Il caso Murdoch a Londra, metafora di un problema globale. Media e politica, la collusione che danneggia la democrazia


Vittorio E. Parsi giovedì 26 aprile 2012
È ben più che un tentativo di accertare la verità su una serie di specifici comportamenti tenuti da Rupert Murdoch quello che si sta svolgendo in questi giorni a Londra, attraverso i lavori della Commissione di inchiesta presieduta dal Lord Justice, sir Brian Leveson. Ciò su cui si cerca di far luce non si limita nemmeno all’influenza – straordinaria secondo alcuni, eccessiva secondo altri – che il magnate australiano dei media avrebbe esercitato sulla politica britannica degli ultimi tre decenni. Lo scandalo in cui è rimasto invischiato il gruppo News Corp, una delle maggiori concentrazioni mediatiche del mondo a cui fa capo anche l’emittente televisiva Sky, ha messo in evidenza infatti una serie di contiguità tra forze di polizia, media e politici che neppure una figura controversa come Murdoch riesce ad esaurire. Ed è, evidentemente, qualcosa che non riguarda il solo Regno Unito. È difficile dire chi sia il mazziere tra media e politica nel distribuire le carte di un gioco che con la democrazia ha davvero poco a che fare. In realtà, sembra di poter dire che questo ruolo può cambiare da Paese a Paese e persino da fase storica a fase storica. Ciò su cui si possono purtroppo nutrire ben pochi dubbi è il fatto che i sicuri perdenti siano i cittadini, i quali si ritrovano alla mercé di due poteri, con la propria privacy data in pasto a chiunque, senza alcun rispetto sostanziale per la dignità individuale. Non è da ieri che la romantica idea dei media come cani da guardia del potere politico fa acqua. Il giornalismo romantico e indipendente, che si nutre di inchieste e verifiche scrupolose, forse non è mai davvero esistito o esiste solo nei film e nelle lezioni delle scuole di giornalismo. Ma viene da chiedersi quanto il crescente ruolo giocato dai media nelle nostre società non abbia finito con lo snaturare ancora di più una relazione che già in partenza era fin troppo suscettibile di deragliare. La pervasività e la potenza dei media sembrano aver fagocitato la stessa informazione, imponendo un ritmo e una finalità ben diversa da quella che sarebbero adeguate. La potenza dei media non poteva non allettare il potere della politica e, al contempo, non poteva essa stessa essere tentata dal trasformarsi in potere. La relazione tra media e politica, tra chi controlla i primi e chi vive della seconda, non si è però articolata in quello scontro che alcune anime candide avevano ipotizzato. E neppure ha determinato la sudditanza degli uni agli altri. Troppo forti per essere dominati, troppo deboli per dominare. Ne è emerso un compromesso non scritto, in cui ognuno cerca di trarre il suo vantaggio quando e dove può farlo. Un accordo che produce equilibri contingenti, ma duraturo nell’asservire quel cittadino che pure sarebbe il titolare ultimo del potere: una collusione permanente. L’espressione Grande Fratello a una parte crescente di giovani (e anche meno giovani, in realtà) evoca ormai un noto (e pessimo) format televisivo globale e sempre meno è associata al grande romanzo di Orwell e alla sua disperata denuncia del totalitarismo e della sua menzogna. Eppure, questa confusione è in realtà una perfetta metafora dello stato delle relazioni tra media e politica, del fatto che non sia necessario determinare un vincitore affinché la democrazia sia sotto scacco. Basta questa contiguità per comprendere l’oggetto più profondo sul quale la Commissione Leveson è al lavoro. Chi si aspetti rivelazioni clamorose sul rapporto tra Murdoch e Margaret Thatcher resterà probabilmente deluso. L’attuale baronessa Thatcher non fu e non potrà mai essere ridotta a una invenzione del suddito di un lontano Dominion. Ma è proprio anche grazie alle politiche thatcheriane, al mantra delle liberalizzazioni e privatizzazioni, che il potere dei tycoon dei media è cresciuto in maniera così preoccupante. Al punto da fare interrogare tutti noi sulla perdurante capacità delle istituzioni democratiche di difendere i cittadini dalle conseguenze negative sul piano politico delle gigantesche concentrazioni di ricchezza. È un tema che esula dalle riflessioni, dalle competenze e dalle raccomandazioni della Commissione Leveson ma, evidentemente, è il tema su cui tutte le democrazie si giocano la loro credibilità e, in ultima analisi, il loro e il nostro futuro.
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