Il direttore risponde. «Mi scuso se ho urtato con le mie parole»


giovedì 31 luglio 2014
Gentile direttore,
ho letto con attenzione il commento dal titolo «Male la prima, direttore. Sull’evasione sbaglia indirizzo», pubblicato a pagina 6 di Avvenire del 30 luglio. Vorrei subito sgombrare il campo da qualsiasi dubbio, la mia “battuta” ironica era indirizzata a tutti coloro che non rispettano le leggi ma confidano sempre in una sanatoria o in un condono per espiare i propri comportamenti scorretti. Nessun riferimento, quindi, ai princìpi solidaristici della cultura cattolica che hanno sempre ispirato i miei comportamenti e la mia vita. Mi scuso se le mie parole possano aver creato fraintendimenti o aver urtato la sensibilità di qualcuno. Approfitto dell’occasione per porgere un cordiale saluto a lei e ai suoi lettori.
 
Rossella Orlandi, Direttore Agenzia delle Entrate
 
Accolgo molto volentieri la precisazione del Direttore della Agenzia delle Entrate, e apprezzo la semplicità e la franchezza con cui si scusa per la battuta con cui aveva accostato la cultura cristiana del «perdono» e la purtroppo vasta pratica dell’evasione fiscale nella speranza di un «condono». Le scuse, a differenza dell’evasione, sono una pratica civilissima e, questa sì, molto cattolica, che in Italia meriterebbe di avere più frequente e utile diffusione... Buona la seconda, dunque. Grazie e auguri sinceri alla dottoressa Orlandi per il suo prezioso e non facile lavoro.
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