Mettiamocelo bene in testa: la pistola ti cambia il cervello
martedì 15 giugno 2021

Ad Ardea, Roma, un uomo ha ucciso per strada tre persone che neanche conosceva, e la domanda che tutti dobbiamo porci è: perché aveva una pistola? Suo padre era stato un vigilante, e dunque il padre la pistola l’aveva legalmente, ma dopo la morte del vigilante l’arma non doveva venir consegnata ai Carabinieri? Una pistola è un’arma pericolosissima, più pericolosa di ogni altra, e scrivo questo articolo per dimostrarlo. Si scrive spesso (anch’io) che gli Stati Uniti d’America sono incoscienti, con la loro politica del libero acquisto di armi da guerra da tenere poi in casa. Mitra, mitragliatrici, perfino bazooka, che è un lanciarazzi individuale, e serve contro i carri armati. Quella americana è una politica da guerra civile, quando ognuno si considera nemico di tutti, ma in tempo di pace è assurdo avere in casa un fucile che spara a raffica, a che ti serve?

A sterminare i caprioli in branco? Però noi, che disapproviamo la facilità con cui un americano può munirsi di un mitra, non ci accorgiamo della facilità con cui da noi uno può munirsi di una pistola. Quest’uomo che ha fatto la strage di Ardea la pistola l’ha ereditata. Ma sul passaggio dell’arma da padre a figlio non s’è interposta la Legge? No? Errore. La prima origine della strage è lì. Quest’uomo che ha fatto i tre morti non aveva nessuna ragione di farne neanche uno. È la pistola che ti fa s-ragionare. Se hai una pistola in tasca pensi sempre che puoi uccidere. E prima o poi lo fai. La pistola diventa una protesi del tuo cervello. Qualunque discussione in cui ti trovi impelagato, e che non sai come concludere, se hai una pistola in tasca hai sempre la tentazione di tirar fuori la pistola e risolverla con quella. Se hai una pistola, ti senti ultrapotente, e hai sempre la tentazione di farlo sapere a tutti. Ti senti temibile, e vuoi che tutti abbiano timore di te.

È bello sentirsi temibile, è gratificante. Non succede mai che l’uomo che ha una pistola più o meno illegalmente la tenga nascosta e la usi la prima volta per ammazzare: no, prima la userà alcune volte per spaventare, gli altri tremano e lui gode a vederli tremare. Anche quest’uomo di Ardea ha litigato più volte con la gente per strada e per zittirla ha sparato in aria. Era allora che bisognava intervenire, ritirargli l’arma e ammonirlo. È così logico, che penso i carabinieri l’abbiano fatto, io non lo so ma ci dev’essere una lacuna nelle mie informazioni. La pistola in tasca ti fa sentire potente mentre mangi, cammini, entri in un negozio, parli con gli altri: stiano attenti, tu li puoi sterminare in qualsiasi momento. Parli con una mano in tasca, con le parole maneggi i concetti, non sai con quale concludere, e intanto con la mano tasti la pistola, con le dita maneggi l’arma, con quell’arma puoi sempre concludere da vincitore. La Beretta è fatta apposta per essere carezzata, per questo è zigrinata. La pistola è una droga. Non puoi stare in astinenza. Neanche quando dormi. Perciò la tieni accanto al letto, in un cassetto che puoi raggiungere stendendo una mano, nel caso che ti svegli di soprassalto. Quand’ero soldato (figlio di contadini, ho fatto il mi-litare, ero un tenente), il gesto più importante che compivo nella giornata era mettermi o togliermi il cinturone al quale era appesa la fondina con la Beretta calibro 9 corto. Ne sentivo il peso, e quella sensazione passava dai nervi al cervello. Quest’uomo di Ardea, che si sottoponeva a qualche Tso, non doveva sentire questa sensazione. Il momento per evitare la strage era quello. Solo quello. Dopo, era troppo tardi.

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