Quel fantasma da vincere per non precludersi il mondo che ci attende
sabato 28 ottobre 2023

Margherita Buy confessa: «Sono una nevrotica, ho paura di volare, e la paura di volare mi ha precluso la carriera, perché non potevo andare all’estero, dove mi chiamavano». Bentrovata, sorella! Quando scopro qualcuno che ha paura di volare, lo saluto dentro di me: “Ecco un fratello, una sorella!”. Perché la paura di volare so cos’è, l’ho avuta a lungo e a lungo mi ha tagliato fuori dal mondo. Ma la mia paura di volare nasceva da un’esperienza precisa, e cancellando dalla memoria quell’esperienza ho cancellato quella paura. In aereo, sul volo Mosca-Leningrado, il mio Tupolev bimotore ha avuto un guasto, ha perso la corrente elettrica ed è piombato nel buio. Davanti a me c’era una coppia di neo-sposi in viaggio di nozze che si carezzavano: «Addio caro, addio cara!». Il mio era un viaggio-premio, il premio Viareggio di Poesia. Veramente il premio doveva consistere in un viaggio per nave, ma la nave, che si chiamava “Ivan Franko”, nella crociera precedente alla mia, aveva urtato contro gli scogli, aveva storto le eliche ed era entrata in riparazione. Il viaggio per nave fu commutato in un viaggio in aereo, ed ecco che l’aereo aveva un’avaria in pieno volo. Non dimenticherò mai quel premio Viareggio. Meglio non vincerlo.

Anche lo Strega. Quando vinsi lo Strega, l’editore Garzanti venne a sedersi accanto a mia moglie e le disse: «Se suo marito perdeva, lo consideravo colpa mia e avevo pronto il risarcimento». Tirò fuori di tasca un foglio: era la prenotazione di una crociera per due in Sudamerica. Mia moglie corse da me: «Era meglio perdere».

Ma no, non era meglio perdere. Quel volo al buio, da Mosca a Leningrado, con l’aereo in avaria, tutti i viaggiatori ammutoliti, generò in me la il terrore di volare, e pochi anni dopo, quando gli amici russi mi invitarono a Mosca per la celebrazione dell’anniversario della liberazione dall’assedio nazista, ci pensai, ci pensai, ci pensai, e alla fine rifiutai, per non salire su un aereo. Me ne vergogno ancora. Un’associazione radunò tutti i paurosi di volare, e li portò da Venezia a Milano, da Milano a Roma, e da Roma a Venezia. Continui cioccolatini, eravamo coccolati dalle hostess. In gruppo, la paura di volare non si fece sentire. E poi non tornò mai più. Adesso volo. Datemi un motivo, e io salgo in aereo. Volare vuol dire andare velocemente lontano, e se scrivi libri, se vengono tradotti e ti chiamano a parlarne, non sei padre di quei libri se non li accompagni nel mondo.

Il Paese del mondo dove tu, autore italiano, sei più invitato è l’Argentina. In Argentina ti vengono ad ascoltare a migliaia, ti invitano nelle scuole, come entri nell’aula magna si alza la bandiera italiana con uno scatto, parte l’inno nazionale italiano, e tutti gli studenti lo cantano, con la mano sul cuore. Per gli argentini uno scrittore italiano che li va a trovare è un inviato dalla grande patria lontana, gloriosa e perduta. Mi rivolgo alla Buy: Margherita, la paura di volare è un lusso, uno che fa l’attore o lo scrittore non può permettersi di aver paura di volare. Se ha questa paura, non può essere iscritta all’Associazione. Noblesse oblige.

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