo al centro la dignità della persona umana. Il suolo sacro da calpestare dolcemente a piedi nudi è l’uomo con i suoi inalienabili diritti. Davanti all’uomo lo stesso Dio si inchina. È opera delle Sue mani, uscito dal cuore del suo cuore. Nessun dio potrà prendere gloria da un orribile massacro. Il terrore non alimenterà la fede in nessuna religione, al contrario metterà le nuove generazioni in fuga dalle religioni. La violenza in nome della fede è una menzogna, un tranello, un incubo. Il terrore imposto farà tremare le braccia e vacillare i piedi, non convertire i cuori. Convivere è difficile, è vero, ma è possibile. I massacri di cui anche tanti nostri fratelli cristiani sono vittime non serviranno a riportare indietro le lancette della storia. Nessuno si illuda, la vita avanza, tante cose cambiano, bisogna farsene una ragione. Attenzione, però: cambiano le abitudini, il linguaggio, le occupazioni, non il cuore. Il cuore sarà sempre bisognoso di amare e di essere amato. Come i loro antenati, i nostri figli avranno sete di acqua, di senso, di significato. Occorre avere il coraggio di affrontare le sfide della vita con la forza dell’ intelligenza e della ragione. Chi crede di essere nel vero non ha niente da temere dalle sfide della modernità o da quelle provenienti da altre religioni. Al contrario, il confronto ci costringerà a discernere il vero dal falso, l’essenziale dal superfluo e ci insegnerà a essere più umili e rispettosi degli altri. Fermatevi, in nome di Dio! La strada da voi intrapresa è un tortuoso, orribile vicolo cieco. Senza luce, senza uscite e pieno zeppo di indicibile dolore.
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