Papi, santi, poeti e noi tutti: umana immaginazione e cammino a Dio
sabato 14 gennaio 2023

Gentile direttore,
« I magi non si misero in cammino perché avevano visto la stella, ma videro la stella perché si erano messi in cammino » (san Giovanni Crisostomo). Questo detto ha dominato la scena religiosa, dalla sia pur bella e valida omelia del Papa alle mail di auguri che lo riportavano. Si tratta di una interpretazione iperbolica che falsa il rapporto Dio-uomo. Con tutto il rispetto per Giovanni Crisostomo, ritengo che sia un indebito commento al passo evangelico di Matteo 2,1-2, soprattutto della frase finale: « Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo». C'è in questa frase dei magi, al di là dell’interpretazione non facile della “stella in Oriente”, una chiara narrazione di causa-effetto: « Noi, che studiamo gli astri, un giorno o una notte abbiamo visto una stella particolare e ci siamo messi in viaggio...». La stella rappresenta l'invito di Dio, da cui scaturisce la decisione dei magi, la responsio dei magi, che così dimostrano la loro fedeltà al segno divino: un invito a credenti e non credenti a rispondere, a mostrare responsabilità. Inoltre, trovo fuori luogo anche la rappresentazione, diciamo, “poetica” (Eliot) del viaggio dei magi, apparsa su “Avvenire” (Marina Corradi), soprattutto riguardo all'accettazione del numero dei magi (tre: ma dove è scritto?) e nella descrizione di un territorio invernale, fangoso, ecc. Si tratta di una trasposizione leggendaria che inserisce indebitamente la nostra immaginazione “natalizia” su un piano esegetico mitico, leggendario. Grazie, direttore, se mi risponde.

Leo Sandro Di Tommaso


Sono colpito e anche un po’ ammirato, gentile lettore, della sua preparazione e delle certezze che la inducono – sia pure senza toni accesi – a “mettere a posto” san Giovanni Crisostomo, il Papa, e Thomas S. Eliot per interposta, splendente, riflessione di Marina Corradi. Ma penso che ciò che ha contribuito a costruire l’immaginario (o anche solo l’immaginazione natalizia) della nostra civiltà, ad esempio il numero dei magi, vada trattato con delicatezza e rispetto. Prendendolo per ciò che è: parte di un profondo processo di inculturazione della fede che accompagna (e illumina) dotti e semplici. E soprattutto credo che la risposta umana a Dio sia esattamente un cammino, una permanente disponibilità all’incontro. Il segno che qualifica e orienta la fatica della strada – la Stella – sta sopra e dentro di esso, lo precede, lo segue, lo motiva. Glielo dico con sant’Agostino: «Cerchiamo con il desiderio di trovare, e troviamo con il desiderio di cercare ancora».

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